“Siamo pronti a fare la nostra parte”. Intervista a Fabio Mocciaro uno dei tre ingegneri assunti subito dopo la laurea

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spremutaAbbiamo intervistato Fabio Mocciaro, uno dei tre giovani neolaureati all’Università Kore di Enna appena assunti da un’azienda con un contratto a tempo indeterminato.

Fai parte del team di tre giovani neolaureati che sono stati appena assunti a tempo indeterminato. Secondo te, perché questa notizia ha avuto un rilievo a carattere regionale e nazionale?

Sinceramente è la cosa che meno mi è piaciuta di tutta la vicenda, mi pare assurdo che l’assunzione di tre “giovani” ingegneri possa risultare un fatto così eccezionale. Tuttavia è comprensibile se ci concentriamo sul collega che, laureatosi pochi minuti prima, ha firmato il contratto di assunzione ancora con la corona d’alloro sulla testa; non capita tutti i giorni in effetti. Penso, infatti, che senza questo importante dettaglio, la cosa non avrebbe fatto notizia, o quantomeno non fino a questi livelli. Inoltre credo che la notizia sia stata dettata anche dal fatto che la particolare tipologia di contratto con cui siamo stati assunti, non venga normalmente sfruttata a pieno; si tratta di un contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca che ha fondamentalmente lo scopo di inserire i giovani nel mondo del lavoro. Proprio per la particolarità della procedura, a quanto pare non semplice da mettere in pratica, è stato fondamentale il supporto dell’Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro (ANPAL).

Lavorerete per un’azienda che ha collaborato con l’Università Kore di Enna. Allora è possibile una sinergia fra l’alta formazione universitaria e il mondo del lavoro?

Svolgeremo una parte dell’attività lavorativa presso i laboratori della Kore di Enna portando avanti una ricerca per conto della En-Sit s.r.l., l’azienda per cui lavoriamo appunto. Un ponte tra Università e mondo del lavoro che evidentemente porterà vantaggi a tutti, e soprattutto una possibilità che ci consente di inserirci nel mondo del lavoro nell’ambito per cui abbiamo studiato. Ritengo che sia la formula giusta per vedere finalmente applicata questa sinergia di cui sempre sentiamo parlare, ma che purtroppo, almeno dalle nostre parti, raramente abbiamo visto applicata. Tra l’altro l’azienda e l’Università hanno collaborato anche nella ricerca dei ragazzi da assumere, emettendo un avviso pubblico in cui si invitavano i neolaureati a presentare la propria candidatura per il progetto in questione; non ci resta che sperare che questa “formula” diventi lo standard.

Di cosa vi occuperete concretamente?

Studieremo, e proporremo, soluzioni sostenibili per l’efficientamento energetico delle strutture pubbliche e private. Per fare qualche esempio concreto: impianti fotovoltaici, impianti mini-eolici, “relamping”, ecc. E questo a qualunque livello, dalla consulenza iniziale, alla posa in opera degli impianti progettati, alla gestione e manutenzione negli anni. Ma abbiamo davvero tanto da imparare…

La vostra è una storia positiva fra le tante negative. Di cosa hanno bisogno i giovani siciliani per restare nella propria isola e per promuoverne lo sviluppo?

Positività e incoraggiamento. Troppo spesso infatti sentiamo dire ai più grandi “andatevene da qua che non c’è niente”, oppure “una volta si che si lavorava, ma adesso niente è rimasto”. Ora mi rendo conto di essere l’ultimo arrivato e non pretendo minimamente di poter giudicare il mondo del lavoro, ma possibile che l’unico che l’unico consiglio che la precedente generazione sa darci è quello di abbandonare la nostra terra? Per quanto mi riguarda è inaccettabile! Se sono stati commessi degli errori, e mi pare evidente quale generazione li ha commessi, siamo pronti a sbracciarci, a fare la nostra parte, a rimediare nonostante la colpa non sia assolutamente nostra. Ma vogliamo avere la possibilità quantomeno di provarci, e per farlo abbiamo bisogno di essere incoraggiati. E poi, neanche a dirlo, abbiamo bisogno di fiducia. È vero, siamo giovani, ma abbiamo sudato sui libri per anni e adesso abbiamo sete di esperienza. Ma se questa possibilità non ce la concede nessuno, come possiamo fare la nostra parte? Come possiamo fare esperienza?

La tua possibilità lavorativa nasce da una sinergia fra il sistema accademico e la realtà aziendale. La politica sembrerebbe esclusa. È così?

Penso di no. La politica ha certamente fatto la propria parte a suo tempo, mettendo a punto lo strumento legislativo che ha permesso all’azienda di assumerci con sgravi fiscali ed altri vantaggi di questo tipo. È una mossa intelligente: veniamo accompagnati nella crescita professionale dall’azienda stessa che, per il tempo che dedicherà alla nostra formazione, riceverà uno sgravio fiscale via via decrescente man mano che saremo nelle condizioni di produrre, per l’azienda stessa, un reddito. Per questo ritengo che la politica non è affatto esclusa da questa vicenda, anzi possiamo dire che la nostra assunzione rappresenta la dimostrazione che lo strumento messo a punto è efficace e quindi si deve proseguire su questa strada.

Per una Caltanissetta sempre più svuotata delle sue giovani generazioni, il vostro caso può segnalare la possibilità che nel nostro territorio si può investire, crescere e, dunque, restare?

Per quanto mi riguarda questo non deve assolutamente essere un punto di arrivo ma, al contrario, l’occasione per iniziare a crescere professionalmente. Detto questo, sì: non solo si può investire nel nostro territorio, ma si deve investire. Gli strumenti di formazione ci sono tutti, e la globalizzazione tecnologica ci consente di essere collegati col mondo intero in pochi secondi. L’ho già detto e lo ripeto ancora, noi giovani vogliamo fare la nostra parte per il rilancio di questa terra, abbiamo studiato per anni e adesso abbiamo bisogno di ricevere fiducia; fiducia dai più grandi, fiducia dal mondo del lavoro, fiducia dalle istituzioni. Caltanissetta, per quanto sia una città difficile e piena di problemi, è ricca di belle realtà, di persone (fra cui tantissimi giovani) che fanno da anni la loro parte, contro tutti e contro tutto, per provare a migliorare le cose. E spesso ci riescono anche! Quindi coraggio, lo dico prima di tutto a me stesso che spesso mi faccio prendere dal pessimismo, ed in effetti è molto facile vedendo quello che ci circonda. Coraggio perché se ci proviamo, e facciamo la nostra parte, sembrerà meno impossibile di come appare adesso.

Intervista a cura di Rocco Gumina

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