Penalizzati i meno abbienti. La testimonianza di padre Alessandro: “La povertà cresce, restiamo distanti ma uniti”

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Le misure di contenimento del coronavirus mettono a dura prova le fasce sociali più fragili a Caltanissetta. Famiglie che vivono in case di piccole dimensioni con più figli; alunni che non sono dotati di connessione internet per seguire la didattica a distanza. Tanti lavoratori giornalieri che svolgevano prestazioni informali, senza contratto, che non hanno più una fonte di reddito. E poi gli anziani che vivono soli, disorientati dall’impossibilità di vedere i propri cari.

La mensa della Casa di Gerico che fino a pochi giorni fa garantiva i pasti a distanza di sicurezza

Sono le situazioni più ricorrenti che abbiamo raccolto dalle parole di Padre Alessandro Giambra che in questi giorni, pur in assenza dei volontari anch’essi costretti a restare a casa dopo la chiusura della mensa della Casa di Gerico, continua la sua missione nella parrocchia San Pio X e nella città di Caltanissetta. A fronte dei problemi c’è anche la solidarietà come quella dei titolari di qualche ristorante che donano cibo o di un supermercato che fuori dall’orario di lavoro affetta i salumi per poterli consegnare in vaschette.

“Nella tragedia c’è un’altra grande tragedia, la miseria che si sta diffondendo a macchia di leopardo nella nostra città. Tante persone prima avevano qualcosa, anche lavorando non in regola e oggi non sono garantiti. Sono stati bloccati, licenziati. Sono persone che vengono qui in parrocchia, molte non hanno il reddito minimo”, spiega padre Alessandro Giambra.

Il parroco di San Pio X conosce bene la realtà sociale del territorio in cui opera e la mensa gestita insieme con i volontari della parrocchia in tempi normali sostiene decine di persone al giorno. Adesso è stata chiusa in virtù delle necessarie misure di contenimento del coronavirus. Ma la povertà non si cancella per decreto.

“Vengono tante persone ogni giorno per chiedere un po’ di spesa e viveri perchè è aumentata la povertà. Per fortuna molti ristoranti stanno svuotando i frigoriferi e mi hanno dato pezzi di prosciutto e poi un noto supermercato me li ha affettati, fuori orario, e così posso darli nelle vaschette. Piccole cose. Il pane lo prendiamo a venti chili a volta e messo in buste di plastica per distribuirlo. Solo stamane sono arrivate trenta persone. Perchè i volontari non ci sono , la mensa è chiusa”

Il gap economico provoca anche disparità nella fruizione della didattica.

“Vero che la scuola fa didattica a distanza ma mi chiedo se tutti possono fare la ricarica per internet nei telefonini o nei computer. Abbiamo un mondo che non ha questa possibilità. Ci sono famiglie che vivono in case piccole. Sono andato in una famiglia per portare da mangiare. I ragazzi giocano in cucina, tre figli, mamma e papà, immaginate quale tensione si può creare. Quanta solitudine poi negli anziani. Abbiamo un censimento della parrocchia e così possiamo contattarli. Faccio appello a tutti: sebbene a distanza creiamo relazioni. Sfruttiamo in modo positivo i social e il telefono per far sentire la nostra presenza agli altri. Stimoliamo le persone. L’uomo fa autogol uno dopo l’altro. Uccidiamo il futuro se non pensiamo a coloro che sono il nostro passato per vivere bene il presente. Lo stress e la depressione aumenteranno ed è un altro virus che si insidia. Rimaniamo in casa ma non chiudiamo le porte del cuore”.

Per il sacerdote nisseno il virus è peggio di una guerra. “E’ peggio di una guerra perchè ci spaventiamo dell’altro. Dobbiamo aver paura se non siamo prudenti, se non ci apriamo alla speranza. Non possiamo vivere da disperati. Si vince insieme, rimaniamo distanti ma uniti”.

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