Riforma appalti, anche gli imprenditori nisseni si incatenano contro l’impugnativa

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“Lo scorso mese di luglio il Parlamento siciliano ha approvato una legge di riforma degli appalti, frutto di due anni di intenso lavoro che ha coinvolto tutte le associazioni imprenditoriali e i sindacati, che ha l’obiettivo di sbarrare la strada alle imprese mafiose, ai tangentisti, a chi usa cemento depotenziato e lavoro nero, insomma agli interessi criminali in genere e di aprire il più possibile il mercato delle opere pubbliche alla libera concorrenza del mercato sano”. Lo afferma l’Ance Sicilia. “Ma incredibilmente il governo nazionale ha comunicato alla Regione siciliana l’intenzione di impugnare la riforma davanti alla Corte costituzionale, quella che, nella sentenza numero 288 del 2007, ha scritto che l’esigenza di contrasto all’infiltrazione della criminalità organizzata nel settore degli appalti “costituisce interesse prevalente”.

La decisione è attesa per domani, quando il Cdm dovrà decidere se impugnare la legge. “Il vecchio sistema non funzionava – dice Gaetano Scancarello, impreditore edile che a Palermo ha un’azienda con una decina di dipendenti – La legge approvata dall’Ars si fonda su un meccanismo più trasparente. Non è vero che limita la concorrenza nel mercato. Chi presenta un ribasso superiore al 25% d’ora in poi dovrà presentare i giustificativi di spesa in fase di partecipazione alla gara”. Gli fa eco il presidente regionale del Comitato regionale difesa appaltatori, Antonio Bonifacio, che a Caltanissetta ha un’impresa con 44 dipendenti. “La legge regionale approvata – dice Bonifacio – individua anche un metodo di aggiudicazione delle gare a ribassi contenuti. In prospettiva potrebbe avere riflessi positivi anche sull’occupazione”.

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