Rifiuti. Rinviata udienza su pignoramento Ato. In Sicilia, la partita a scacchi di Crocetta

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Ingala sindacatiLa decisione del giudice sulla pignorabilità delle somme provento della Tarsu è stata fissata per lunedì prossimo. Questa mattina le parti si sono costituite e hanno presentato le deduzioni, per le quali il magistrato ha disposto il rinvio per consentire all’Ato Ambiente Cl1 di formulare le proprie controdeduzioni alla comparsa di costituzione presentata dai legali della Catanzaro Costruzioni Srl.

In merito a tale rinvio, il liquidatore dell’Ato Ambiente Cl1, Elisa Ingala, invita le organizzazioni sindacali “a pazientare un’altra settimana, rinviando eventuali azioni di protesta, poiché le stesse non risolverebbero con immediatezza il problema”.

La paralisi finanziaria dell’Ato Cl1 è stata causata da tre atti di pignoramento notificati dal gestore della discarica di Siculiana in provincia di Agrigento, per i debiti maturati dai comuni fino al 2010. Lo sciopero non servirebbe perchè oltre all’Ato anche il comune è stato pignorato e quindi, anche volendo, non potrebbe intervenire in via sussidiaria.

Dalla comunicazione dell’Ato Ambiente emerge che il commissariamento dalla Regione in via sostitutiva per 1,3 milioni di euro e per la durata di 30 giorni al massimo, non ha prodotto ancora alcun effetto.

Ingala ElisaIl dipartimento acque e rifiuti aveva inviato a Caltanissetta l’ingegner Maurizio Norrito quale soggetto attuatore della riforma presso l’Ato CL1 e, in relazione al pignoramento delle somme, aveva dato facoltà a quest’ultimo di sostituirsi all’Ato per pagare i fornitori.

L’intervento della regione vanifica, per un mese, il pignoramento a danno dei legittimi creditori, ma a favore degli altrettanto legittimi stipendi dei lavoratori.

Ma non si è visto nulla ed i netturbini sono esasperati.

Il commissariamento, che doveva sbloccare subito 1,3 milioni di euro, ha avuto l’effetto di rallentare le trattative tra Ato Ambiente CL1 e Catanzaro Costruzioni. Tanto c’è la Regione che paga (le somme saranno scalate con minori trasferimenti ai comuni in modo proporzionale a quanto contribuiscono nelle spese).

Effettivamente si è fatto di tutto, tavoli di trattativa a oltranza, ma si doveva continuare, le istituzioni dovrebbero far di tutto per scongiurare una sentenza e ottenere una transazione visto che in gioco c’è  un servizio pubblico. Ma i comuni in crisi finanziaria non riescono a chiudere i bilanci, figuriamoci garantire il credito della Discarica di Siculiana per almeno 700 mila euro.

discarica SiculianaL’impresa Catanzaro, infatti, aveva accettato la proposta secondo cui l’Ato con il liquidatore Elisa Ingala si impegnava a versare 400 mila euro subito e 300 mila euro entro la fine dell’anno e la restante parte del debito l’avrebbero dovuta sottoscrivere, come garanzia, i sindaci dei comuni, ma con pagamento anche dilazionato.

Questa soluzione avrebbe fatto cessare il pignoramento da parte di Catanzaro. Ma i sindaci, da quell’orecchio, con i tagli del 30% alla spesa corrente operati a novembre dalla Regione, non ci sentono. Alcuni rispondono con il classico: “noi siamo in credito con l’Ato”. (che sarà pure vero, ma se l’Ato ha 50 milioni di euro di debiti, anche il comune più puntuale dovrà comunque pagare, perchè l’Ato, formalmente, non esiste più e la legge considera responsabili, solidalmente e per sussidiarietà orizzontale, i comuni).

Giuseppe Catanzaro - Catanzaro CostruzioniC’è poi la convinzione, così come nelle enunciazioni di partenza, che l’arrivo del “soggetto attuatore”, una sorta di commissario regionale ad acta che si sostituiva all’Ato, equivaleva al salvatore della patria, come ai tempi del fondo di rotazione per 17 milioni di euro.

Così non è stato, infatti l’Ato deve certificare tutte le voci di spesa mensili in una sorta di contabilità parallela difficilissima e dispendiosa in termini organizzativi, per ottenere la deroga di un solo mese. Ci vuole tempo e  fatica per risolvere il problema di un mese con tre mesi di ritardo e ancora da Palermo non è arrivato un centesimo.

Se questo tempo si fosse utilizzato per condurre al meglio la trattativa, con il contributo di tutte le parti sociali e istituzionali, a partire dall’Ato per continuare con i sindaci, i sindacati, la deputazione e la dirigenza degli enti locali, forse ad una soluzione concertata si sarebbe arrivati. Ma sembra prevalere da più parti il “disincanto” post elettorale e si vede in giro poco interesse alla cosa, nonostante a breve potrebbe scoppiare una bomba sociale e igienico sanitaria come già accaduto nell’ordine a Gela, Sommatino, Mazzarino, Catania, Agrigento, Palermo.

