Riduzione costi politica. Cigna (misto): "primi a porre questione al Consiglio. E' primo passo".

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Cigna Giuseppe consiglioAvevano iniziato il percorso presentando la delibera per la riduzione dei costi della politica in Consiglio comunale, avviando un dibattito, prima ancora che in aula nelle commissioni, a volte tortuoso e foriero di scontri politici spesso trasversali a diversi gruppi politici e durato mesi.

Oggi, come spiega a Radio CL1 uno di loro, il consigliere del gruppo misto, Giuseppe Cigna, sono comunque soddisfatti poiché sebbene la delibera votata sia diversa da quella inizialmente da loro presentata al primo consiglio, e anche dall’emendamento proposto nel secondo round consiliare, “è comunque un passo avanti votato da tutti”.

I primi a portare dentro il palazzo del Carmine la proposta di riduzione dei costi della politica, sono stati dunque i consiglieri Peppe Cigna, primo firmatario sia della delibera della precedente seduta che dell’emendamento dell’ultimo consiglio, Rino Bellavia, Gianluca Nicosia e Michele Alù. Questi, i quattro firmatari dell’emendamento, poi bocciato, che poneva il limite di gettoni cumulabili in un solo giorno. A loro si aggiungevano Vito Margherita e Sergio Speciale del PD quali firmatari della prima delibera di riduzione del 50%.

La delibera di riduzione dei costi della politica votata dal consiglio comunale di Caltanissetta, ha quindi varato il taglio del 20% del gettone di presenza per sedute di consiglio e commissione, ma non del tetto massimo e neanche, come proposto da Cigna, del divieto di cumulo di più gettoni in un giorno.

L’emendamento bocciato dall’aula nell’ultimo consiglio, prevedeva infatti  la riduzione dei gettoni di presenza del 25% e al contempo il divieto di cumulo di più gettoni in un giorno.

“Il nostro emendamento è stato votato da PD, Megafono e dal consigliere del gruppo misto Sergio Iacona e per l’Udc Felice Dierna”, afferma il consigliere Peppe Cigna, che spiega come la “ratio” dell’emendamento era di “coniugare e contemperare le due posizioni espresse nel consiglio precedente, ovvero tra coloro che sostenevano la riduzione del 30% e quelli che volevano il 20%”.

“L’emendamento che avevamo presentato – prosegue Cigna – poneva la limitazione di due gettoni al massimo erogabili nella stessa giornata. Non è ammissibile che un consiglio che dura magari otto ore comporti la corresponsione di un gettone mentre per due o tre commissioni in una mattina, l’amministrazione debba uscire tre o quattro gettoni (ad esempio con il meccanismo delle sostituzioni, ndr.). In questo modo si manteneva la libertà di fare tutte le commissioni, senza limiti, per esperire il mandato. In aggiunta avevamo previsto la verifica e il monitoraggio mensile dell’erogazione dei compensi ai consiglieri comunali e per tal via monitorare le spese e i risparmi in modo da finalizzare le economie in bilancio per le emergenze sociali”. In altre parole il monitoraggio avrebbe consentito di inserire i risparmi ottenuti dal taglio dei gettoni, nel bilancio di previsione, rendendo così più efficace ed efficiente l’utilizzo di queste risorse.

L’emendamento non è passato, votato “solo” da 11 consiglieri ma “il dato positivo, aldilà delle polemiche, c’è stato ed è il passo in avanti che si è fatto, in un momento in cui nei media passano soltanto notizie di scandali dalla politica. La riduzione c’è stata ed è un segnale positivo”.

“La proposta finale, seppur non fosse la nostra, è un passo avanti e lo abbiamo votato tutti. Sarà il tempo a dimostrare se effettivamente i risultati ci saranno, io credo di si, magari non nella misura auspicata e attesa”. I consiglieri che saranno presenti ad almeno 36 sedute di consiglio e di commissione percepiranno ugualmente il massimo compenso stabilito dalla legge, circa 1.500 euro. Ma per  Cigna, i risparmi comunque ci saranno anche perchè gli “ultra presenzialisti” sono solo un terzo.

“La delibera di riduzione dei costi della politica era una iniziativa bipartisan che investiva tutti i consiglieri ed è maturata la consapevolezza di dare un segnale alla città”, spiega Cigna, sottolineando che quello nisseno è il primo consiglio comunale di capoluogo in Sicilia ad aver votato in questa direzione.

“Un percorso tortuoso, con posizioni differenziate per cui era necessario trovare una sintesi mettendo insieme le diverse sensibilità. Alla fine anche i mezzi di informazione locale, seppur con passaggi enfatizzati che hanno portato alla gogna mediatica, hanno contribuito a concretizzare il risultato, l’indignazione delle persone rispetto ai fatti, aiuta a responsabilizzare chi è chiamato a fare scelte giuste nella Pubblica Amministrazione, e questa rappresenta il primo passo importante in questa direzione”.

Infine qualche riferimento normativo. A stabilire il tetto massimo dei compensi dei consiglieri è il testo unico degli enti locali che però lascia all’autonomia regolamentare dei consigli comunali le modalità di erogazione. L’emendamento presentato dal consigliere Cigna, con Bellavia, Nicosia e Alù, trovava invece la sua “fonte” di legittimità normativa nella Legge 816 del ’85, che regolava la materia prima del testo unico e vietava, appunto, il cumulo di più di due gettoni in un solo giorno.

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