Piano amianto, Mancuso: “Ignoranza da certi Amministratori”. I sindaci: “I siti individuati sono sempre lì”

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Il piano amianto della Regione Siciliana accende il dibattito politico condito da toni aspri all’indomani dell’approvazione in commissione ambiente all’Ars e la convocazione della conferenza dei sindaci della provincia di Caltanissetta che ha espresso all’unanimità un netto No all’individuazione di tre ex miniere dismesse nel centro Sicilia (Pasquasia, Milena e Bosco a San Cataldo).

“In merito alle uscite del sindaco di Caltanissetta Gambino, di Mussomeli, Catania, e del M5S sul tema dell’amianto nel nisseno, mi preme sottolineare che il loro atteggiamento populista risulta stucchevole e ignorante, oltre che ridicolo in rapporto ai fatti che il Governo regionale sta portando avanti. Abbiamo partecipato a diversi incontri con tecnici, esperti e addetti ai lavori. Il responsabile della Protezione civile regionale, in Commissione ambiente all’Ars, alla presenza degli stessi sindaci che oggi alzano la voce, ha sottolineato che la miniera di Milena non sarà interessata allo smaltimento dell’amianto, così come quella di Bosco, che sarà preventivamente soggetta a un processo di bonifica che durerà anni. Questa loro fretta, quasi a voler dimostrare che stiamo andando incontro ad un cataclisma è ridicola e insignificante”. Lo afferma il deputato regionale di Forza Italia, Michele Mancuso, attaccando i sindaci Roberto Gambino e Giuseppe Catania che nei giorni scorsi hanno espresso con diverse sfumature la propria contrarietà al piano amianto della Regione Siciliana che individua tre siti per lo stoccaggio in miniere dismesse del centro Sicilia.

Non solo Gambino e Catania si oppongono all’ipotesi di utilizzare le ex miniere di Milena, Bosco e Pasquasia. Tutti i sindaci durante una conferenza convocata alla vigilia di Natale hanno espresso la propria contrarietà approvando un documento all’unanimità. “I comuni della Provincia di Caltanissetta – si legge – si oppongono al Piano Amianto della Regione Siciliana che dopo avere ottenuto il parere favorevole a maggioranza dalla commissione ambiente dell’Ars, sarà definitivamente decretato così come è stato proposto”.

“Malgrado le rassicurazioni di esponenti politici che assicuravano che il sito di Milena sarebbe stato tolto, quel sito è ancora lì scolpito tra le numerose pagine del piano il quale, pur ponendosi l’obiettivo di risolvere il grave problema dell’amianto in Sicilia, risulta gravemente carente nella parte finale dello stesso: cioè dove smaltire l’amianto siciliano. Il piano, così come approvato, individua solo quattro siti su tutto il territorio regionale da sottoporre a valutazione di impatto ambientale prima di essere realmente utilizzati per lo smaltimento finale. Sono i siti della cava di Biancavilla, le miniere di Bosco (San Cataldo), Milena e Pasquasia (Enna). Milena viene individuato addirittura come sito di smaltimento regionale. Poi il nulla. Che ne sarà di questo piano se in fase di valutazione ambientale questi siti saranno esclusi? Perchè sono stati individuati solo questi quattro siti? Perchè non sono stati inseriti alla valutazione di pre-fattibilità tutti i siti già di proprietà della Regione Siciliana (siti derivanti dai beni confiscati alla mafia, cave dismesse ed ormai abbandonate, ecc)? Il nostro obiettivo – prosegue il documento dei sindaci – non è quello di essere contrari “a prescindere” ad un piano importante per l’ambiente e la salute dei siciliani che da troppo tempo aspettano una soluzione a questo grave problema. Vogliamo essere partecipi delle scelte importanti che gravano sul territorio e non soltanto essere “ascoltati” solo quanto tutto è stato ormai fatto”. La conferenza dei sindaci della provincia di Caltanissetta chiede dunque il ritiro del piano e la convocazione dei rappresentanti del territorio.

“Ho appena avuto un confronto con all’assessore regionale al ramo, Toto Cordaro il quale sottolinea che siamo ancora in una fase di individuazione dei siti – replica il deputato all’Ars Mancuso –. Mettere le mani avanti e allarmare la cittadinanza su una cosa tra l’altro inesistente, ma al tempo stesso necessaria, come il piano di smaltimento dell’amianto, è pretestuoso. Intendiamoci, non il piano inteso da Gambino, come trasformazione: questo è sintomo di ignoranza assoluta. L’amianto non va smaltito, non va trasformato ma va coibentato, congelato, non toccato”.

“Poi vale sempre una tesi – conclude Mancuso – quella discussa nel primo consiglio comunale che si è tenuto nel comune di Milena e poi a Serradifalco –. Sono meglio cento mila tonnellate sottoterra che una piccola particella nell’aria, perché la stessa può essere respirata da chiunque di noi. La smettano dunque di adottare la tattica del terrorismo psicologico perché la gente oggi ha un altro tema a cui pensare che è quello della salute. Noi ci stiamo attivando per realizzare finalmente un piano amianto che possa risolvere il problema. Le modalità le decideranno gli esperti, non certo quattro ignoranti. Occorre garantire alle persone la salute e la conservazione in sicurezza dei prodotti che possono essere pericolose per le stesse”.

Nella serata del 25 dicembre è giunta la replica del sindaco di Mussomeli, Giuseppe Catania, alle dichiarazioni di Mancuso.

“Oggi, giorno di Natale, preferisco non alimentare la polemica con un rappresentante delle Istituzioni che ama avere atteggiamenti verbali aggressivi e usare termini offensivi all’indirizzo chi rappresenta comunità locali. Semplicemente lo invito a leggersi con attenzione il piano e gli allegati (che evidentemente non ha avuto modo di leggere e conoscere). Lo invito a non offendere i sindaci di una intera provincia che, all’unanimità, hanno assunto una posizione netta e chiara nei confronti del piano amianto. Lo invito a difendere maggiormente il territorio del nisseno piuttosto che preoccuparsi di difendere gli estensori del piano. Da parte nostra – afferma Catania – continueremo a sostenere che plaudiamo al fatto che si arrivi ad avere un piano regionale dell’amianto ma che, al tempo stesso, troviamo assolutamente incomprensibili i criteri di individuazione dei siti di stoccaggio, tutti concentrati nell’area centrale della Sicilia e chiediamo invece, che si prendano in considerazione anche altri siti esistenti in Sicilia e che peraltro presentano condizioni di sicurezza maggiori”.

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