Scatta la “protezione” per i familiari del pentito Di Francesco. Figura di collegamento tra mafia e colletti bianchi

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IMG_4080Esordirà in aula come pentito giovedì prossimo nell’udienza del processo d’appello “Redde Rationem”, il neo pentito nisseno Salvatore Dario Di Francesco, esponente della famiglia mafiosa di Serradifalco, nonché per anni dipendente e funzionario dell’Asi di Caltanissetta. E nei confronti dei suoi familiari, come scrive “La Sicilia” di stamane, sono partite le misure di protezione.

Sono diversi gli enti pubblici, nel periodo che va dal 1999 al 2004, finiti sotto i riflettori dell’operazione “Colpo di Grazia”, l’ultima in ordine di tempo, in cui Di Francesco è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa e appalti pilotati.

L’operazione, infatti, ha messo in luce come alcuni appalti pubblici, al comune, all’Asi e alla soprintendenza, a quel tempo, fossero pilotati da Cosa Nostra che pretendeva e otteneva sistematicamente il 2% dell’importo, oltre a indirizzare le scelte sulle dite che dovevano operare e sulle forniture.

Su questo e altro, il pentito di mafia Di Francesco è diretto testimone, quale collante tra Cosa Nostra nissena e il mondo dei colletti bianchi.

Questo uno dei tanti escamotage che venivano utilizzati per aggiudicare gli appalti, così come viene descritto dal capo della Squadra mobile, Marzia Giustolisi.

“Nella loro organizzazione l’imprenditore che si doveva aggiudicare l’appalto era già individuato a priori fin dalla pubblicazione, in una rotazione che Cosa Nostra garantiva alle ditte amiche. In questa ricerca della Squadra Mobile all’Asi, alla Soprintendenza e al Comune, abbiamo riscontrato non solo l’aggiudicazione pilotata ma anche che le fatture, che erano sovradimensionate rispetto alle ordinazioni precedenti e veniva individuato un piano in cui il ribasso veniva studiato a tavolino e la ditta che doveva aggiudicarsi lasciava in bianco la parte riservata al ribasso da indicare. Così se venivano presentate dieci offerte, si faceva la media e la ditta a cui si doveva aggiudicare veniva segnata con un ribasso di un millesimo di punto inferiore, risultando così vincente e tale annotazione veniva fatta a penna da Di Francesco che per tal via pilotava il procedimento amministrativo”.

Circostanze su cui adesso il pentito Di Francesco ha fatto e potrà fare ulteriormente luce, svelando i nomi dei personaggi coinvolti.

A parlare così, a marzo scorso, era il Procuratore capo della DDA di Caltanissetta, Sergio Lari:

“Certamente  buona parte di questi appalti sono stati gestiti dall’Asi e si è dimostrato che nella fine anni novanta e primi anni duemila, Cosa nostra controllava appalti Asi con imposizione del pizzo del 2% e con imposizione dei sub appalti e forniture. Si è dimostrato anche il controllo della metanizzazione del Vallone, con il ruolo fondamentale di Giovanni Privitera con il controllo diretto di Bernardo Provenzano. Quindi un ruolo di uomini importanti di Cosa nostra, come Maranto, Giufrrè e gli altri, in tutto sette arrestati con l’integrale accoglimento della richiesta cautelare accolta dal GIP”.

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