“Pane e zolfo” di Aldo Rapè. Al Centro Culturale Michele Abbate, rappresentazione teatrale sul mondo delle miniere.

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DSC_0023Uno scenario quasi completamente privo di illuminazione ha accolto giovedì 22 maggio, al Centro culturale Michele Abbate, i circa 120 spettatori ammessi all’interno del salone, teatro della rappresentazione “Pane e zolfo” di Aldo Rapè. Curato con meticolosa attenzione in ogni particolare, lo spettacolo, che andrà in replica sino a domenica,  ha voluto rappresentare il mondo delle miniere e dei minatori dei quali la nostra città è stata teatro e fucina. Storie emozionanti, a volte crude, fatte di episodi di vita vissuta, che hanno fatto conoscere ai più che lo ignoravano, il mondo amaro e dolce delle miniere. Amaro per i sacrifici, a volte insostenibili, che questo lavoro comportava e dolce per il fatto che, nonostante tutto, chi aveva la possibilità di fare il minatore aveva anche la possibilità di mantenere la famiglia. Appunto, come si legge sulla locandina dello spettacolo,  “Il pane che a Caltanissetta, ha profumato di zolfo”,

Undici bambini che facevano parte del cast di circa trenta elementi, in prevalenza donne, simboleggiavano i “carusi” sia come visione del bambino che DSC_0046andava in  miniera  sia come lo “status” del minatore che era inteso come “carusu” nonostante, a volte, l’età molto avanzata. Era, quindi,  un modo di definire i minatori. Con questo  spettacolo  si è voluto sottolineare tutto quello che c’era dentro e attorno alle miniere. Non è uno spettacolo sulla miniera ma uno spettacolo sul mondo delle miniere, sulle donne che rimanevano sole a casa, sulle prostitute che aspettavano i minatori e  sui lutti che colpivano le loro famiglie. Sembrava quasi di trovarsi nella famiglia di un minatore, dove la pila con  ‘u lavaturi  dove si lavavano i panni ed il filo per stendere ma anche un altarino dove pregare,  conferivano alla scena una connotazione  di cruda realtà che, tuttavia,  in  nome della famiglia nel suo significato più bello, veniva accettata e forse anche auspicata.  Significati profondi, che hanno “inchiodato” gli spettatori su quei due lunghi gradoni che costituivano i sedili. “Fate il lavoro che dovete fare – ha detto il regista a tutti gli attori nel corso della chiamata a  raccolta prima dello spettacolo – ma fatelo divertendovi”.

DSC_0089Subito dopo, al via di Rapè,  tutti gli attori hanno gridato in coro “merda,merda,merda” un rito, comune a tutti gli spettacoli teatrali, che affonda le sue radici nell’epoca in cui a teatro si andava con le carrozze trainate dai cavalli i quali non si creavano certo il problema se depositare o meno, davanti al teatro, i loro escrementi.  Tanto più abbondante era  la quantità di escrementi, quanto più numerosi erano gli spettatori. Questa, la filosofia del rito.

Uno spettacolo ad alto livello, che va capito e digerito e che ha spinto gli spettatori a trattenersi in quel salone che fungeva contemporaneamente da platea e da palcoscenico, per complimentarsi con il bravo regista e con gli attori visibilmente soddisfatti per i lunghi applausi che il pubblico nisseno ha voluto tributare  e che hanno sottolineato un meritato consenso.

Intervista ad Aldo Rapè regista dello spettacolo

Nota della Redazione: a tutti coloro che volessero scaricare una o più foto pubblicate nell’articolo e/o nella fotogallery – per farne uso pubblico – ricordiamo che la legge impone di citare la fonte e, quindi, nel caso specifico “Radio cl1″

 

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