Il PD analizza la sconfitta. “Ha contribuito la difficile situazione col governo regionale e il senso di incertezza”

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“Il Partito Democratico di Caltanissetta prende atto del risultato del Referendum Costituzionale che nella scorsa notte ha visto la preponderante vittoria dei NO tanto a livello nazionale quanto a livello regionale e locale. Le dimissioni del Presidente Renzi sono state le prime, drammatiche conseguenze di questo Referendum che al di là della questione in sé ha purtroppo coinvolto il destino dell’intero esecutivo, ribaltando quello che era il risultato sperato: da una condizione di maggiore stabilità e snellezza nella politica del nostro Paese a un ennesimo, nefasto salto nel buio”. Lo afferma in una nota il segretario cittadino del Partito democratico di Caltanissetta, Ivo Cigna. Una lunga nota che pubblichiamo di seguito in cui il PD nisseno fa una prima analisi del voto e delle sue motivazioni, considerando che nel capoluogo la percentuale del No è stata del 72,5%, superiore anche alla già alta media della provincia nissena, pari al 71%.

“Passata l’amarezza del giorno dopo, una seria e condivisa riflessione si impone a tutta la classe dirigente di questo partito, dalla base fino ai vertici. Ma prima vogliamo rivolgere un ringraziamento sentito a quanti tra noi, militanti e/o semplici simpatizzanti del PD e del Comitato del Sì si sono spesi in questi lunghi mesi con passione e abnegazione, pazienza e preparazione, per spiegare le ragioni del Sì: a loro va il merito di aver svolto un lavoro eccezionale per cui va tutta la nostra gratitudine.

Crediamo poi doveroso riconoscere l’onore delle armi a un Presidente del Consiglio che ha profondamente legato la sua ragion d’essere in politica alle riforme necessarie per modernizzare questo Paese, compito che ha svolto con un’energia e una dedizione senza pari. In un’Italia troppo spesso legata alle poltrone e alle prerogative le dimissioni di Matteo Renzi rappresentano un coraggioso esempio di coerenza politica e personale. Ed ha ragione il Segretario Nazionale quando afferma che, al netto del risultato, questo Referendum ha avuto il merito, non trascurabile, di spingere moltissimi a riavvicinarsi alla Costituzione, a conoscerla meglio, ad amarla comunque la si pensasse sulle modifiche proposte.

Certo, resta il dato incontrovertibile di una sconfitta netta, su cui la nostra comunità politica è chiamata a riflettere ed agire. I dati in Sicilia hanno visto il NO vincere ben oltre la media nazionale, attorno al 71% – percentuale confermata pure nella provincia di Caltanissetta. Un dato sconfortante cui certamente ha contribuito la difficile situazione col governo regionale e il forte senso di incertezza percepito da larghi strati sociali e professionali (i precari della sanità, della formazione, gli operatori del terzo settore, i dipendenti delle ex Province) che hanno visto eroso il proprio potere contrattuale, le proprie prospettive occupazionali e la loro stabilità. Ed è proprio da queste categorie che occorre riprendere il filo di un dialogo che negli ultimi tempi si è purtroppo deteriorato, al fine di ricostruire un consenso che non venga percepito come a scapito di qualcuno, ma inclusivo e propositivo proprio per quelle fasce più esposte alla precarietà del lavoro e alla labilità dei diritti.

Nell’incertezza delle prossime fasi politiche il Partito Democratico ha il dovere di tornare ad essere quel punto di riferimento e di aggregazione politico ma anche sociale, nella sua essenza di centro-sinistra “popolare” (ben diverso da “populista”). Solo così crediamo che il nostro partito potrà avere la forza per affrontare serenamente il percorso impervio che si è aperto con quest’ennesima crisi politica. Solo così saremo in grado di vincere i populismi che in tutt’Europa – e non solo – attecchiscono nella frustrazione sociale, nell’esclusione politica e nel timore del futuro.

Oggi purtroppo riflettiamo su una sconfitta: ma in questi difficili mesi di campagna referendaria abbiamo scoperto tra noi forze nuove ed appassionate, competenti e preparate, capaci ed entusiaste di parlare alla gente, di ascoltare e di raccogliere le sfide, anche le più ardue. Ed è per questo che siamo fiduciosi di essere in grado di ripartire per vincere le battaglie che nei prossimi mesi saremo chiamati a combattere. Perché, come ha giustamente affermato Matteo Renzi, “chi lotta per un’idea non può perdere”.

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