Riforma province, Cgil, Cisl e Uil: “garantire dignità lavoratori, stop a diatribe e caos istituzionale”

1068

Le confederazioni CGIL, CISL e UIL della provincia di Caltanissetta “si appellano al buon senso dei 90 deputati regionali e tra questi i quattro eletti nella nostra provincia, o ex che dir si voglia, nel determinare il futuro dell’ente”. Lo affermano i segretari generali dei tre sindacati confederali, Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Vincenzo Mudaro, sottolineando anche “l’emergenza istituzionale in diversi settori come rifiuti, acqua, formazione professionale, per e mancate riforme”.
“Buon senso – dicono – che è mancato nel “rivoluzionare” uno dei pochi Enti pubblici che non registrava particolari criticità nell’erogazione dei servizi, nella gestione delle gare di appalto, nei livelli di efficienza dei dipendenti”.
Cgil, Cisl e Uil segnalano “l’incoerenza che ha caratterizzato la soppressione delle province, “rubando” ai cittadini i propri eletti (Consiglio Provinciale e Amministrazione) per nominare una sfilza di Commissari, e praticando nella pubblica Amministrazione, al pari della sanità, il metodo della spartizione, utile soltanto a mantenere equilibri politici”.
“Cosi non va, e per tale ragione il sindacato confederate si unisce alle rivendicazioni delle categorie sindacali del pubblico impiego, all’appello del Vescovo di Caltanissetta, all’invito della Prefettura, ovvero a tutti i soggetti sociali ed istituzionali interessati a garantire la dignità dei lavoratori e di un intero territorio sul quale si sono consumate troppe chiacchiere in nome di uno sviluppo e di una crescita economica che non è mai arrivata”.
Cgil, Cisl e Uil ricordano alla politica regionale “che ogni legge ha bisogno della copertura finanziaria e su quest’ultima i dubbi si moltiplicano. Bisogna lavorare per aumentare le tutele dei lavoratori evitando di diminuirle a chi le ha, dopo anni di lavoro e concorsi pubblici espletati”.
“Senza una nuova legge, del resto, aumentano le probabilità che i lavoratori delle provincie vadano in mobilità, anticamera del licenziamento. Senza considerare che le partecipate andrebbero messe in liquidazione con la perdita di centinaia di posti di lavoro. A questo si aggiungono i lavoratori precari, mentre la politica regionale sembra ancora interessata a diatribe sterili che, in questa e in altre mancate riforme, ci portano al caos istituzionale”.

Commenta su Facebook