Regionali Sicilia, al Forum famiglie i candidati a confronto. Le proposte degli aspiranti governatori

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«Non si può pensare alla politica del lavoro senza una politica che tolga le mani dalle tasche delle famiglie». Con queste parole Massimiliano Centorbi, presidente del Forum Famiglie della provincia di Caltanissetta, ha aperto il dibattito tra i candidati alla presidenza della Regione siciliana tenutosi al centro culturale Michele Abbate nel capoluogo nisseno. Una sedia vuota, lasciata al centro tra gli altri candidati, ha sottolineato l’assenza di Nello Musumeci, candidato del centrodestra che non fa confronti. Presenti invece i candidati Giancarlo Cancelleri del Movimento 5 Stelle, Fabrizio Micari sostenuto da Pd-Ap-Sicilia Futura-Arcipelago, Claudio Fava capolista di Cento passi per la Sicilia e Roberto La Rosa del movimento indipendentista Siciliani Liberi.

mons. Peri
mons. Calogero Peri

Indice di povertà in aumento per i giovani, calo demografico in una Regione che tra poco più di vent’anni avrà più anziani che giovani, mancanza di progressività nell’imposizione fiscale per le famiglie numerose, discriminazioni lavorative per le giovani mamme. Questi alcuni dei temi al centro del dibattito durato circa due ore.

Il Forum famiglie Sicilia, associazione di secondo livello che raccoglie 135 associazioni siciliane e otto forum provinciali, non chiede altri bonus ma «un’addizionale Irpef su misura per le famiglie che rispetti l’articolo 53 della Costituzione» in tema di progressività dell’imposizione fiscale.

Dario Micalizio, presidente regionale del Forum, ha ricordato gli articoli della Costituzione di cui l’associazione chiede il rispetto. Gli articoli 29, 31 e 53 che riguardano i temi delle discriminazioni delle mamme nel mondo del lavoro, i criteri di progressività nel carico fiscale familiare. Temi ripresi dal Vescovo di Caltagirone, Calogero Peri, delegato per la pastorale delle famiglie della Sicilia.IMG_5874

Rimodulazione delle deleghe assessoriali per le politiche familiari, aiuto per giovani coppie e mamme lavoratrici, legge n.10 del 2003 di fatto mai attuata, ticket sanitari, legge regionale sul diritto allo studio, fuga dei giovani (in 22 mila vanno via dalla Sicilia ogni anno). Queste le domande poste ai candidati alla presidenza A rispondere, nell’ordine, Roberto La Rosa, Claudio Fava, Fabrizio Micari e Giancarlo Cancelleri.

«Il nostro programma non risponde ai problemi di una sola famiglia ma a quelli della più grande e numerosa famiglia che noi immaginiamo: i 15 milioni di siciliani sparsi in tutto il mondo», ha esordito Roberto La Rosa del movimento Siciliani Liberi. «La famiglia dal punto di vista economico dobbiamo considerarla come un’azienda. La famiglia non essendo un’azienda commerciale dev’essere a totale carico di una Regione che deve avere la capacità finanziaria che oggi non ha». Risorse che per La Rosa sono rappresentate «dai 10 miliardi di euro del prelievo fiscale che volano a Roma» e che «per lo Statuto speciale dovrebbero rimanere qui».

«Hanno decapitato in modo incostituzionale l’indipendenza economica della Sicilia, eliminando l’Alta corte. La Corte costituzionale non è un giudice terzo», ha detto il candidato indipendentista, annunciando di voler incatenarsi davanti all’Agenzia delle Entrate per protesta. «Le aziende siciliane pagano oggi due volte il pizzo. Allo Stato e a cosa nostra. Il problema finanziario è un falso, è lo Stato che ha duemila miliardi di debito mentre la sicilia ne ha sette. Dove trova Cancelleri i soldi per il reddito di cittadinanza se non fa questa battaglia?».

La seconda batteria di risposte è arrivata da Claudio Fava, capolista di Cento passi per la Sicilia.

«La famiglia è il principio e la condizione di altre politiche, ma non lo è stata. È un ammortizzatore sociale e non possiamo parlare di famiglia senza parlare di povertà. Il dodici per cento delle famiglie siciliane vive in povertà assoluta. Significa – ha proseguito Fava – che l’idea della famiglia come condivisione è perduta, perchè si deve solo sopravvivere. Il 39 per cento dei residenti è a rischio proverà. Se non affrontiamo questo tema, ovvero che la famiglia è punto d’arrivo di politiche trasversali, allora la immagineremo soltanto come mitologia».

