Processo Montante, Michele Tornatore: “Un giorno si aprì la sua valigetta. Dentro mazzette da 100 e 200 euro”

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“Mi ero rifiutato di firmare una liberatoria per fare un nuovo contratto di lavoro. A quel punto Montante non accettò il mio rifiuto e mi disse fino a quando io vivrò tu non lavorerai più da nessuna parte. Farò delle lettere circolari a tutte le aziende con cui ho contatti con cattive referenze su di te. Non andai avanti con azioni legali perché mi dissero che al 50% in tribunale mi si poteva anche non dare ragione. E quindi siccome non me lo potevo permettere ho preferito così”. Lo ha detto Michele Tornatore, oggi ristoratore, all’epoca dipendente dell’Htm , società del gruppo Montante deponendo al processo con rito ordinario sul Sistema Montante, rispondendo alle domande del Pm Stefano Luciani. Tornatore ha ricordato anche un altro episodio: “Arrivammo con la macchina davanti l’ingresso dell’albergo Jolly Hotel di Milano e lui mi chiese di dargli una mano per portare su i bagagli. Dissi di chiamare il fattorino visto che la macchina era messa male e lui mi rispose: ‘no visto quello che è contenuto nei bagagli preferisco che lo faccia tu’. Una volta arrivati in stanza, mentre io posavo gli altri bagagli, lui infilò la sua valigetta sotto il letto. La borsa si aprì ed era piena di mazzette da 100 e 200 euro”.

“Notò il mio imbarazzo – spiega il teste – e mi disse che quelli erano soldi che doveva dare a una persona”. Tornatore parla anche di favori promessi da Montante. “Una volta – racconta – eravamo in macchina e Montante disse al suo interlocutore al telefono: diamogli un incarico perché comunque è il marito di un magistrato. Non so chi sia la persona e chi fosse il magistrato”.

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