Ripresa economica, Montante: "chiave di volta nello sviluppo del sud Italia, Mezzogiorno d'Europa".

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Antonello Montante“Impresa e lavoro, un alleanza per ripartire”. Si intitola così il commento apparso oggi sulle colonne de L’Unità a firma del presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante. Partendo dall’accordo raggiunto a Bruxelles dai capi di governo sul fondo “salva Spread”, Montante auspica un’alleanza tra impresa e lavoro e quindi anche tra associazioni di categoria e sindacati che dia un’idea di sviluppo al nostro Paese e in particolare sappia cogliere lo “sviluppo del sud come una delle chiavi di volta della ripresa”. Il recupero della competitività passa innanzitutto dalla capacità di rendere produttive e non marginalizzate le aree sottoutilizzate quali il Sud Italia che diventa il mezzogiorno d’Europa. Montante parla anche di “azzerare i conflitti alimentati dalla contrapposizione tra lobby trasversali che purtroppo hanno avuto quasi sempre la precedenza anche dinnanzi all’urgenza dei problemi più gravi” e in questo caso il riferimento sembra tanto alla parte imprenditoriale, quanto a quella sindacale e forse (soprattutto) alla finanza italiana.

Per il presidente di Confindustria Sicilia, recuperare il gap tra nord e sud del Paese è, prima ancora che un imperativo categorico, l’unica via che l’Italia ha per superare la crisi, con “riforme incisive”, scaturite “da un’agenda condivisa in cui le associazioni datoriali e i sindacati individuino un modello di salvataggio del Paese”. In questo passaggio Montante centra in pieno quello che forse è fin’ora mancato al Governo Monti, o quantomeno lo stesso governo non ha evidentemente saputo trasmettere agli italiani: una “vision” complessiva quale orizzonte condiviso per profondere l’impegno di imprese e lavoratori, nel cui ambito non vi sono soltanto i sacrifici ma anche i risultati concreti che questi sacrifici produrranno per il PIL, per abbassare il tasso di disoccupazione, per migliorare le condizioni economiche dei lavoratori. Fino ad oggi, invece, si è come avuta l’impressione che i sacrifici siano conditio sine qua non, ma al contempo non per nulla determinanti per la ripresa. Non a caso l’esponente di Confindustria Sicilia, manifesta condivisione per le posizioni di Giorgio Squinzi quando parla di “effetti traumatici da dopoguerra” in riferimento alla crisi e cita come drammatico, oltreché un freno per lo sviluppo, il dato di quasi 1 milione e mezzo di posti di lavoro persi negli ultimi 5 anni. Per l’economia dell’Italia servono quindi riforme incisive che diano strumenti alle imprese che siano idonei a produrre effetti positivi in aziende che vivono la crisi. “Come nel dopoguerra – afferma Montante – le forze per la ripresa devono trovarsi dentro le proprie radici sociali ed economiche”.

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