«Fare famiglia vorrebbe dire riscrivere la legge su adozioni, lo dico da padre di un bimbo adottato. Nell’adozione c’è tutto: c’è la natalità e la generosità. Eppure si vive un’esperienza mortificante con tre anni di attesa e un dispendio di energie che disorientano e spesso allontanano».

C’è un tema di povertà minorile da affrontare, secondo il vicepresidente della commissione antimafia. «Non solo bambini materialmente poveri, ma anche povertà culturale e abbandono scolastico. Non servono solo risorse economiche ma un accompagnamento, come faceva Pino Puglisi. La povertà minorile è un tema gigante in Sicilia, una condizione quasi feudale».

Secondo Fava servono interventi per diminuire il carico fiscale, modulare l’Isee in base al carico familiare, tempo pieno, oggi garantito al quattro per cento della popolazione scolastica.

L’investimento sulla famiglia – dunque – non è per Fava «una condizione patriottica». «Se alle donne togli tempo, togli natalità, se hai picchi di marginalità sociale allora togli dignità alla famiglia», ha argomentato prima di aprire un capitolo dedicato ai problemi delle famiglie con disabili.

«Decine di migliaia di famiglie ci dicono che il disabile è una condizione, non un problema, che necessita di piani di vita personalizzati. Madri che hanno rinunciato a lavorare a cui vengono negati anche i contributi previdenziali figurativi. Ci sono cinquemila insegnanti di sostegno che sono considerati posti in deroga. Oggi ci sono, domani forse. Ma la continuità didattica e di assistenza è fondamentale – ha detto Fava -. Riguarda la condizione umana e psicologica del disabile». Fava ha quindi affrontato il tema della condizione degli studenti siciliani, «una folla di ragazzi che lascia la Sicilia, un quarto dei quali laureati».

«La legge sul diritto allo studio perché non è stata mai fatta? La Sicilia è l’unica regione che non ha una legge. Il 75 per cento in Italia beneficia del diritto allo studio, in Sicilia questa percentuale scende al 32. In queste condizioni con quale faccia diciamo ai ragazzi che devono restare qui?». Diritto allo studio che non dipende solo da investimenti finanziari ma anche da politiche attive e di mobilità. «Una grande priorità, una grande vertenza è quella di dire che noi non faremo mai il ponte sullo Stretto, ma quei miliardi li pretendiamo per ammodernare una rete ferroviaria feudale e giolittiana».

«22 mila giovani se ne vanno dalla Sicilia ogni anno, ma dobbiamo parlare anche dei Neet, giovani che non studiano più e non cercano lavoro, che vivono in una totale rassegnazione. La Sicilia è terza dopo Macedonia e Guiana Francese per maggior numero di Neet”.

Il problema, secondo Fava, non è quindi quello di avere un assessorato regionale dedicato soltanto alla Famiglia. «Il tema della famiglia, come la legalità, è trasversale perché attraversa tutti i campi». Dalla formazione ai fondi europei per 20 miliardi nella prossima programmazione, secondo Fava «la Sicilia prende di più di tutti in Europa, ma ha speso poco e male». «In Sicilia c’è una burocrazia regionale spesso di grande livello ma sono venuti meno tutti i principi di responsabilità». Quindi una stoccata al presidente della regione uscente. «Caro Crocetta parlavi di rivoluzione e adesso la guardia di finanza contesta 35 milioni inutili dati al Ciapi perchè i lavoratori non hanno avuto gli strumenti per operare».

Dopo Fava ha preso la parola Fabrizio Micari, candidato Pd, Ap, Sicilia Futura, Arcipelago Sicilia

«Se la Sicilia è riuscita ad andare avanti rispetto ad una crisi più cruenta che altrove, lo si deve proprio al concetto di famiglia che in Sicilia esiste».

La legge n.10 del 2003, secondo Micari, «ha elementi validi e da utilizzare» insieme a qualche positiva esperienza di altre regioni. «Penso al Trentino Alto Adige. Sostenere giovani coppie, aiutare le madri che hanno diritto di essere donne e lavoratrici, asili funzionanti, tempo pieno nella scuola».

