“Preoccupati se anche qui succedono queste cose”. Sabir di Kabul: “Islam non vuole si ammazzino persone”

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Emozione e unanime sdegno suscitati in Italia dall’attentato di venerdì 13 a Parigi, e uno stato d’allerta innalzato a livello 2 dal Ministro dell’Interno, Angelino Alfano.

Tra i luoghi sensibili oggetto di maggiori controlli anti terrorismo, il centro d’accoglienza di Pian del Lago e la vasta platea di rifugiati e richiedenti asilo che transitano dal capoluogo nisseno. Si tratta di controlli preventivi che già vengono normalmente effettuati e che in questo frangente il Governo, con una circolare, chiede alle Prefetture di intensificare evidenziando agli organi superiori eventuali segnali di allarme.

Ma nel nisseno, dove c’è la presenza di un apparato investigativo consolidato in tale settore, non ci sarebbe alcun segnale specifico. I controlli vanno estesi in particolare all’accurata identificazione dei migranti richiedenti asilo politico che in Italia, e quindi anche per la commissione per il riconoscimento del loro status a Caltanissetta, rappresenta una procedura approfondita. In tal senso il presidente della commissione regionale antimafia, Nello Musumeci, ha chiesto di accorciare i tempi per concludere l’iter che va dal riconoscimento del migrante all’accertamento dello status di rifugiato politico, evitando tempi morti in cui il richiedente asilo possa permanere in territorio siciliano, senza essere ancora identificato. Ciò è accaduto quando per l’eccessiva mole di flussi migratori nei punti di approdo, come Lampedusa, i migranti vengono lasciati transitare con un foglio di via, senza un’approfondita identificazione. Questi poi giungono nelle città sedi di CARA, come Caltanissetta, e nel periodo intercorso tra l’arrivo e la presentazione della richiesta per lo status di rifugiato, sono praticamente “invisibili”. Ma ciò non significa che non siano “monitorati”.

Due le manifestazioni ieri in solidarietà alle centinaia di vittime del terrorismo di Parigi. In mattinata una manifestazione spontanea dei migranti rifugiati ospiti del Centro Madre speranza, per urlare la loro solidarietà alle vittime francesi, ai loro familiari, e segnare una netta distanza con i terroristi in nome dell’Islam.

12194908_10206790026181566_6734262792816235971_o“Tanti parlano di musulmani ma l’Islam è una religione di pace. Chi usa la religione per compiere questi atti non sono musulmani, la nostra religione non vuole che si ammazzino le persone”, chiarisce Sabir Niazi, afgano esule, mediatore culturale del Centro Madre Speranza, uno degli organizzatori della manifestazione spontanea di ieri mattina tra le vie del centro storico.

Quando gli chiediamo se sente un clima ostile nei loro confronti dopo i fatti di Parigi, Sabir ammette di averlo sentito nei telegiornali, “ma non personalmente da italiani, che fino ad oggi rispettano i migranti”.

Nelle prime ore dopo la strage di Parigi, si era diffusa la notizia che un attentatore avesse un passaporto egiziano di un rifugiato politico approdato in Grecia e poi andato in Francia. Una notizia smentita, a partire dalla dubbia autenticità del passaporto ritrovato (va detto comunque che la Grecia non ha alcun apparato per l’accoglienza, identificazione e riconoscimento di rifugiati politici). Eppure è bastata questa notizia per mettere in discussione, nei social network e nelle sale del dibattito televisivo, anche il sistema di accoglienza in Italia.

“I ragazzi che arrivano a Caltanissetta aspettano il permesso di soggiorno, poi  vogliono cercare lavoro, generalmente non qui. Tanti vanno al nord, a Milano, Roma, Bologna per trovare un lavoro. Per sistemare la propria vita. Vengono da un’associazione dell’afghanistan da 40 anni in guerra, prima i russi, poi i mujaheddin, poi i taleani, per questo i ragazzi scappano. Abbiamo fatto questa manifestazione perchè siamo veramente dispiaciuti per i francesi. Noi abbiamo paura che in Europa accadano cose così, per noi l’Europa è un’opportunità di pace, noi scappiamo da paesi in guerra dove non c’è alcuna opportunità e siamo i primi ad essere contrariati se queste cose accadono qui”.

Sabir Niaz, rispondendo alle nostre domande, rivela un particolare che fa riflettere. Molti rifugiati afgani lasciano l’Arabia Saudita perchè lì non c’è rispetto per loro, nonostante siano anche loro musulmani. La stessa Arabia Saudita alleata della Nato che finanzia l’Isis.

“Vogliamo vivere in pace, perchè nel nostro paese siamo stanchi che si ammazzano le persone e in Europa vogliamo vivere in pace, vogliamo che l’Europa sia un paese, come sempre è stato, luogo del rispetto. Lasciamo i paesi arabi come Arabia Saudita e altri paesi, li lasciamo perchè lì non c’è rispetto per noi”.

Ieri sera una fiaccolata in piazza Falcone e Borsellino a Caltanissetta, dove il sindaco ha proclamato il lutto cittadino per oggi, e stasera a San Cataldo una fiaccolata per la pace da piazza Crispi a piazza degli Eroi.

“Crediamo – spiega il sindaco Giampiero Modaffari – che ci sia bisogno di essere responsabili e lucidi, tutti, dal primo all’ultimo, per evitare uno scontro tra religioni, perché la religione non è certo la causa di attentati come quelli di Parigi. Al terrore, alla guerra e all’odio si può rispondere soltanto in un modo: con più libertà, con più uguaglianza, più fratellanza tra tutti i popoli”.

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