“Pochi, vecchi, mal pagati, insultati e lasciati soli”. Lo sfogo del Silp-Cgil sullo stato della Polizia

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Nell’anno appena trascorso sono stati commessi più di 10.000 furti nel nostro distretto di Corte d’Appello molti dei quali consumati nelle abitazioni (1.600). Una cifra spaventosa che indica una situazione economica grave che spinge la parte più debole della società a cercare fonti di reddito illecite. Il controllo del territorio vacilla e le somme destinate alla Questura di Caltanissetta e ai Commissariati dipendenti di Gela e Niscemi, per effettuare attività preventive ed investigative sono ridotte al minimo.

Le forze politiche dovrebbero impegnarsi coralmente a finanziare la sicurezza pubblica, altrimenti rischiamo di consegnare il paese ai criminali, essendosi diffusa anche all’estero, l’opinione di quanto sia facile farla franca con la giustizia italiana a causa di tante leggi colabrodo e dei spaventosi vuoti di organico all’interno della magistratura e delle forze di polizia. Siamo pochi, vecchi, mal pagati, insultati, bastonati e lasciati soli. Vedasi anche ciò che avviene negli stadi italiani e durante le manifestazioni. La città di Gela, per esempio, merita una particolare attenzione per il diffuso fenomeno degli attentati incendiari che si susseguono giorno dopo giorno. Molteplice è la caratteristica dei mandanti e vari sono gli esecutori di questi delitti tra i quali molti minorenni pronti ad eseguire il reato in cambio di pochi euro ma le autorità scolastiche rimangono indifferenti tanto da non istituire l’osservatorio per prevenire la dispersione scolastica e conseguentemente il disagio minorile che sfocia spesso nella devianza.

Invece gli osservatori esistenti in altri comuni della provincia che prima erano efficaci, oggi sono autoreferenziali ed inefficienti. A Niscemi occorre riservare particolare attenzione alla criminalità rurale che danneggia seriamente le attività produttive. Nel Vallone, invece, bisognerebbe estendere accurati controlli territoriali ed amministrativi di polizia per contrastare un diffuso sistema di illegalità. In questi casi la scuola non può e non deve mai ripiegare sui silenzi o sull’omertà altrimenti rischia di vanificare il lavoro di tante istituzioni dello Stato. Per educare alla legalità non servono “passerelle” ma denunce e quotidiani esempi di rispetto delle regole da parte di tutti. Conseguentemente bisogna investire le migliori risorse economiche, intellettuali e professionali dello Stato democratico ma per farcela bisogna sconfiggere la burocrazia e rimuovere alcuni dirigenti pubblici non adeguati ai tempi.

Caltanissetta 08.05.2014

Davide Chiarenza

Segr. Gen. Prov. SILP-CGIL

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