Raffineria. Dopo l'accordo, tutto fermo per l'area di crisi

1037

“La questione della Raffineria di Gela rimane ad oggi irrisolta a causa della non attuazione , nella sua integralità , del protocollo di intesa firmato al MISE nei mesi scorsi. Un ingiustificato immobilismo del Governo Regionale e del Governo Nazionale”. Lo affermano in una nota i segretari della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro, della CISL Sicilia, Domenico Milazzo e della Uil Claudio Barone, unitamente ai segretari territoriali di Caltanissetta, Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Vincenzo Mudaro. La nota è indirizzata al Presidente Crocetta, al governo ed ai ministri del lavoro e sviluppo economico ed ai capigruppo di Camera e Senato, oltreché ovviamente all’Eni, per chiedere la piena attuazione del protocollo d’intesa per la riconversione della raffineria in green raffineria e in particolare per superare l’immobilismo istituzionale nella richiesta e successiva dichiarazione dello stato di crisi complessa per l’area gelese.
“L’accordo prevede l’utilizzo dei Fondi Europei per la Globalizzazione (FEG), per attivare la cassa integrazione dei lavoratori dell’indotto e la richiesta formale dello Stato di Crisi complessa per l’area su cui ricade il sito industriale di Gela. Nonostante le ripetute sollecitazioni da parte di CGIL , CISL e UIL Territoriali e Regionali, non comprendiamo i ritardi del Governo Nazionale e Regionale nell’attivare tutte le procedure necessarie a garantire, così come previsto nel Protocollo, tutti i lavoratori dell’indotto.
Per la cassa integrazione, Cgil, Cisl e Uil hanno inoltrato la richiesta al Ministero del Lavoro, di fatto sostituendosi alla Regione, affinché i fondi per la riconversione dei lavoratori servano prima di tutto a garantire la continuità del reddito, stanziando in loro favore i fondi per la CIG.
Sulla richiesta dello Stato di Crisi Complessa per l’area gelese, i sindacati ricordano che l’accordo di novembre al Ministero dello Sviluppo economico (per la riconversione in bio-raffinazione salvaguardando i livelli occupazionali), prevedeva l’attivazione di tutte le misure in favore dei lavoratori dell’indotto, delle imprese e degli investimenti.
La dichiarazione dello Stato di Crisi Complessa per l’area gelese, doveva rappresentare un adempimento rapido da parte della Regione per accelerare l’iter del Protocollo d’Intesa. La stessa attenzione dovevano avere i Ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico.
Il presidente Crocetta, convochi la giunta per pochi minuti, tanto basterebbe per approvare la richiesta dello stato di crisi da inoltrare al Mise. In un momento in cui si discute di semplificazione burocratica, non si faccia passare il tempo senza cogliere una grande opportunità per il territorio.
Si mostri maggiore consapevolezza istituzionale. L’apertura dell’area di Crisi Complessa, agevolerebbe il percorso di quelle aziende che hanno chiesto di utilizzare a prezzo di costo le aree produttive dismesse per nuovi investimenti. E’ ad esempio il caso di Mossi e Ghisolfi che ha avanzato istanza per poter investire nel territorio.
Alla luce di tutto ciò, è interesse di tutte le parti sociali e delle imprese avviare l’iter in modo rapido. Le istituzioni locali, piuttosto che impegnarsi in equilibrismi politici, facciano sentire la propria voce presso la Presidenza della Regione ed i Ministeri interessati, pretendendo interlocutori tecnici e istituzionali che diano attuazione al protocollo per l’area di Gela.
Nei complessi rapporti tra Regione ed Eni non possono esserci uomini per tutte le stagioni, che ricoprono più incarichi. Auspichiamo che tutte le parti sociali, a partire dalle imprese, facciano sentire la propria voce per richiamare le istituzioni a compiere e completare un percorso positivo in questa vicenda”.

Commenta su Facebook