Reportage migranti. "Sicilia: status di Regione dell'integrazione. Oppure ci abituiamo al degrado"

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Avevo scritto questo articolo prima della replica pervenuta alla nostra redazione da “Nuova Civiltà”, in merito all’ispezione dei Nas dei Carabinieri all’Educandato Castelnuovo di Santa Caterina. Lo avevamo scritto dopo aver approfondito lo stato dell’arte della legislazione vigente e dei ritardi nei pagamenti a chi eroga tali servizi sociali, siano essi destinati a migranti oppure italiani. Ne abbiamo ritardato la pubblicazione di un giorno.

Quanto accaduto nella casa alloggio per l’accoglienza degli immigrati minorenni e giovani fino a 21 anni di età di Santa Caterina, l’Educandato Castelnuovo, ha creato scandalo e reazioni veementi, sebbene ancora sotto traccia. Perchè “dire” è sempre più rischioso di “non dire” e alla fine forse la nostra società non “vuole sentire”.

C’è uno Stato italiano che ha abbandonato, di fatto, questi minori e un altro Stato (ma è sempre lo stesso) che li tutela esercitando la sacrosanta funzione di controllo e se necessario di sanzione di abusi e omissioni, perché queste sono le sue prerogative. Dopo la chiusura del programma “Emergenza Nord Africa” relativo al maggior numero di sbarchi in Sicilia dovuti alle “rivoluzioni” arabe in nord Africa e nel Vicino Oriente, il Parlamento ha bocciato un emendamento che doveva finanziare proprio l’accoglienza dei minori.

Il “Fondo per i minori non accompagnati” è formalmente pari a zero nel 2013 perchè è stato bocciato in aula l’emendamento che lo finanziava. Poi è stato rimpinguato con i residui del budget non utilizzato nella gestione emergenziale, come spiega bene Fulvio Vassallo Paleologo in un articolo su Melting Pot.

Ma cosa comporta questo?

I minori non accompagnati, siano essi richiedenti asilo in quanto provenienti da zone in guerra o con persecuzioni, o da paesi formalmente non più in guerra, con cui l’Italia ha degli accordi bilaterali come l’Egitto, hanno diritto di asilo, poiché lo Stato deve accoglierli “nel superiore interesse del minore”. La competenza (anche economica) dell’accoglienza del minore è del Comune in cui è stato rintracciato.

Ma i comuni, gli Enti locali siciliani, dove dovrebbero prendere i soldi per l’accoglienza, ovvero per pagare i progetti che insistono nelle varie casa d’accoglienza sparse per la provincia? Risposta: dalla Regione che a sua volta li riceve dal Fondo istituito presso il Governo. Per i minori non accompagnati richiedenti asilo, la competenza è direttamente del Ministero dell’Interno. Ma come abbiamo visto tale fondo è una goccia nel mare, rispetto alle esigenze reali dei territori come la Sicilia che accoglie l’80% del totale dei minori non accompagnati migranti in Italia e tra le varie province, Caltanissetta è una delle più attive visto che insiste il Cie/CARA di Pian del Lago sul suo territorio. Questa cifra significa che la Sicilia è lasciata sola a gestire un flusso grande, sebbene non enorme come si vorrebbe far passare con la dicitura “emergenza”. Il problema non è il numero di minori non accompagnati o di richiedenti asilo. Sarebbe più che assorbibile. Il vero problema è riconoscere alla Sicilia lo status di “Regione dell’accoglienza e dell’integrazione del mediterraneo” e con tale status, erogare tutto ciò che ne consegue in termini di risorse strumentali, finanziarie e umane, valorizzando il know how ormai consolidati tanto nelle istituzioni (forze dell’ordine, Procure, Servizi Sociali etc…) quanto nel privato sociale (Onlus, parrocchie, Terzo Settore, associazioni, gruppi di tutela etc…) , in modo stabile nei bilanci dello Stato.

