Rapina in banca, la Questura: "banditi inchiodati per altri colpi". Si cerca il complice

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Giovanni Giudice e Fabio Lacagnina - Mobile e VolantiL’arresto di Giuseppe La Vattiata e Salvatore Balsamelli, i due rapinatori catturati dagli agenti della Sezione Volanti della Questura in collaborazione con la Squadra Mobile, sezione criminalità comune, ha consentito di risolvere una serie di casi connessi ad altrettante rapine in banca compiute in diversi centri della Sicilia.

Lo hanno rivelato il capo della sezione volanti, Fabio Lacagnina e Giovanni Giudice, capo della Squadra mobile nissena, in una conferenza stampa tenutasi questa mattina per illustrare i risultati delle indagini scattate dopo l’arresto dei due banditi.

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In particolare sarebbero almeno altre tre le rapine compiute dal trio, a Erice, Enna e San Cataldo nel mese di luglio 2012, il 19 a Enna e il 27 proprio a San Cataldo in via Babbaurra ai danni di un altro istituto di credito. La Polizia, infatti, è sulle tracce del terzo complice, l’autista dell’auto con la quale i rapinatori sono giunti in viale della Regione al “Credito Siciliano”.

“Contiamo di inchiodarli anche per le altre rapine”, ha detto in conferenza il capo della mobile Giudice. “La squadra mobile di Enna era già sulle tracce del trerzetto ed aveva collegato gli autori del colpo a Enna con le rapine di Erice e San Cataldo. In quest’ultimo caso avevano usato il passamontagna. Ma coincide tutto. Il tipo e la marca di occhiali da sole utilizzati e adesso sequestrati, i passamontagna, l’utilizzo delle fascette di plastica per immobilizzare clienti e dipendenti. Ma adesso, con l’arresto in flagrante avvenuto ieri qui a Caltanissetta, il quadro si compone”.

Il capo della Sezione Volanti Fabio Lacagnina ha sottolineato come abbia funzionato alla perfezione il meccanismo di controllo del territorio. “Uno strumento in mano ai cittadini che sempre più devono imparare a utilizzarlo”, ha spiegato, riferendosi alla tempestività con cui la Polizia è intervenuta dopo pochissimi minuti dalla segnalazione giunta da un dipendente ad un’amica con cui era al telefono casualmente durante l’irruzione.

Si tratta di poco più che ragazzi, hanno spiegato gli inquirenti, ma per questo pericolosissimi, proprio perchè non abituati a reggere la tensione di questi momenti così carichi di adrenalina. Paradossalmente è meno pericoloso un rapinatore incallito che conosce i limiti da non travalicare per non trasformare il reato di rapina e furto in qualcosa di irreparabile per le vittime e per se, in termini di pena, piuttosto che un ragazzino che può farsi prendere dal panico.

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