Riteneva la cognata responsabile della morte del fratello e per questo la perseguitava: sancataldese condannato a 4 anni

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Colpevole di avere perseguitato la cognata. Perché l’avrebbe ritenuta, chissà perché, in qualche modo responsabile della morte del marito – fratello dello stesso imputato – che s’era tolto la vita. Così avrebbe ritenuto l’accusa. E non soltanto adesso il cognato della vedova è stato condannato, ma dovrà pure sborsare una provvisionale e risarcire la cognata.

È per atti persecutori che il sancataldese Francesco Biancheri (assistito dall’avvocato Egidio Lamalfa) è stato ritenuto adesso responsabile al termine del processo a suo carico.

Il pubblico ministero, a conclusione della sua requisitoria, ha chiesto la condanna dell’imputato a due anni e tre mesi di reclusione per stalking.

Affermazione di responsabilità che è stata sollecitata anche dalla parte civile, Pamela Patrizia Intilla (assistita dall’avvocato Gianluca Amico), moglie della vittima, peraltro nella veste di esercente la patria potestà dei due figli minorenni.

E adesso il giudice Valentina Balbo, alla fine del procedimento, ha deciso con mano ancor più pesante di quella dell’accusa. Sì, perché all’imputato ha inflitto  la pena a 4 anni di reclusione.

Ma non è tutto. Perché lo stesso giudice, così come sollecitato dall’avvocato Amico, ha riconosciuto alla parte civile una provvisionale di 10 mila euro, oltre il diritto a un risarcimento dei danni che sarà poi stabilito in un procedimento dedicato.

Così s’è chiusa, dal punto di vista processuale, una vicenda che si sarebbe consumata tutta in famiglia. Secondo la ricostruzione dell’accusa, tutto ha avuto inizio dopo la morte del marito di colei ora costituita parte civile. Perché tre anni addietro l’uomo avrebbe deciso di farla finita.

Da quel momento in poi – è la tesi accusatoria che s’è basata anche sui racconti della donna – il fratello della vittima avrebbe iniziato a perseguitare la cognata. Perché, secondo la stessa parte civile, l’avrebbe in qualche modo ritenuta non esente da responsabilità per quel gesto estremo compiuto dal familiare.

Da quel momento in poi – è emerso tra le pieghe del teorema accusatorio –  il fratello del deceduto avrebbe iniziato a tartassare senza tregua la cognata.

Più volte – per gli inquirenti – l’avrebbe pedinata, fermata per strada e avrebbe pure tentato di aggredirla. Non soltanto lei, ma anche i nipotini. Questo, almeno, è quanto finito al centro dell’atto d’accusa. E sull’onda della denuncia presentata suo carico, è stato aperto un fascicolo nei suoi confronti per l’ipotesi di atti persecutori.

La stessa imputazione che ieri è stata al centro della sentenza di condanna a quattro anni di reclusione, oltre provvisionale e risarcimento danni, emessa a carico dell’imputato.  (Vincenzo Falci)

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