"Quinten". Il nuovo lavoro della band nissena. Non solo "Personale"

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Quinten_bookletLa musica c’è, il sound pure, il prodotto funziona e i Quinten collezionano un nuovo tassello sul curriculum con l’uscita del nuovo album, dal titolo più semplice che mai: “Quinten”. Il cd, edito dalla New Sensations e distribuito dalla Map di Milano (www.map.it), contiene i brani del primo album, “Personale”, più alcune cover completamente rivisitate dallo stile autentico della band: “Drive my car” (Beatles), “Ironic” (Alanis Morissette), “Why” (Annie Lennox), “Roxanne” (Police), “Ain’t no sunshine” (Bill Withers). Questi ultimi due brani sono già stati inseriti, nei mesi scorsi, in alcune compilation a distribuzione nazionale, edite dalla prestigiosa etichetta Halidon, dove i Quinten compaiono accanto a nomi quali Joe T. Vannelli e Bob Sinclar.

L’album sarà presentato il 28 dicembre all’Oasi della Cultura di Caltanissetta, con un concerto. Intanto, la band sta lavorando ai nuovi inediti e in primavera sarà in sala registrazione per il terzo album.

Formazione:

Debora Di Pietra (voce) Ignazio Cianciolo (voce e chitarra) Fabrizio Angotti (chitarra e voce) Giulio Vinci (Piano & Tastiere) Peppe Sferrazza (basso) Danilo Lapadura (batteria e percussioni)

Note biografiche

I Quinten nascono nel 2002, uniti dalla comune passione per la musica, quando ormai ciascuno dei componenti aveva maturato varie e ricche esperienze dal vivo e importanti collaborazioni. Il nome è un nome proprio olandese che deriva dal protagonista di un noto romanzo di Harry Mulisch, “La scoperta del cielo”, dove Quinten è figlio di una sorta di progetto celeste.

Dopo le prime esibizioni dal vivo presso vari locali del panorama regionale siciliano, la band pubblica nel 2008 il primo album dal titolo “Personale”. Il cd riscuote successo, al punto da guadagnare un passaggio radiofonico nazionale su Radio 1 Rai, nella trasmissione “Demo”. Michel Pergolani, conduttore della trasmissione, definisce l’album «un disco pop-rock, con contaminazioni jazz, assai ben fatto».

Le lusinghe della critica non si fermano qui: Marco Baroncini, altro grande critico musicale, parla di «mescolanza di richiami folk d’oltreoceano (il lato più acustico e tranquillo dei Pearl Jam con un tocco di Dave Matthews) con caldi sapori mediterranei» e definisce l’ascolto dell’album «sicuramente piacevole, adatto al bisogno di tranquillità dell’uomo moderno, un quadro dai colori intensi, soffici e avvolgenti»

Anche la stampa, e in particolare, “Repubblica”, dedica al gruppo una lusinghiera recensione: «I loro brani si distinguono per i toni morbidi ed eleganti che a volte, complice la suggestiva nebbiosità vocale di Cianciolo, rimandano a Donald Fagen ed ai suoi Steely Dan». (Gigi Razete su “Repubblica” del 28 gennaio 2009)

Nel frattempo i Quinten guadagnano l’attenzione di Massimo Monti, illustre distributore che gestisce la MAP di Milano. Il disco della band viene così distribuito in tutto il territorio nazionale ed è ad oggi possibile acquistarlo visitando il sito www.map.it.

Nel settembre del 2009, dopo aver registrato un nuovo album di cover, vengono notati dalla prestigiosa etichetta Halidon, che, su concessione della Map, inserisce la loro versione di “Roxanne” noto brano dei Police, nella compilation “Re-touch vol. 1” e in “Night in Milan”, mentre la loro versione di “Ain’t no sunshine”, celebre pezzo di Bill Withers, compare più tardi su “Re-touch vol. 2” e “Night in Paris”, assieme a prestigiosi nomi come Bob Sinclar, Shaggy, Joe T Vannelli.

Gli arrangiamenti dei Quinten sono del tutto originali e spaziano dal blues al country, al jazz, all’etno. Alla base di tutto semplicità di struttura e privilegio dell’espressione, come stimolo alla carica emotiva e della band e del pubblico. È questo il modo in cui il gruppo concepisce la musica e vuole trasmetterla. In fondo, il segreto di ogni performance è la ricerca di uno scambio di vibrazioni tra musicisti e pubblico, che è l’essenza del suonare.

Tra le loro più importanti esibizioni si ricordano la partecipazione alla rassegna “Belvedere & Suoni” 2003, l’open act for Rita Marcotulli (Caltanissetta, 2003), l’open act for Marina Rei (“Alburni jazz festival” Serre [Sa] 2010).

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