 Le due strade di Crocetta per il servizio rifiuti

rifiutiSul servizio rifiuti incombe un caos. Non si conosce con precisione l’ammontare dell’enorme debito contratto dagli Ato in Sicilia. Potrebbe abbondantemente superare il miliardo e mezzo di euro. Si tratta di soldi che in qualche modo dovranno restituire i comuni, almeno per la maggior parte.

Il Presidente della Regione Crocetta dice di voler riportare in capo ai comuni il servizio ma per farlo dovrà seguire delle strade obbligate e ogni scelta comporterà dei tempi più o meno lunghi.

Se Crocetta vorrà proseguire nel solco della riforma varata dal Governo Lombardo, la legge n.9 del 2010, votata quando assessore era Pier Carmelo Russo e subito dopo sostituito dal Prefetto Giosuè Marino, significa che su tale normativa dovranno essere innestati in qualche modo dei cambiamenti sostanziali.

Vero è che la riforma del settore prevede la costituzione delle SRR (già costituite) con la formula dei consorzi di comuni che seguono le stesse norme degli enti locali. Ma è altrettanto vero che la stessa legge prevede che l’aspetto gestionale e di erogazione del servizio, sicuramente la raccolta e smaltimento rifiuti, l’impiantistica, le discariche e quant’altro, dovranno essere affidati in gestione tramite bandi pluriennali (10 anni?), a delle cordate che dovranno avere requisiti stringenti per capitale, capacità di investimento, dotazione strutturale e di attrezzature e così via. Requisiti che nessuna singola società potrà avere. Competenza che vanno dalla raccolta allo smaltimento, passando per il conferimento, la differenziazione, la trito vagliazione etc. non potranno certo essere appannaggio di un solo soggetto.

Crocetta con la stampaEcco quindi che la norma prevede una sorta di privatizzazione di secondo livello tramite bandi di gara che assegnino a delle ATI private il “servizio integrale dei rifiuti”.

Tutto il contrario di ciò che dice Crocetta di voler fare, ovvero di riportare in capo ai comuni l’erogazione del servizio. Quindi la legge attuale con le Srr che assumono una funzione di indirizzo e controllo e che al limite possono acquisire soltanto una parte della macchina amministrativa degli attuali Ato, non serve agli scopi di Crocetta.

Viceversa fare approvare una nuova riforma, con le Srr e i nuovi Ato già costituiti con atto notarile in tutta la Sicilia, che rappresentano Ambiti territoriali meno omogenei ma più ampi sotto il profilo del territorio (adesso sono provinciali tranne Caltanissetta e Gela che proseguono come prima), significherebbe proseguire con gli attuali ato in liquidazione per altri 5 anni, un’autentica disgrazia per tutti.

Crocetta ha quindi la strada segnata. Deve fare buon viso a cattivo gioco e accettare di portare a compimento la riforma che già c’è, che offre strumenti normativi e apparati gestionali già realizzati sebbene a livello embrionale.

La sala stampa per CrocettaMa dovrà, con i suoi tecnici amministrativi, operare una torsione legislativa tramite l’interpretazione e il potere di emettere circolari esplicative e attuative, che volga il più possibile, la riforma della Legge 9, ai suoi fini. Ma ciò non basterà. Ci vorrà sicuramente un passaggio all’ARS. Un emendamento che dovrà modificare il meno possibile l’attuale riforma. Mettere sul piatto della contrattazione tra partiti e gruppi parlamentari il futuro dell’intero servizio, significherebbe impantanarsi all’infinito. Crocetta con l’assessore Marino dovrà quindi proporre una modifica in corsa che si limiti a rendere esecutiva una nuova impostazione già operata con provvedimenti organici straordinari del Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti e con quelli ordinari dell’assessore in carica (il magistrato Nicolò Marino?).

Solo così Crocetta può sperare di far tornare il servizio ai comuni senza doversi sobbarcare l’onere di una nuova riforma senza maggioranza in parlamento. Dovrà utilizare la riforma che già c’è. Anche perchè portare il Parlamento siciliano allo scontro sul terreno dei rifiuti significherebbe polarizzare all’estremo gli interessi in campo, radicalizzare lo scontro, compromettendo un possibile dialogo all’ARS. Il tema dei rifiuti è troppo dirimente, soprattutto dopo le fatiche della campagna elettorale. Parliamo di un settore, tra i pochi, che continua, nel bene e nel male, con i ritardi, i fallimenti e il quasi default dei comuni, a fatturare sempre centinaia di milioni di euro all’anno, con tutto quello che ne consegue in termini di economia reale ma anche di gestione del potere in Sicilia.

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