Processo Capaci Bis. In aula i periti sull'esplosivo confermano tesi Procura

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“Cosa Nostra aveva una disponibilità di circa 12 o 13 quintali di esplosivo e questo risulta da alcuni sequestri operati dalle forze dell’ordine a Brancaccio, San Giuseppe Jato e Misilmeri. È fondato ritenere che l’esplosivo utilizzato per la strage di Capaci provenisse da vecchi ordigni bellici perché sarebbe stato problematico reperire attraverso altri canali una quantità enorme, circa 15 quintali, come quella utilizzata per commettere l’attentato”. Lo hanno riferito i periti Claudio Miniero e Marco Vincenti nel processo per la strage di Capaci, in corso davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta e che vede imputati gli affiliati alla cosca mafiosa di Brancaccio Salvo Madonia, Vittorio Tutino, Lorenzo Tinnirello, Giorgio Pizzo ed il pescatore Cosimo Lo Nigro.
I periti hanno spiegato che l’Rdx – uno dei componenti utilizzati per confezionare l’ordigno che il 23 maggio ’92 uccise Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani – è stato utilizzato anche per commettere altri attentati successivi a quello di Capaci.

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