Scarantino per depistare il delitto Agostino? L’ex pentito: “Volevano mi accusassi dell’omicidio dei coniugi”

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Al processo “Borsellino quater” in corte d’Assise a Caltanissetta vanno in scena i confronti. Quello tra il funzionario di Polizia Mario Bo, allora componente del gruppo Falcone-Borsellino guidato da Arnaldo La Barbera, e l’ex moglie dell’ex falso pentito Vincenzo Scarantino, Rosaria Basile, e a seguire del poliziotto con lo stesso Scarantino.

Nell’ambito del confronto tra il funzionario Bo e Scarantino è emerso di sfuggita, e per voce del solo ex pentito, un particolare che riguarda l’omicidio del poliziotto Nino Agostino e della moglie, Ida Castellucci, incinta quando venne trucidata insieme al coniuge il 5 agosto del 1989.

Scarantino, rivolgendosi al funzionario di polizia Mario Bo (che a propria volta annuncia immediata querela per calunnia) chiede “se ricorda a Genova”, di un interrogatorio con la Procura di Palermo. “Quanto lo potevo pagare se mi accusavo io del poliziotto e della moglie incinta?”, ha detto Scarantino. “Lo pagavo niente, mi ha detto quando ho fatto interrogatorio con la procura di Palermo, il dott Bo mi ha detto di accusarmi dell’omicidio di marito e moglie del poliziotto e della moglie incinta e gli ho detto no”.

Il presidente della Corte d’Assise, Antonio Balsamo chiede a Scarantino di spiegare se il riferimento sia all’omicidio Agostino.

“Si. Non accettai la richiesta”, risponde. “Nell’interrogatorio con la Procura di Palermo che mi ha interrogato per gli omicidi”. Il riferimento è evidentemente a colloqui eventualmente a margine di quell’interrogatorio in cui Scarantino poi indica la presenza dei magistrati Natoli, Ingroia e un altro Pm di cui non ricorda il nome.

Il funzionario di polizia, durante il confronto, annuncia denuncia per calunnia, spiegando di non aver mai parlato di quel delitto con Scarantino. Uno scambio di battute acceso tra il poliziotto che considera le frasi di Scarantino soltanto “un elemento per una nuova calunnia” e l’ex pentito che lo accusa di minacciarlo con la calunnia. Accuse che arrivano da un ex falso pentito che oggi indica funzionari di polizia e magistrati quali autori di varie coercizioni per fargli mantenere una linea il più possibile coerente. Esperimento comunque miseramente fallito, se si pensa alla famosa ritrattazione a studio Aperto, fino ad arrivare alle contro ritrattazioni e alle ri-ritrattazioni di oggi.

Alla domanda se Scarantino avesse parlato con altre persone di questa vicenda riguardante l’omicidio dei coniugi Agostino, l’ex pentito della Guadagna riferisce: “Abbiamo avuto qualche dialogo con il dottor La Barbera (deceduto, ndr) a Napoli. Lui non è stato diretto. Mi ha spiegato la situazione di questo poliziotto e della moglie incinta e tutte queste cose, però io mi hanno fatto accusare di un reato mostruoso e non mi sono buttato avanti. Perchè ero ceduto per la strage, perché ero a Pianosa e le torture psicologiche e fisiche che mi hanno fatto, ho ceduto”. Dopo, da collaboratore, “a me mi cambiava niente, dieci anni e dieci mesi, per la strage e per tutto”, ha detto Scarantino.

“Ne ho parlato con una persona – ricorda Scarantino – una persona che non voglio coinvolgere, perchè è stata una cosa che ho detto due anni fa”.

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