Riduzione costi della politica. La frittata è fatta. Consiglio boccia delibera ed emendamento.

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Consiglio Comunale CL panoramicaRisultato peggiore, politicamente e mediaticamente, non si poteva ottenere, ma la frittata è ormai fatta.

Sui costi della politica il consiglio comunale si spacca e al termine di una lunghissima seduta iniziata al mattino e terminata nel pomeriggio inoltrato, ha infine bocciato la delibera che prevedeva la riduzione del 50% del tetto massimo alle indennità per i consiglieri e del 50% del gettone di presenza.

Aver portato alla discussione del consiglio comunale la tanto attesa delibera sulla riduzione del costi della politica, infatti, si è rivelato un boomerang. Si è alzata la soglia d’attenzione di tutta la città sul civico consesso che intendeva dare un segnale forte e quando quel segnale era atteso al massimo della tensione, è stato invece disatteso. Con precise responsabilità in termini di votazioni. 12 voti contrari e 9 favorevoli, questo il risultato finale.

La delibera sulla riduzione dei gettoni di presenza e il taglio del tetto massimo delle indennità al 50% era stata firmata e quindi presentata da un fronte bi-partisan composto da Vito Margherita, Gianluca Nicosia, Rino Bellavia, Michele Alù, Sergio Speciale, Giuseppe Cigna.

Calogero Zummo Presidente Consiglio comunaleQuando l’ordine del giorno è arrivato al tanto atteso punto, il presidente del consiglio, Calogero Zummo, ha informato l’aula di un emendamento che era stato presentato per rimodulare la delibera stessa. In particolare il PD ha proposto un emendamento “migliorativo”, spiega il capogruppo Angelo Scalia, in quanto prevedeva, al contrario della delibera, un capitolo speciale in cui sarebbero finite le indennità non percepite, per incrementare il fondo della solidarietà sociale, ovvero andare incontro ai più bisognosi.

L’emendamento del Partito democratico abbassava la la soglia della riduzione del tetto massimo e del gettone dal 50% al 30% e, come detto, la destinazione vincolata delle somme.

Angelo Scalia Capogruppo PD CL“La proposta era migliorativa indipendentemente dalle percentuali – spiega Scalia – in quanto prevedeva la destinazione di queste somme, peraltro in favore delle classi sociali svantaggiate. Andando ad approvare la delibera originaria si otteneva un maggiore economia ma senza alcuna garanzia sulla destinazione di questi fondi”.

Ma il consiglio comunale ha bocciato l’emendamento in questione, costringendo l’aula a votare la delibera originaria, così com’era, nella consapevolezza che andando allo scontro, tanti (la maggioranza si è poi scoperto) avrebbero votato contro. Il fronte a favore dei tagli ai costi dlela politica ha comunque mantenuto il suo voto favorevole alla delibera, pur in assenza di quelle garanzie di destinazione. Lo ha fatto, ad esempio, il gruppo del PD in modo compatto che ha votato a favore del taglio del 50% delle indennità, con le riserve anzidette. Lo hanno fatto, tra gli altri, il consigliere Vito Margherita, Ritalba Mazzè e Rino Bellavia. Favorevole anche Felice Dierna del Udc e Gianluca Nicosia.

Contro, invece, il fronte ampio dei cosiddetti “duri” che con altrettanto ampie ed eterogenee giustificazioni ha tenuto ferma la barra sul “NO” al taglio dei costi della politica. Tra gli altri i consiglieri Lorenzo Tricoli, Adriana Ricotta e Oscar Aiello. “Non intendo rinunciare alla mia indennità se poi questa viene utilizzata per pagare attività che magari non condivido”, è stato spiegato. Il fronte del no, insomma, bocciando l’emendamento “migliorativo” ha avuto una leva maggiore per votare contro la delibera “priva della destinazione” sociale che l’emendamento inseriva.

“La proposta della riduzione del 50% era una base su cui avviare una discussione”, spiega a caldo al termine del consiglio Vito Margherita uno dei consiglieri “pro-Consiglio Comunale Palazzo del Carminetagli”. “Abbiamo quindi trovato una sintesi con il Pd su un emendamento che oltre a dare un segnale in termini economici, inseriva il fondo specifico per il settore sociale e la riduzione del 30% sul gettone e del 30% sul tetto. Abbiamo votato questo emendamento ma è stato bocciato”, spiega rammaricato Margherita. “Bocciato quello, si è votata la delibera del 50% di tagli alle indennità ed è stata bocciata anche quella. La riduzione delle indennità non sistema le problematiche dell’Ente, ma è un segnale da cui oggi la classe dirigente non può esimersi davanti alla città e alla popolazione sempre più distante dai palazzi. Oggi avremmo dato un segnale fortissimo e coraggioso. Purtroppo non è stato possibile”, conclude Margherita.

“Il PD ha votato compatto – gli fa eco il capogruppo dei Democratici a Opalazzo del Carmine, Angelo Scalia – Tutti e quattro i consiglieri hanno votato sia l’emendamento che la delibera finale”.

Adesso la questione si complica non poco. Pare, il condizionale è d’obbligo, che per presentare una medesima proposta in consiglio debbano adesso passare almeno altri sei mesi e così il consiglio rischia di vedere scivolare via il proprio mandato senza votare alcuna riduzione dei costi della politica. Eppure se ne era parlato tanto e tutti, anche oggi, hanno detto di essere d’accordo. Ma con tanti “se” e tanti”ma”, che hanno affossato la delibera in questione e anche l’emendamento “ragionevole”, ancor prima di “migliorativo”.

 

 

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