Santa Caterina, riunioni fantasma e centinaia di delibere di giunta sotto la lente. Sospesa la segretaria comunale

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Riunioni fantasma e delibere di Giunta “redatte dalla segretaria comunale in assenza di qualsivoglia riunione e poi sottoscritte dai soggetti (assessori, ndr.) che falsamente risultavano presenti”. E’ questo uno dei capitoli dell’inchiesta “Cerbero” condotta dalla Guardia di finanza e dai Carabinieri di Caltanissetta che hanno scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora al Comune di Santa Caterina Villarmosa. Per i reati di falso in concorso sono finiti sotto inchiesta il sindaco Antonio Fiaccato (posto ai domiciliari dal Gip e adesso sospeso dall’incarico dal prefetto) e gli assessori Agatino Macaluso (che riveste anche la carica di vicesindaco) e Giuseppe Natale, anche loro sospesi dal prefetto. Con loro è indagata la segretaria comunale Clara Lacagnina di Caltanissetta. Il suo ruolo tra gli altri compiti prevedeva “l’assistenza giuridica per garantirne la conformità alle norme di legge ed alle procedure amministrative” degli atti approvati dall’organo politico amministrativo. Ma le cose al Comune di Santa Caterina sarebbero andate diversamente, almeno stando alle accuse in questa fase di indagini non ancora concluse. Gli inquirenti elencano 261 delibere di giunta tutte con attestazione della segretaria comunale destinataria della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio emanata dal Gip per la durata di un anno.

“Le delibere – scrive il Giudice per le indagini preliminari Valentina Balbo – venivano redatte dalla segretaria comunale in assenza di qualsivoglia riunione e poi sottoscritte dai soggetti che falsamente risultavano presenti”. Sono gli stessi assessori ed ex assessori della giunta Fiaccato a raccontare la circostanza agli inquirenti che hanno acquisito le loro testimonianze.

Le firme sul verbale di giunta venivano apposte successivamente alla riunione oppure la riunione non si teneva affatto e gli assessori venivano convocati dal segretario comunale in un momento successivo.

“Non ho mai capito chi decideva la convocazione delle predette riunioni di giunta, ma era la segretaria generale, dottoressa Lacagnina che ci convocava e ci metteva a conoscenza del contenuto”, mette a verbale l’ex assessora Aurora Annaloro poi dimessasi. “In effetti materialmente non aveva luogo nessuna riunione, o meglio, qualora vi fosse stata non me ne avevano dato mai la possibilità di partecipare. In poche parole mi trovai a dover sottoscrivere Delibere di Giunta alla presenza della Segretaria e dopo che avevo preso contezza dei contenuti ma in realtà risultava in qualche modo un atto dovuto l’apposizione della mia firma, a volte anche in forma isolata, nel senso che i vari assessori si succedevano in diversi momenti della stessa giornata, come dire ratificando quanto già deciso a priori dai proponenti la delibera in approvazione. Io più volte ebbi a lamentare questo metodo”.

Stesso racconto ha fatto l’assessore Maria Dipinto. “Ogni qualvolta la giunta comunale doveva procedere all’approvazione di decisioni con delibera, la Segretaria Comunale dott.ssa Lacagnina mi chiamava per apporre la firma, ma io prendevo atto dei contenuti del documento solo in quel momento grazie alle spiegazioni che chiedevo personalmente alla Lacagnina poiché non partecipavo alle riunioni che davano vita a iniziative e, peraltro non so nemmeno se vi erano delle riunioni ufficializzate in tal senso”.

Per il giudice chiamato a valutare le esigenze cautelari, quindi a fare una prima valutazione delle accuse mosse agli indagati, “non vi sono dubbi che le 261 Delibere di Giunta siano state realizzate con le modalità rappresentate dai tre assessori sentiti in atti, ovvero attestando falsamente, in un atto fidefacente, fatti e atti procedurali non rispondenti alla realtà”.

Il Gip richiama quindi il ruolo e la funzione del segretario comunale che all’interno dell’Ente “rappresenta la figura dello Stato che risulta presente per mezzo di un dirigente del Ministero dell’Interno”. I segretari comunali, infatti, vengono selezionati dai sindaci all’interno di un albo del ministero dell’Interno e accedono ai ruoli di segretario comunale tramite concorso pubblico bandito dallo stesso ministero.

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