Sciopero degli infermieri, due giorni di assemblee a Gela e Caltanissetta. Il Nursind: disagi in vista nella sanità, protestiamo contro aumenti beffa e carenza risorse

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“Gli aumenti nel rinnovo del contratto? Conti alla mano sono solo una beffa. Sul piatto ci sono 94 milioni in meno e gli incrementi non sono immediati”. Lo afferma il Nursind di Caltanissetta che in vista delle altre due giornate di sciopero degli infermieri previste per domani e dopodomani ha organizzato due assemblee retribuite del personale. La prima si terrà domani all’ospedale di Gela, la seconda venerdì all’ospedale di Caltanissetta alla presenza del consigliere nazionale del Nursind, Osvaldo Barna e del segretario territoriale Giuseppe Provinzano. Non mancheranno, nelle due giornate, i disagi negli ambulatori, nelle sale operatorie e nell’interventistica cardiologica e radiologica, con una significativa adesione allo sciopero. E i reparti funzioneranno a livello di assistenza minima, mettendo a dura prova la tenuta della sanità Nissena.

Si tratta della seconda manifestazione dopo quella del 23 febbraio scorso contro la firma al rinnovo del contratto. “Più passano i giorni – spiega Provinzano – e più appare giusta e sacrosanta la decisione degli infermieri di indire 48 ore di sciopero per il prossimo contro il rinnovo del contratto per il comparto sanità. Un’intesa che suona come una presa in giro e che peggiora la condizione dei lavoratori sia sul piano normativo che economico”. Il Nursind spiega che “non è accettabile che rispetto agli altri comparti, gli aumenti tabellari e perequativi scattino solo dal mese di aprile e non da marzo. Ma è persino più grave che i 91 euro di aumento per ogni lavoratore del comparto siano in vigore solo a partire da gennaio del 2019. In pratica – rimarca il sindacato – quando saremo a scadenza di contratto e ce ne sarà in ballo uno nuovo”. L’elenco dei nodi è ancora lungo: gli 85 euro medi di aumento, per esempio, sono solo temporanei, per via dell’elemento perequativo cha ha una durata di appena 9 mesi. E, soprattutto,  “al danno si aggiunge anche la beffa – aggiunge Provinzano– dal momento che una delle voci che dovrebbe rimpinguare il fondo sanità, e cioè la Ria, la Retribuzione individuale di anzianità, che non sarà più corrisposta al personale cessato dal servizio a partire dal 2018, rischia di andare persa per i paletti posti dalla riforma Madia che impedisce, appunto,  di incrementarlo rispetto al 2016”.

Senza contare, infine, le disparità di trattamento tra le diverse categorie di statali: “Sulla base di quanto dichiarato dal comitato di settore, siamo ben lontani da quel 3,48 per cento di risorse in più a disposizione promesso e sbandierato dai firmatari del contratto. Con i 360 milioni di euro reperiti dalle Regioni per il nostro contratto, aggiunti a quelli stanziati nel 2017, si raggiunge solo il 3,06 per cento. Si tratta di circa 94 milioni in meno. Un magro bottino – conclude Provinzano – che rende il raggiro nei confronti degli infermieri ancora più grave e impossibile da digerire”.

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