Province. L'appalto surreale per restaurare "l'aula" che non c'è.

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Consiglio-provinciale“Hanno avuto inizio i lavori di restauro delle imponenti decorazioni pittoriche dell’aula del Consiglio provinciale di Caltanissetta, nell’ambito dell’appalto che prevede al contempo anche il rifacimento (già in corso) dell’impianto elettrico degli uffici provinciali ubicati nell’ottocentesco palazzo di viale Regina Margherita”.

Fatta eccezione per l’impianto elettrico che servirà anche agli uffici del nuovo “consorzio” di comuni, i lavori di restauro delle decorazioni pittoriche dell’aula consiliare, il cui avvio è stato comunicato in una nota della provincia regionale di Caltanissetta proprio oggi nel giorno dell’abrogazione del consiglio che in quell’aula doveva sedere e non sederà più, ancorchè utili e doverosi per l’importanza storica e architettonica del palazzo, manifestano in modo plastico l’irruenza del provvedimento varato oggi all’Ars, nei confronti di un apparato a rischio estinzione che continua a lavorare come se nulla fosse.

“La parte dell’appalto relativa agli interventi nell’aula (per un importo di 85 mila euro) viene espletata dalla ditta Maria Serena Bavastrelli Cipolla di Palermo, che guida un pool interamente femminile, costituito dalle restauratrici Rosalba Gambino, Giusy Buttitta, Daniela Butera e Fabrizia Capostagno dell’Accademia del Restauro di Palermo. Da ricordare – prosegue la nota – che l’aula, nata su progetto di Luigi Greco, fu ultimata nel 1900, compresa l’installazione degli scranni, mentre le decorazioni delle pareti e della volta furono realizzate dagli adornisti palermitani Cavallaro, Lentini e Sutera tra il 1902 e il 1903, coordinati dal pittore mussomelese Salvatore Frangiamore”.

Tutto bello, i lavori di restauro sono il legittimo intervento di tutela del patrimonio. Ma evidentemente avevano anche un intento funzionale, quello di far proseguire al meglio le riunioni del consesso provinciale in un ambiente adeguato, risanato, svecchiato.

Chissà se fosse stato a conoscenza della prospettiva di una prematura scomparsa della figura del consiglio provinciale, della giunta e del presidente, l’Ente avrebbe appaltato l’opera con lo stesso tempismo. Perchè i lavori di restauro sono indirizzati “all’aula del consiglio provinciale” che a differenza di altri palazzi antichi che ospitano istituzioni rappresentative, nasceva proprio per quella funzione e gli scranni facevano parte del progetto. Insomma è solo il segno, l’esempio plastico e la didascalia di quanto sta accadendo. Si lavora ancora (con tutti i se ed i ma del caso) per tenere in piedi un palazzo che non c’è più… da stasera?

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