«In Sicilia per il contrasto alla mafia, termine che non si pronuncia più, credo che il tema dell’educazione nelle scuole sia centrale». In tema di dispersione scolastica il Rettore dell’Università di Palermo cita Bufalino con il suo “battaglione di buoni maestri”, proponendo tempo pieno, scuola anche di pomeriggio e in estate con azioni che evitino di stare in strada, inserimento dello sport a scuola. Per tal via, secondo Micari, «i professori stabilizzati in altre regioni d’Italia potrebbero essere utilizzati per fare più tempo pieno nelle scuole o utilizzati per il sostegno».

Sulle tasse per le famiglie il Rettore ha proposto per la Regione il provvedimento adottato all’Università. «Noi, per i secondi e terzi figli, abbiamo previsto una riduzione dello scaglione ISEE, una politica semplice che può essere realizzata».

Ma il problema vero è il lavoro. «C’è una situazione di precariato devastante. Semplifichiamo e sburocratizziamo la struttura regionale a supporto delle imprese. Il lavoro è fondamentale affinché le famiglie si possano formare. Si sono confuse le politiche familiari con le politiche sociali. Sono una cosa diversa, quindi nella riorganizzazione degli assessorati, che in Sicilia richiede una legge, questa distinzione tra politiche sociali e familiari mi sembra corretta».

Le risposte di Giancarlo Cancelleri, candidato del Movimento 5 Stelle hanno quindi chiuso il confronto di Caltanissetta.

Cancelleri ha iniziato il suo intervento parlando di una necessaria strutturazione della macchina amministrativa. «Abbiamo un assessorato appesantito dalle politiche del lavoro che solo in via residuale si occupa di famiglie. È un grande errore se vogliamo dare dignità a queste politiche. Quindi bisogna riportare il lavoro nell’assessorato all’istruzione e formazione mentre un assessorato sarà dedicato alla famiglia e al cittadino. Il Movimento è firmatario della proposta di legge per rivedere i criteri Isee delle famiglie, che dovrebbero valutare il numero dei componenti per abbassare l’incidenza sui tributi locali».

«Oggi – ha detto Cancelleri – il sistema sanitario regionale non riesce a coprire le esigenze. La legge sui disabili gravi ha trovato copertura tagliando una serie di voci, e non in via prioritaria. In questo caso invece, prendi il bilancio e apposti la cifra e così sarà per sempre. Sulla salute dobbiamo anche fare un altro ragionamento. Una donna mi ha consegnato una lettera, mi scrive che al quarto mese di gravidanza le hanno prenotato un’ecografia tra un anno. Questo è un problema. Noi proponiamo un singolo Centro unico di prenotazione regionale, un Cup che dia trasparenza a tutti i cittadini che devono fare una visita. Con la possibilità di verificare se davvero quell’esame non si possa fare in tempi celeri. Se il Cup non riesce a garantire visite in tempi ragionevoli e il paziente dovrà affrontare visita privata, allora la Regione pagherà quella visita ma non presso il privato convenzionato».

La mobilità passiva costa 250 milioni di euro l’anno alla Sicilia per cui Cancelleri propone l’istituzione di un osservatorio «che guardi alle prime quattro discipline per cui si va fuori, creando centri d’eccellenza e investire qui da noi questi soldi».

Per le giovani mamme lavoratrici Cancelleri promette l’utilizzo di un fondo regionale da creare con il taglio dei vitalizi all’Ars. «Ogni anno l’Ars spende 17 milioni per vitalizi. Li aboliremo perchè non sono diritti acquisiti. Recuperiamo i soldi e facciamo un fondo per le giovani donne lavoratrici che oggi scelgono di non avere una gravidanza, con una spesa che dalle tasche della politica andrà ai cittadini».

Per il lavoro Cancelleri annuncia un miliardo di euro in cinque anni, lanciando la proposta di un unico istituto regionale d’investimento accorpando Irfis, Crias e Ircac. «Un miliardo sull’occupazione in cinque anni, di cui 500 milioni dal fondo sociale europeo. Investendo sulle imprese a tasso agevolato, allontanando fino a dieci anni la prima rata di restituzione del prestito da parte delle aziende in base al numero di assunzioni stabili».

In tema di diritto allo studio Cancelleri apprezza le misure varate in Trentino in favore degli studenti. «Cento euro al mese per pagare la casa, il resto in volontariato, insegnando ai giovani di scoprire la bellezza di donarsi agli altri».

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