Rapinato gioiellerie in corso Umberto. Minacciato con la pistola e imbavagliato da un falso cliente

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Una rapina dai contorni violenti  si è verificata stamattina in corso Umberto a Caltanissetta, ai danni della gioielleria di Giorgio Bellia.

L’attività è anche un compro oro il cui titolare, all’orario di apertura è rimasto vittima di un rapinatore a volto scoperto che  si è trovato davanti.

Minacciato con una pistola alla bocca, il gioielliere è stato intimato a non urlare. “Non fare nulla altrimenti ti sparo”, gli ha detto il giovane. Il rapinatore lo ha fatto salire al  piano superiore del locale, e prima di imbavagliarlo e legarlo con lo scotch a una sedia lo ha costretto a consegnare le chiavi della cassaforte. Il ladro ha quindi razziato gioielli per almeno 10 mila euro e successivamente si è dato alla fuga, con una precauzione da rapinatore esperto. Ha cancellato dal server le immagini a circuito chiuso delle telecamere della gioielleria per sviare le indagini, ma soprattutto ha prelevato il registro obbligatorio dove i “compro oro” devono registrare i dati anagrafici di chi vende oro, argento e preziosi.

A scoprire il misfatto la moglie, che tentando di entrare in negozio ha trovato chiuso e dopo un po’ si è allarmata, chiamando il 115. I vigili del fuoco hanno sfondato una finestra per entrare. Bellia in stato di choc per le modalità della rapina subita, sta comunque bene.

La vittima è rimasta imbavagliata e legata mani dietro la schiena alla sedia, a cui era legato anche al bacino e alle gambe. Il rapinatore era andato già due volte in quel negozio per vendere il proprio oro. Dall’accento catanese, giovane e robusto, una prima volta aveva fatto pesare una collanina e un bracciale, salvo poi pentirsene e dando appuntamento al gioielliere per un’altra volta.

Quando stamane il titolare lo ha visto davanti la porta, lo ha riconosciuto ed ha fatto tranquillamente scattare la serratura a comando per farlo entrare. Inizialmente l’uomo ha fatto finta di voler vendere un gioiello, facendolo pesare. Quando il commerciante stava annotando gli estremi del suo documento d’identità sul registro, il malvivente gli ha chiesto il motivo dell’identificazione, ottenendo in risposta che si tratta di un adempimento obbligatorio.

A quel punto è scattata la violenza. Prima uno strattone e poi una forte spinta, che hanno lacerato la felpa indossata dal gioielliere, e quindi la minaccia con la pistola spinata dietro la nuca.

“Per tre ore e mezza sono stato legato e imbavagliato”, spiega Bellia. “Sentivo mia moglie e altri in strada che parlavano, ma non potevo comunicare in alcun modo. La pressione si è alzata e mi sono iniziate a gonfiare le mani, a causa della stretta dei legacci di scotch”.

 

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