"Scala Reale", l'amore "senza tempo" per la musica con Sara Bruno, Maria, Giuseppe e Floriana Sicari.

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Ha voluto chiamarlo “Scala Reale” il concerto con il quale il mezzosoprano Sara Bruno, domenica 29 dicembre al Teatro Margherita, ha dato ancora una volta prova del suo amore verso la musica ed il bel canto. Si diceva che questo spettacolo dovesse sancire il suo addio al palcoscenico.

Nulla di stabilito” – afferma la brava cantante – “ può darsi che questo sia l’ultimo spettacolo perché bisogna avere il coraggio di ritirarsi quando ancora il pubblico applaude ma, per il momento, non ho affatto questa intenzione”. In realtà Sara Bruno, nonostante la sua età, dà ancora del filo da torcere con la sua voce calda, rotonda, accattivante e soprattutto priva di esitazioni e di vuoti. Basta sentirla cantare per rendersi conto che la molla che l’ha condotta ancora una volta sul palcoscenico ad affrontare il pubblico, diventato nel tempo sempre più esigente, non è certo stata la prospettiva di un improbabile ritorno economico. Allora, cosa può spingere ad organizzare uno spettacolo nella sicura prospettiva di rimetterci? Semplice: l’amore per la musica ed il bel canto. Lo stesso amore che l’accomuna alla famiglia Sicari che, con tre dei suoi esponenti è stata protagonista di uno spettacolo delicato, raffinato e divertente dal quale traspariva non soltanto amore ma addirittura trasporto per quell’arte di cui l’Italia si può vantare di essere la culla. Maria Sicari – maestro concertatore e direttore d’orchestra – quasi nascosta dall’amato pianoforte, ha strappato applausi scroscianti non appena si è presentata sul palcoscenico,invitata dai presentatori Peppe Li Vecchi e Ivania Carletta.

Ascolta l’intervista al Mezzosoprano Sara Bruno

Giuseppe Sicari tenore che – come racconta ai nostri microfoni – ha iniziato partecipando agli spettacoli di Operetta prima come corista e dopo, incoraggiato dagli unanimi apprezzamenti, assumendo ruoli sempre più importanti. Durante lo spettacolo, tra gli altri brani, ha cantato una canzone quasi sconosciuta – “Al telefono con te” – al quale è particolarmente legato perché esiste un disco inciso dal padre, magistrato, anch’egli tenore, che per amore della moglie Luisa rinunciò ad una allettante proposta di Beniamino Gigli che lo voleva con sé. Altro bravo tenore, il catanese Alfio Marletta Valori, ha fatto rivivere con i suoi brani, tra cui il famosissimo “Granada”, un’epoca che ormai appartiene alla storia ma che riesce sempre a farci sognare e, forse, a farcela rimpiangere.

Intervista tenore Alfio Valori – ASCOLTA

Infine – senza nulla togliere agli altri artisti, ai musicisti, alle ballerine del Corpo di Ballo di Patrizia Reas le quali, con il loro magico supporto, hanno conferito allo spettacolo un tocco di raffinata eleganza – desideriamo dare al soprano Floriana Sicari il meritato riconoscimento per quello che, con la sua verve, è riuscita a fare all’interno dello spettacolo. Diceva, con modestia, che non c’era una regia e che ogni artista sapeva benissimo cosa fare e come farlo. Beh, non è vero. Lo affermiamo senza timore di essere smentiti perchè abbiamo potuto verificare l’esatto contrario durante le prove alle quali, da dietro le quinte, amiamo assistere. Essendo anche regista e docente di Arte scenica al Conservatorio Bellini di Caltanissetta, difficilmente avrebbe potuto rinunciare a dire la sua. Ma entriamo nel merito delle sue prestazioni canore che non si sono limitate soltanto alla magistrale esecuzione dei brani previsti. La sua esperienza nelle Operette, la sua mimica il suo incedere elegante, il suo sorriso, propri della donna di spettacolo, hanno dato allo stesso quella connotazione che ha incantato e divertito il pubblico e lo ha portato, alla fine, a chiedere il bis dell’ultimo brano, che avrebbe dovuto concludere lo spettacolo, dal titolo “Fantasia romana” fiore all’occhiello di Maria Sicari. Tutti gli artisti, ballerine comprese, a sfilare in platea cantando e coinvolgendo il pubblico che scandiva il ritmo battendo le mani. A questo punto, tutti sul palcoscenico a ringraziare dimenticando, finalmente, quella bottiglietta di acqua minerale cui – da dietro le quinte – abbiamo visto gli artisti “aggrapparsi” per aumentare la salivazione che l’emozione del momento rendeva insufficiente.

Già, quell’emozione che non risparmia nessuno, quell’emozione che non avendo delle regole, prende anche il più consumato degli artisti. Quell’emozione che, come neve al sole, l’applauso del pubblico ha fatto scomparire come per incanto.

Caltanissetta, 30 dicembre 2013

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