Precari della camera di commercio in rivolta, i vertici disertano l’assemblea con i lavoratori per impegni istituzionali pregressi

Si è tenuta in assenza dei vertici camerali l’assemblea dei 41 lavoratori precari della Camera di commercio di Caltanissetta indetta lo scorso 20 luglio. L’assemblea convocata da Cgil funzione pubblica e Ugl Fna si è tenuta all’aperto e non ha visto la partecipazione del commissario Giovanna Candura per pregressi impegni istituzionali.

“Ancora volta – attaccano i sindacalisti Giancarlo Larocca e Filippo Crucillà – viene perpetrata una leggerezza istituzionale allorquando i diretti interlocutori vengono chiamati ad interagire sulle ormai note ed annose questioni che afferiscono ai 41 dipendenti interessati. Sarebbe infatti bastata una nota per ovviare ai loro pregressi impegni esplicitando la richiesta di uno spostamento di data, diversa da quella indicata dalle organizzazioni sindacali che non avrebbero esitato ad acconsentirne la variazione pur di garantire la loro importante presenza”.

“L’impegno di una Istituzione che tiene a cuore il futuro di 41 famiglie, non si concretizza solo con proposte aleatorie e pasticciate che non raggiungono soddisfacenti risultati, ma con il fervore, l’autorevolezza e la convinzione che l’unica e sola garanzia occupazionale per i suddetti lavoratori è la loro stabilizzazione che ancora oggi viene ostacolata mediante vetusti pareri e dettami già superati dalla vigente normativa che tendono solo ad ostacolare i percorsi costruttivi, cui le scriventi propongono nel rispetto della legge affinché si raggiunga quell’obiettivo più volte annusato e giammai consumato che afferisce proprio alla irraggiungibile stabilizzazione”.

I sindacati chiedono l’applicazione della legge regionale 17 del 2019 e in particolare dell’articolo che riguarda la loro stabilizzazione “ormai legittimato dalla Corte Costituzionale con propria sentenza dopo che il suddetto articolo era stato impugnato”.

“Ancora oggi compiendo grave nocumento istituzionale, la CCIAA si ostina a non applicare la norma vigente. Non è servita neppure la recente nota del Dipartimento Lavoro, a firma del Dirigente Generale Gaetano Sciacca e dell’Assessore Antonio Scavone, indirizzata alla Unione delle Camere di Commercio della Sicilia, laddove si conferma che il personale precario delle Camere di Commercio può essere stabilizzato con contratto di lavoro a tempo indeterminato.

L’atteggiamento non curante che perpetra la CCIAA di Caltanissetta è diventato intollerabile e sta costringendo i lavoratori ad intraprendere forti azioni di lotta sindacale che purtroppo avranno riflessi sulle incolpevoli utenze. Atteggiamento silente e inoperoso nonostante le normative stabiliscono inoltre che nella pubblica amministrazione il numero dei dipendenti a tempo determinato non può superare il 20% del personale di ruolo, nella fattispecie le percentuali sono invertite su un totale di 43 lavoratori il 5% è di ruolo e il 95% è con contratto a tempo determinato. Ai sensi dell’art. 67 c. 2 del CCRL il contratto di lavoro a tempo determinato non potrebbe superare 36 mesi, qui sono oltre 20 anni che si va da proroghe in proroghe. Oltre a quanto già detto, a determinare lo stato di incertezza sul futuro della CCIAA di Caltanissetta, si aggiungono le ultime notizie che riguardano il processo riformatore delle Camere di Commercio Siciliane, rispetto al loro diverso assetto territoriale. E’ verosimilmente assurdo il fatto che, mentre l’accorpamento tra le CCIAA di Caltanissetta, Agrigento e Trapani non si è mai concretizzato, si sta già pensando ad una proposta legislativa che prevede di aggiungere alle suddette camere anche quelle di Siracusa e Ragusa, che si “sgancerebbero” da Catania. La CCIAA di Caltanissetta rischia di essere l’anello debole di una catena tirata da forti interessi lobbistici. Forse è proprio questo che si vuol? Mantenere una CCIAA senza personale in maniera tale che possa a breve scomparire così com’è già successo per tanti altri uffici a Caltanissetta? Intanto è doveroso ancora rappresentare che è trascorso infruttuosamente il periodo di 5 giorni dalla comunicazione dello stato di agitazione, pertanto il tentativo di conciliazione è da ritenersi concluso, pertanto trascorso l’ulteriore termine di 10 giorni si procederà a programmare lo sciopero in data che sarà successivamente comunicata”.

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