Per un’economia agapica

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Eppure il commercio predatorio, il “libero mercato”, come viene eufemisticamente chiamato, funziona regolarmente sul principio di guadagnare il massimo pagando il minimo (James Hillman, Il potere)

spremutaLa crisi economico-finanziaria in atto potrebbe configurarsi come uno mezzo straordinario per ripensare su nuove basi l’odierno sistema capitalistico. Un formidabile assist per tale opera lo fornisce papa Francesco al numero 203 dell’Evangelii gaudium quando afferma: «La dignità di ogni persona umana e il bene comune sono questioni che dovrebbero strutturare tutta la politica economica». Le parole del vescovo di Roma esprimono l’opportunità di mettere a servizio dell’uomo la scienza economica affinché si possa produrre maggiore giustizia sociale e dunque vera libertà.

Va ricordato che l’economia è una scienza umana che gode di piena autonomia. Affermare ciò non significa rinchiudere il mondo economico dentro gli esclusivi confini della propria realtà, poiché l’economia – essendo un’opera umana – possiede una dimensione di interdisciplinarietà che la apre alla società, alla politica e in definitiva all’etica. Il fondamento plurale del fattore economico ci indica la componente umana come il principio iniziale e la destinazione finale di questa attività. Così, l’economia è qualcosa di più del proprio orizzonte scientifico-tecnico poiché entra nell’ambito dell’umano e riceve dall’etica un indirizzo volto a promuovere tutti gli uomini. Questa concezione umanizza le realtà economiche e le dona una nuova finalità legata al porsi a servizio dell’uomo.

L’attuale sistema economico-finanziario internazionale ha bisogno di una profonda revisione poiché un gruppo ristretto di ricchi diventa sempre più danaroso, mentre cresce la moltitudine dei precari e dei disoccupati. Introdurre nei dinamismi economici il fattore dell’etica – e quindi della ricerca del bene comune, della sussidiarietà e della solidarietà – potrebbe rappresentare la svolta per riformare l’odierna situazione. Il sostegno a un simile processo viene dalla nascita e dallo sviluppo dell’economia civile per la quale il commercio è considerato il luogo dell’esercizio delle migliori virtù civiche. La caratteristica tipica dell’economia civile è prodotta dalla relazione fra economia e società le quali non possono più considerarsi come estranee o concorrenti. Ma, tutto ciò non basta. Infatti, a parere di Luigino Bruni, l’economia occidentale ha conosciuto nella sua tradizione l’amore come filantropia senza giungere alla prospettiva agapica. In realtà, se l’agape trova posto nella dimensione pubblica e civile dell’Occidente, la scienza economica non ha ancora recepito questa istanza. Alla luce di ciò, il principio agapico nell’economia potrebbe fondare un nuovo sistema in grado realmente di porsi a servizio dell’uomo. Un’economia alimentata dal principio agapico è destinata a legarsi a una comune cultura etica, sociale e politica nella quale al centro è collocato l’uomo.

Nell’odierno mondo globalizzato, lo scenario socio-economico – nel quale avanzare la prospettiva di una centralità della persona coesistente allo sviluppo tecnico e finanziario – è quello derivato dalla dottrina neoliberale. Quest’ultima, tenta di costituire un modello di governo che riduca al minimo i significati sociali condivisi per privilegiare l’ampliamento dell’azione individuale. In questo scenario, il cittadino si educa alla visione del privilegiare – sempre e comunque – la priorità dei suoi bisogni individuali a scapito della dimensione collettiva. Si tratta di una sorta di individualismo radicale nel quale è come se elementi di totalitarismo e liberismo si fossero paradossalmente fusi e sperimentassero in molti ambiti delle società avanzate una sorta di spettro inquietante, il Totaliberismo. Non si tratta solo del fatto che l’economia sia divenuta potenzialmente “totalitaria”, ma che sia divenuta “totalitaria” una certa idea di libertà, non autenticamente umana, la libertà senza autonomia. Tale sfondo – lungi dal garantire l’equo sviluppo, la giustizia e la libertà sociale – genera e alimenta povertà nuove o già conosciute. In questo contesto, è urgente una visione della politica, dell’economia e della società che privilegi gli ultimi.

Rocco Gumina

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