Possibili aperture in contrasto con dpcm, Musumeci tira fuori dal cilindro un disegno di legge e apre un fronte istituzionale

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Un disegno di legge da approvare in giunta e far votare al parlamento siciliano per allargare le maglie delle restrizioni imposte dall’ultimo decreto del presidente del Consiglio Conte in tema di misure anti contagio. Con questa mossa il presidente della Regione Siciliana Musumeci vuole inserire alcune deroghe per materie che riguardano i beni culturali ed il turismo.

“Questa sera il governo regionale si riunirà per adottare un disegno di legge che richiami nella forma e nella sostanza la legge già adottata e approvata dal governo centrale per la Provincia autonoma di Bolzano – ha affermato Musumeci -. Mi auguro che su questo tema si possa trovare la condivisione del Parlamento. In particolare mi riferisco a deroghe per materie che riguardano i beni culturali e alcune attività legate al turismo. In Sicilia – ha detto ancora Musumeci – se uno entra al ristorante alle 19.30 gli fanno il Tso. Noi chiedevamo di adattare le norme alle abitudini della nostra terra”.

Una strategia che poggia sulle competenze esclusive su queste materie dettate dallo statuto autonomistico che potrebbe comunque creare un conflitto di competenze. Il dpcm del Governo è un atto amministrativo mentre una legge approvata dalla Sicilia è un atto legislativo che su materie di competenza Regionale sarebbe fonte superiore. Ma fino ad un certo punto perché i decreti del presidente del Consiglio poggiano sulla dichiarazione dello stato d’emergenza votata con legge dalle Camere. Insomma si creerebbe un conflitto di attribuzioni che solo la Consulta potrebbe sciogliere. Niente più scontro tra ordinanze e ricorsi al Tar come avvenuto in passato. L’ultimo caso, quello più noto, l’ordinanza che in estate disponeva lo svuotamento dei centri d’accoglienza nell’Isola poi smontata in pochi giorni dai giudici amministrativi con strascico di polemiche.

“Con tutto il rispetto per il governo nazionale riteniamo di avere diritto a disciplinare su alcune materie le misure che i presidenti di Regione possono adottare. Misure che finora sono state restrittive e che potrebbero essere estensive”, ha detto intervenendo all’Ars, il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

Non si sono fatte attendere le reazioni da parte delle opposizioni, i cui toni drammatici e perentori sono direttamente proporzionali alla sorpresa di fronte a un’iniziativa inedita. Il primo a contrattaccare è il capogruppo all’Ars Giuseppe Lupo del Partito Democratico. “Musumeci è un irresponsabile convertito ai negazionisti del covid. Dopo avere chiuso lo Stretto di Messina in primavera, quando la Sicilia aveva 100 contagi al giorno e dichiarato, tre giorni fa, il coprifuoco dalle 23 alle 5 e avere totalmente sospeso la didattica in presenza nelle scuole secondarie – afferma Lupo – oggi Musumeci si iscrive alla corrente dei negazionisti, annunciando un disegno di legge per l’apertura delle attività economiche in deroga al DPCM nazionale, quando i nuovi contagi in Sicilia sono 860, cioè cinque volte quelli del ‘picco’ massimo di marzo, ed i pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva sono oltre 100. Una scelta irresponsabile”.

Giorgio Pasqua capogruppo dei Pentastellati all’Ars parla di colpo di teatro. “I drammatici dati che arrivano ogni giorno dagli ospedali siciliani dicono una cosa sola: la situazione sta sfuggendo di mano a questo Governo, che si dimostra sempre meno all’altezza della situazione e Musumeci che fa? Se ne esce con colpi di teatro buoni solo a gettare fumo negli occhi dei siciliani che ancora oggi, a mesi di distanza, non hanno visto un solo euro della cosiddetta Finanziaria di guerra, costruita però coi soldi del Monopoli”.

La mossa di Musumeci appare studiata. Il fiuto politico del presidente della Regione, che è anche un giornalista iscritto all’Albo, ha intercettato il malcontento crescente di determinate categorie produttive a partire dai pubblici esercizi ma non solo. Adesso ci sono anche il mondo dell’arte, della cinematografia, della musica, del teatro e della danza, che stavolta non intendono concedere al Governo nazionale tanta remissività come avvenuto con il primo lockdown, quando nessuno si sarebbe sognato di mettere in dubbio le restrizioni. Lo scenario sociale è profondamente cambiato, minato da mesi di crisi economica per intere categorie. E la politica, come può, intende rappresentare (o cavalcare) queste istanze.

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