Rifiuti. Deserta la gara per centro produzione compost a San Cataldo. I nodi della riforma.

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“Tre gare deserte e due rinviate a data da destinarsi: è un flop, o quasi, il programma di rinnovo del sistema degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti in Sicilia fatto nel 2011, che prevedeva la costruzione di 19 impianti di compostaggio”.

Lo afferma il Movimento 5 Stelle all’Ars per voce della deputata La Rocca. Tra le gare andate deserte c’è il centro di compostaggio progettato dall’Ato Ambiente CL1 a San Cataldo, in contrada Pervulidda. Un impianto da 15 mila tonnellate di rifiuti organici all’anno, da affidare per 15 anni. Il bando prevedeva un piano da 17 milioni di euro per la concessione a chi si sarebbe aggiudicato la gara. Una parte degli investimenti sarebbero stati co-finanziati dal pubblico, circa 5 milioni dei euro. I restanti investimenti e le concessioni, a fronte di royalties, dovevano essere ripagati dalla gestione dell’impianto, dove il conferimento di rifiuti organici, dell’umido, sarebbe costato circa 75 euro a tonnellata.

Un impianto, al minimo regime, da circa un milione e mezzo di euro all’anno di fatturato. Ma non è tale dato economico ad aver spaventato gli investitori, le imprese del settore.

Gli impianti di compostaggio previsti in Sicilia, devono servire alla produzione di compost organico a partire dalla spazzatura raccolta e conferita con il metodo della raccolta differenziata. Solo i rifiuti organici, correttamente separati dal resto, dovranno finire in tale impianto.

E’ ovvio che un imprenditore che deve investire milioni di euro, chieda anche una minima certezza circa l’effettivo utilizzo di tale impianto. Deve essere ragionevolmente rassicurato che i comuni dell’ambito territoriale (in questo caso dell’Ato Ambiente CL1), conferiscano i rifiuti differenziati e che la raccolta differenziata, a monte, funzioni alla perfezione tra gli utenti-cittadini. Il residuo organico, infatti, può arrivare al 60% del totale. In tal caso sarebbe un bell’investimento. Quel 60% si tradurrebbe in rifiuto organico conferito al centro di compostaggio che rientrerebbe in pochi anni dall’investimento.

Ingala - liquidatori ATOLa diffidenza del sistema imprenditoriale del comparto è stata grande. Non solo a Caltanissetta, dove la gara indetta dalla Regione Siciliana (con un bando redatto da un funzionario dell’Ato CL1) è stata dichiarata ufficialmente deserta. Ma anche a Noto, Capo D’Orlando (deserte) e Augusta e Casteltermini, rinviate a data da destinare.

Dividere la programmazione delle fasi del ciclo integrato dei rifiuti, non consente un piano industriale coerente. Se l’impresa che realizza il centro di compostaggio non può minimamente incidere nei processi che governano l’Ato e men che meno sulla società di raccolta e smaltimento, quale garanzia può avere che la differenziata venga fatta per davvero e in modo efficace ed efficiente?

La regolazione di un ambito di governo, in questo caso la governance del settore rifiuti in Sicilia, e a cascata la progettazione negli ambiti territoriali, devono necessariamente prevedere interdipendenze, premialità, sanzioni che tengano insieme  le varie fasi, tra loro integrate, del servizio. Altrimenti sarà l’anarchia. Se ad oggi le percentuali di raccolta differenziata nell’ambito CL1, così come altrove in Sicilia, sono ad esempio al 15%, quale imprenditore sarebbe così pazzo da investire milioni di euro in un progetto il cui ritorno finanziario è vincolato alle percentuali di raccolta differenziata?

Al presidente della Regione e all’assessore per l’energia, La Rocca e gli altri 13 parlamentari 5 Stelle chiedono “di sapere quali siano le misure che intende avviare il governo, per verificare le motivazioni che hanno portato al fallimento delle gare in oggetto e quali azioni intende attuare per la messa in opera degli impianti”. In tal senso la nuova legge di riforma dell’assessore Marino prevede stringenti parametri obbligatori di raccolta differenziata.

Quando il progetto dell’impianto di compostaggio in contrada Pervulidda a San Cataldo venne presentato dall’Ato CL1, alla Regione dissero che sarebbe stato il primo impianto del nuovo corso avviato della legge n.9 di riforma del settore in Sicilia. Era il 2011 e il liquidatore dell’Ato espresse naturale soddisfazione. “Solo dopo la realizzazione dell’impianto – si disse – si potrà rivoluzionare il sistema della raccolta differenziata”. Forse l’impostazione dovrebbe essere diversa. Non si può immaginare un “prima” e un “dopo” così come la legge n.9 sui rifiuti ha fatto (soprattutto nella prima formulazione). “Prima si chiudono gli Ato e poi nascono le Srr”. “Prima si fanno i centri di compostaggio e poi la differenziata”. “Prima si raggiunge il 50% di differenziata e poi si inizia il porta a porta”…. Il prima e dopo lo può pensare uno stato socialista che programma e investe solo risorse pubbliche e poi controlla e a limite sanziona. Ma quando i servizi devono, per legge, essere gestiti ed erogati in ultima istanza da imprese, allora il mercato necessita di condizioni e garanzie per regolarsi. E far coincidere investimenti razionali  e servizi efficienti. A utili legittimi, posti di lavoro… e via dicendo. Non ci può essere un “prima e un Nicolò Marino“dopo”, ma una riforma organica del servizio rifiuti. La legge n.9 di riforma aveva la pretesa di esserlo. Forse lo era anche, ma le contingenze hanno comunque decretato il contrario.

Importanti correttivi sono stati apportati con la nuova legge proposta dal governo Crocetta su input dell’assessore all’energia e servizi di pubblica utilità, Nicolò Marino e approvata dall’Ars. Correttivi soprattutto su procedure e controlli e sul fronte delle competenze dell’assessorato che riunisce a se tutte le fasi di indirizzo e controllo, condizione indispensabile posta da Marino per una riforma efficace. Tra questi proprio il tentativo di armonizzare la riforma, ammorbidendo la rigida suddivisione delle fasi di realizzazione e introducendo, da subito, la possibilità di una gestione in house dei comuni dentro i piani integrati d’ambito. Ma molti nodi della legge n.9, comunque in vigore, tornano spesso al pettine.

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