Pubblicato in gazzetta ufficiale il decreto “salva opere”. Boccata d’ossigeno per le imprese creditrici di Cmc

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A dieci mesi dal corteo di associazioni, istituzioni, imprese e sindacati che portò in piazza Garibaldi a Caltanissetta qualche migliaio di persone con in testa il vescovo della diocesi, Mario Russotto, per chiedere soluzioni alla crisi dei creditori della Cmc di Ravenna, contraente generale per il raddoppio della Ss640, lunedì 16 dicembre è stato pubblicato in gazzetta ufficiale il decreto “salva opere” che istituisce un fondo da 45,5 milioni di euro per gli anni 2019/2020 in favore di fornitori e sub appaltatori. Nel solo territorio del centro Sicilia oltre 100 aziende sono entrate in crisi a causa di crediti vantati e non riscossi per lavori e forniture effettuati in favore della Cmc.

Il decreto del ministero delle Infrastrutture definisce i criteri d’assegnazione delle risorse e le modalità operative del fondo. Le somme vengono pagate direttamente a sub fornitori e sub appaltatori nell’ambito di appalti pubblici gestiti da aziende entrate in crisi come Cmc e Astaldi. Nel caso del colosso ravennate si tratta di un’azienda in concordato preventivo e la norma consente di derogare ad alcune disposizioni del codice civile. Il fondo salva-opere viene alimentato dal versamento di un contributo pari allo 0,5% del valore del ribasso offerto dall’aggiudicatario delle gare di appalti pubblici di lavori, di servizi e forniture.

Un iter non semplice quello che ha portato alla pubblicazione del decreto e ancor prima della norma inserita del decreto Crescita. Servì una riscrittura dell’emendamento, inizialmente inserito e poi ritirato dal decreto “Salva imprese”, successivamente un parere del Consiglio di Stato. “Se c’è un merito nella costituzione del fondo salva opere va dato al presidente del Consiglio Conte”, ha detto pochi giorni fa il viceministro alle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri.

Le risorse del Fondo sono destinate a soddisfare, nella misura massima del 70%, i crediti insoluti dei sub-appaltatori, dei sub-affidatari e dei sub-fornitori nei confronti dell’appaltatore ovvero, nel caso di affidamento a contraente generale, dei suoi affidatari di lavori, quando questi sono assoggettati a procedura concorsuale, nei limiti della dotazione del Fondo.

Con una dotazione di 45,5 milioni di euro, 12 per il 2019 e 33,5 per il 2020, il Fondo andrà a ristorare i crediti verso le aziende interessate da crisi avviate dopo il primo gennaio 2018, come ad esempio le imprese siciliane interessate dalla crisi di Cmc e quelle impegnate nella costruzione del quadrilatero Umbria/Marche, interessate dalla crisi di Astaldi.

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