Primo maggio. Emanuele Macaluso e quella bandiera rossa in cima al Redentore per sfidare il fascismo

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(Di Emanuele Macaluso dal blog Em.Ma in corsivo) Oggi è il Primo Maggio, la giornata dei lavoratori, ma tutto appare come ieri e l’altro ieri. E come sarà ancora domani.
Eppure, in queste ore, la mia mente torna agli anni quando il Primo Maggio era effettivamente la giornata in cui il mondo del lavoro diventava protagonista.
Ricordo bene cosa fosse questa ricorrenza negli anni che seguirono la Liberazione. E anche negli anni del fascismo. Nel 1942, il mio capocellula Boccadutri mi chiamò e disse che dovevamo sfidare il fascismo e, per farlo, dovevamo scrivere di notte, sui muri della città, “viva il Primo Maggio”. E piantare anche una bandiera rossa sulla collina che domina Caltanissetta, al “Redentore”, là dove c’è una statua di Gesù.
La bandiera fu cucita dalla madre di uno dei nostri compagni e noi la facemmo sventolare in cima al Redentore sin quando la polizia accorse e la tolse.
I miei pensieri oggi vanno a cos’era il Primo Maggio, soprattutto nei Comuni in cui in sindacato e i partiti di sinistra – Pci e Psi – erano forti. Nei centri minerari di Riesi, Sommatino, Delia, anche a Mazzarino.
La banda del paese precedeva il corteo suonando l’inno dei lavoratori scritto da Filippo Turati: “Su fratelli, su compagni, venite in fitta schiera…”.
Anche in città si faceva un gran corteo e un comizio. Poi si andava a mangiare in campagna: frittate, uova sode, fave, pecorino e un fiasco di vino. Erano, anche quelli, raduni di lavoratori e di popolo. I signori stavano nelle loro case in città: quel giorno non uscivano.
Con il passar degli anni questa tradizione si è spenta. A riaccenderla, ma con altro spirito e un altro modo d’essere, la giornata ha sempre previsto a Roma e in tv un grande concerto e il raduno in piazza San Giovanni, tanti giovani e non molti lavoratori.
Quest’anno piazza San Giovanni e tutte le piazze d’Italia sono un deserto: tutti a casa.
Ci sarà solo la tv. Per tutti.
I lavoratori sono in quarantena. Lunedì molti riprenderanno a lavorare nelle fabbriche. Tutto, però, resta incerto nel futuro del mondo del lavoro. Molti lavoratori sono già in povertà, spesso si rivolgono alla Caritas per un pasto.
Insomma, un vero Primo Maggio non c’è. Forse c’è solo la speranza che qualcosa possa cambiare. Ovunque.

(Primo Maggio 2020)

Tratto dal blog Em.Ma in corsivo di Emanuele Macaluso su facebook

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