Ridotto schiavo, costretto a mangiare carne infetta. In galera l’imprenditore nisseno aguzzino di un rumeno

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Schermata 2014-09-20 alle 09.43.50Pirrello CarmeloArrestato un imprenditore agricolo di Caltanissetta, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per riduzione e mantenimento in schiavitù di un clandestino rumeno.

Venerdì pomeriggio la Polizia di Stato ha tratto in arresto il pregiudicato nisseno, originario di Riesi, Carmelo Pirrello di 58 anni, imprenditore agricolo, proprietario di una azienda agricola in contrada Besaro.

L’ordinanza di custodia, emessa dal Tribunale di Caltanissetta su richiesta del Procuratore aggiunto, Lia Sava, in esecuzione della sentenza di Cassazione. Pirrello, infatti, deve scontare la pesante condanna di 8 anni di carcere, più tre di libertà vigilata e per questo è stato catturato dagli agenti della Squadra Mobile.

Schermata 2014-09-20 alle 09.45.14Pirrello venne arrestato nel luglio del 2005, in flagranza di reato, dopo che la Polizia fece luce su una gravissima riduzione in schiavitù in cui versava un giovane rumeno, all’epoca dei fatti clandestino in quanto extra comunitario, finito sotto le grinfie dell’imprenditore senza scrupoli, che lo soggiogava, sfruttandolo e costringendolo a prestazioni lavorative estenuanti e disumane, così come lo erano le condizioni di vita.

All’epoca dei fatti, il giovane rumeno era clandestino, poiché la romania non aveva ancora aderito alla Ue e soprattutto al trattato di Shengen, dunque viveva in totale balia del “padrone”, diversamente sarebbe stato espulso.

Condizioni disumane, al limite della sopravvivenza, costretto a vivere in locali dove i pochi effetti personali si mescolavano a sacchi di immondizia ed a materiali di risulta. Sporcizia, ratti e parassiti infestavano i locali. Questa la scena che si trovarono davanti gli agenti della Mobile quando fecero irruzione in contrada Besaro.le condizioni di vita del rumenocondizioni rumeno

Il clandestino non aveva nemmeno acqua per lavarsi o bere, ed era costretto a fare ricorso all’acqua utilizzata per gli animali. In due occasioni PIRRELLO gli aveva fatto mangiare la carne di due pecore affette da brucellosi, malattia che poi il povero rumeno contrasse.

L’imprenditore agricolo gli aveva sottratto il passaporto e per restituirglielo pretendeva che lavorasse alle sue dipendenze, un altro anno di lavoro senza esigere alcun compenso.

Il passaporto effettivamente veniva ritrovato durante la perquisizione dentro l’autovettura del PIRRELLO.

Difeso dagli avvocati Gaetano Giunta di Catania e Giovanni Arigò di Roma, che hanno seguito l’iter fino in Cassazione, adesso Carmelo Pirrello è stato tradotto in carcere per scontare la pena detentiva.

 

 

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