Rifiuti, la matassa all’Anticorruzione. Cosa hanno scritto Petrantoni e Failla a Cantone

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“Si ritiene che la procedura iniziata dall’Amministrazione Comunale presenti, oggi, rilevanti criticità, nel poter essere bandita ai soli sensi della legge n° 9/2010, non soltanto nei presupposti motivi, ma anche nell’ambito procedimentale, essendo ormai il Comune, nei propri affidamenti, tenuto a conformarsi ad accordi quadro aggiudicati dalle Srr in ragione dell’art. 3 comma 6 della direttiva presidenziale 5 rif del 7.6.2016, non potendo, invero considerarsi la attuale procedura “già in corso” alla data dell’emissione dell’ordinanza, e non essendo giustificativa la circostanza dell’inerzia delle SRR a provvedere in merito, stante il provvedimento di commissariamento che il Comune di Caltanissetta avrebbe dovuto richiedere all’Assessorato all’energia ai sensi del comma 7 dell’art 3 della predetta ordinanza”.

E’ questo il succo della lunga nota inviata dai consiglieri Salvatore Petrantoni e Angelo Failla all’ufficio Urega di Caltanissetta e per conoscenza all’autorità Anticorruzione di Roma per segnalare presunte illegittimità nel bando di gara per l’affidamento del servizio rifiuti per sette anni, il Piano Aro, ambito di raccolta ottimale sul territorio del capoluogo nisseno per circa 70 milioni di euro. Nella nota vengono evidenziate anche le criticità del bando parallelo, il cosiddetto bando ponte sui rifiuti previsto per un anno prorogabile per sei mesi, dal momento che ha lo stesso oggetto e tratta la stessa materia essendo uno stralcio funzionale del piano Aro.

Il nodo centrale segnalato da Petrantoni e Failla è che il comune non poteva indire la gara per l’affidamento del servizio settennale, poiché tale facoltà veniva preclusa ai singoli comuni a partire dal 7 giugno 2016, data della direttiva presidenziale 5 Rif., che consentiva in ultima istanza ai comuni che l’avevano già avviate, di portare a compimento le gare per i rispettivi Aro, come avvenuto ad esempio per San Cataldo. Per tutti gli altri, che non avevano ancora avviato le procedure di affidamento, si sarebbe applicata l’ordinanza del presidente della regione che demanda alle Srr l’approvazione di accordi quadro entro i quali affidare il servizio rifiuti.

Tutto ruota dunque attorno all’effettivo avvio della procedura di affidamento, che per essere legittima doveva essere avviata prima del fatidico 7 giugno 2016. In quella data si disse effettivamente che l’unico comune che poteva andare a gara era San Cataldo.

Secondo la ricostruzione di Petrantoni e Failla solo una “bozza” del Piano Aro venne inviata all’Urega il 23 giugno 2016, a cui seguì, il 7 luglio, l’invio della determina dirigenziale dell’Ufficio tecnico, datata 3 luglio, che autorizzava a contrarre, avviando, solo in quella data, “il formale” inizio della gara.

Di parere diverso gli uffici comunali, in particolare la Direzione Seconda, lavori pubblici. Il dirigente dell’ufficio tecnico, Tomasella, nella determina sottolinea che dopo aver redatto il bando di gara per il piano Aro, gli atti vennero trasmessi con nota n.25640 all’Urega il 4 aprile 2016, in quanto soggetto autorizzato a espletare le gare d’appalto a procedura aperta.

E’ stata poi la modifica al codice degli appalti, unitamente a richieste di integrazioni da parte dell’Urega, nella ricostruzione degli uffici comunali, a causare lo slittamento di alcuni mesi, fino ad arrivare all’indizione della gara il 3 luglio.

Evidentemente l’Ufficio tecnico fa risalire al 4 aprile, e non al 3 luglio, l’effettivo avvio delle procedure di affidamento, facendo rientrare in esse gli atti preparatori e interlocutori, ovvero quelli precedenti alla indizione della gara vera e propria. Per i consiglieri d’opposizione Petrantoni e Failla, invece, l’avvio delle procedure d’affidamento va fissato alla data del 3 luglio, data della determina dirigenziale che approva gli atti e indice la Gara.

A favore della linea seguita dagli uffici comunali il fatto che l’Urega abbia accettato in entrata gli atti per avviare la procedura anche dopo la scadenza fissata da Crocetta il 7 giugno 2016. L’ordinanza del Presidente della Regione, infatti, vietava agli Urega di accettare in entrata gli atti relativi a procedure d’affidamento avviate dopo quella data.

Una matassa, insieme a quella del bando-Ponte, o piano Pre-Aro, che adesso è chiamata a sbrogliare l’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone.

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