L’accoglienza dipende direttamente dai fondi dovuti dallo Stato alle Regioni e quindi ai Comuni, soldi ad oggi non sempre garantiti e, quando erogati, accreditati con ritardi biblici, con operatori che attendono fino a venti mensilità arretrate.

migranti donne somaleDopo la fine dell’ “emergenza nord Africa”, di risorse economiche non ne sono più arrivate, mentre sono finanziati più regolarmente gli SPRARR, ma si tratta di un sistema che interviene nella fase successiva dell’integrazione.

In altre parole come accade all’Educandato Castelnuovo, anche in moltissime strutture similari da molti mesi non arrivano i fondi per tutto il necessario. Dalla gestione alla pulizia, dal vitto agli stipendi degli operatori professionali che la legge impone, in presenza di minori.

Il caso delle Ipab in tutta la Sicilia è esemplare. Si sono viste tagliare anche le risorse che la Regione dava agli Istituti di Beneficenza per le loro attività connesse ai fini statutari: italiani anziani, bambini, ragazze madri etc… con il risultato che in tutta l’Isola si verificano casi di autogestione di strutture per migranti, minori o richiedenti asilo, privi di assistenza e che i servizi generali, come la pulizia delle strutture o le mense, proseguono con difficoltà.

Le strutture che riescono ancora a offrire un servizio “modello” sono quelle più eterogenee, con organizzazioni complesse nel privato sociale, che riescono a ottemperare, compensando con risorse sostanzialmente proprie, i ritardi dello Stato. Oppure quelle in cui sono attivati gli Sprar che sono finanziati più regolarmente e però dovrebbero fare integrazione e non accoglienza.

migranti feritiQuando invece un operatore non percepisce lo stipendio da 20 mesi, il danno è enorme. Per il minore, per il lavoratore stesso e per la società, che dopo due anni e con ritardo, pagherà una prestazione forse in questi termini non più efficace.

L’altra faccia della medaglia di questo stato di cose, sono le inadempienze che vengono settimanalmente riscontrate dagli organi preposti al controllo in tema di minori. La crisi delle strutture d’accoglienza, in generale, comporta tagli alle prestazioni e alla capacità di spesa delle singole strutture che si trovano a risparmiare sul cibo, sulla qualità delle forniture e via dicendo.

Il fatto che una struttura venga accreditata a livello regionale, nonostante la Regione sia perfettamente a conoscenza dei problemi gravi di budget, è il risultato di anni di politiche di emergenza in tema di immigrazione. Di “ATTI” che non seguono “I FATTI”. Sotto la bandiera dell’emergenza si legittima tutto e il contrario di tutto e purtroppo anche la possibilità di una programmazione e pianificazione del fenomeno. La presenza di dieci o quindici mila richiedenti asilo sul territorio siciliano non è fenomeno emergenziale, ma stato di fatto consolidato. Sono numeri che potrebbero essere gestiti con risorse certe e non proibitive. Ma per farlo bisogna comprendere fino in fondo che l’immigrazione è un fattore di ricchezza per l’Italia e la Sicilia e che per la provincia di Caltanissetta, potrebbe essere la chiave per implementare i servizi socio sanitari in un’ottica di sviluppo che parta dalla “vision” di una città dei servizi.

Ma le interferenze della politica nell’assunzione del personale, i tagli orizzontali, la progettualità intermittente, almeno sul versante della “vidimazione” dei progetti da parte degli organi superiori, quando non anche a causa di competenze disarticolate negli enti e nelle associazioni, rendono l’erogazione di servizi e attività per accoglienza e integrazione, un percorso farraginoso. Se a questo si aggiunge che lo Stato ha abdicato a tale ruolo, se non militarizzando il mediterraneo, si comprende la realtà delle cose. Che non giustifica i casi di degrado. Ma ancor peggio, abitua la società ad essi, così che la società non voglia sentire.

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