“Salvata una vita. Il cuore del neonato si è fermato prima del parto”. La difesa dell’equipe di ostetricia

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E’ stata salvata una vita, quella della puerpera, ma nessuna negligenza è riscontrabile nelle procedure adottate dall’equipe di ginecologia e ostetricia dell’ospedale Sant’Elia, durante il parto prematuro di un bimbo nato già morto.

E’ questa la difesa dei medici dell’equipe del Sant’elia di Caltanissetta, all’indomani del tragico parto di una 39enne marocchina. I medici del nosocomio nisseno, in particolare, come riferisce La Sicilia in edicola stamane, sottolineano come abbiano agito prontamente per salvare la vita della donna, a rischio nel 90% dei casi in cui si verifica un parto prematuro alla 33ma settimana, con morte intrauterina del neonato e conseguente forte emorragia della donna.

A conferma che la morte sia avvenuta prima del parto, ci sarebbe l’elettro cardiogramma sul feto effettuato durante la visita pre-parto, durante il quale i medici hanno riscontrato come non c’era più battito. Un insieme di elementi e circostanze, dunque, che escluderebbero qualsiasi ipotesi di morte dopo il parto, evenienza, quest’ultima, che fa scattare i diritti soggettivi del neonato, che sono invece preclusi al feto.

Il marito della puerpera ha presentato un esposto alla caserma dei carabinieri di Caltanissetta. Durante le fasi dell’intervento chirurgico per salvare la moglie, poi trasportata in rianimazione, avrebbe però ringraziato l’equipe medica per aver salvato la vita della donna, alla prima gravidanza. 

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