Sanità, il vescovo scrive a Musumeci e Razza: “Decentralizzare l’Asp significa affossare la popolazione”

Il vescovo di Caltanissetta Mario Russotto scrive una lettera al presidente della Regione Nello Musumeci e all’assessore alla salute Ruggero Razza in cui chiede dignità per la sanità nissena manifestando preoccupazione per la paventata decentralizzazione dell’Azienda sanitaria “a vantaggio di realtà territoriali più vicine”. La nota del vescovo segue quella scritta dal sindaco di Caltanissetta Roberto Gambino, sempre indirizzata a Musumeci e Razza in cui il primo cittadino denunciava il progetto di spostare a Enna la direzione dell’azienda sanitaria nissena. Di seguito la nota del vescovo Mario Russotto.

Onorevole Presidente,

Onorevole Assessore,

sono a scriverVi questa mia, quale Pastore della Diocesi di Caltanissetta, facendomi carico e interprete delle ansie e dei timori del buon popolo di questo territorio, che si aggiungono alla concreta situazione di disagio sempre in atto per svariati motivi e ambiti.

È notizia di questi giorni che dai finanziamenti del PNRR circa 800 milioni di euro sono riservati alla sanità siciliana per un piano costruzione di ospedali, “case di comunità” e altre ristrutturazioni che riguardano alcune zone della Sicilia.

Ciò che tuttavia più mi preoccupa di questo piano generale di “ristrutturazione” della sanità isolana è la paventata decentralizzazione dell’ASP di Caltanissetta, a vantaggio di realtà territoriali più vicine dalle quali Caltanissetta andrebbe a dipendere. In un momento in cui la nostra struttura sanitaria, non soltanto l’ospedale Sant’Elia della città ma tutta l’Azienda Ospedaliera, esprime un lodevole massimo sforzo con risorse minime, un’azione del genere toglierebbe ogni possibilità di sviluppo e di rilancio, anzi piuttosto che offrire la possibilità di un deciso salto di qualità, l’attuazione di questo ipotizzato progetto equivarrebbe ad un affossamento e deprezzamento della popolazione di questo territorio.

Non può la politica intervenire con l’accetta amputando servizi essenziali in un territorio centrale, senza tenere conto delle reali esigenze di una struttura che, nonostante l’impegno dei suoi dipendenti, necessita di essere rafforzata e di usufruire della concreta attenzione da parte delle istituzioni. Ci ritroviamo invece davanti ad uno squallido spettacolo in cui gli attori principali non sono i cittadini ma i politici che poco sanno dei loro stessi elettori e, “forse” cercano soltanto di incrementare i loro propri bacini elettorali. Questo preoccupante iato accresce la distanza tra il bacino di utenza e le strutture sanitarie, sempre più intasate non soltanto a causa dell’emergenza covid, che ne ha mostrato tutte le fragilità, ma per una strutturale deficienza che si perpetua ormai da più di venticinque anni di tagli e di interventi scellerati.

Ma lo iato non è soltanto tra l’utenza e la struttura sanitaria pubblica. Esso si allarga investendo il rapporto tra gli stessi utenti, cioè i cittadini, e le istituzioni, e dunque Voi che le rappresentate. La disaffezione alla politica è ormai endemica nella nostra popolazione e, Ve lo assicuro, si percepisce molto sentendo le voci delle persone, che lamentano e denunciano la Vostra dimenticanza. A queste voci aggiungo la mia. Non posso tacere di fronte alla situazione attuale e a quella che si rischia di realizzare! Caltanissetta non è disposta a subire ancora ma vuole rinascere e rilanciarsi, usufruire al meglio dei servizi e potere sperare più serenamente nel futuro! Nel suo discorso di insediamento il Presidente della Repubblica ha posto in evidenza con decisione queste problematiche, sottolineando l’aspetto della “dignità” della persona e della vicinanza di questa con lo Stato, declinandola sotto ogni forma: «Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza. Un’Italia più giusta, più moderna… Un Paese che cresca in unità. In cui le disuguaglianze – territoriali e sociali – che attraversano le nostre comunità vengano meno… La dignità, dunque, come pietra angolare del nostro impegno, della nostra passione civile».

Dite sempre che la salute pubblica è un bene comune; alle parole corrispondano dunque i fatti e non altre parole di propaganda. Renderò pubblica questa lettera affinché non rimanga “morta” come altre, con la speranza che, insieme al giusto “grido” del Sindaco di Caltanissetta, venga presa in considerazione e ci aiuti a compiere le scelte migliori per il territorio nisseno e non quelle peggiori per la sua penalizzazione e l’incremento delle diseguaglianze.

Con questi sentimenti, colgo l’occasione per salutarVi con la benedizione del Signore.

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