Palazzo della legalità. La Procura indaga su una plusvalenza di cinque milioni di euro

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Dopo il terremoto scatenato dal servizio delle Iene sull’operazione immobiliare per la realizzazione del cosiddetto “Palazzo della legalità” di viale della Regione a Caltanissetta, realizzato dall’amministrazione giudiziaria dei beni confiscati al gruppo Di Vincenzo e quelli sequestrati al gruppo Zummo, la Procura di Caltanissetta ha aperto un’inchiesta delegando una serie di accertamenti alla polizia giudiziaria.

E’ quanto emerge dall’audizione in commissione parlamentare antimafia del 14 giugno 2017 dei vertici della DDA di Caltanissetta, il capo della procura, Amedeo Bertone e gli Aggiunti, Lia Sava e Gabriele Paci. Un’attività definita in progress su cui i magistrati anticipano solo alcuni aspetti. In particolare sotto la lente d’ingrandimento della Procura è finita una plusvalenza del terreno su cui è sorto il palazzo. “C’è una plusvalenza – ha detto il procuratore aggiunto Paci – relativa a un terreno comprato e iscritto a bilancio nella Palmintelli, una società controllata del gruppo Di Vincenzo, per 1.471.000 euro, terreno comprato dalla società Sinergie Srl, la società che viene costituita dall’amministratore Collovà per il gruppo Zummo, alla modica cifra di 6.400.000 euro. Quindi, c’è una plusvalenza di 5 milioni, sulla base di una perizia di stima di tre pagine redatta da un coadiutore del Collovà”. L’operazione immobiliare avvenne sotto le insegne della società AG Sinergie costituita a partire dal patrimonio finanziario di alcune società del gruppo Zummo, in regime di sequestro e dal terreno della Palmintelli Srl del Gruppo Di Vincenzo, confiscato in via definitiva. Sempre il gruppo Di Vincenzo avrebbe poi fornito manodopera specializzata e mezzi per la costruzione del palazzo. Amministratore giudiziario di entrambi i patrimoni era il commercialista di Palermo, Elio Collovà.

“Per il momento, gli elementi sono questi. C’è questa enorme e improvvisa lievitazione del prezzo, sulla quale stiamo indagando, ovviamente, ma in questo momento le indagini sono ancora in corso”, conclude Paci.

A rivelare che l’indagine sia partita dal servizio televisivo delle Iene è l’altro procuratore aggiunto di Caltanissetta, Lia Sava, che chiarisce alla presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi, come al momento siano esclusi collegamenti tra il caso Saguto e la vicenda che riguarda l’amministratore giudiziario Elio Collovà.

“Allo stato – spiega Sava – quando c’è stata la trasmissione delle Iene, noi ci siamo immediatamente attivati, chiedendo gli atti agli archivi del tribunale di Caltanissetta. Questi atti li abbiamo poi inseriti in un contesto investigativo, delegando indagini alla polizia giudiziaria per cercare di individuare se in questo contesto fossero ravvisabili, in primo luogo, ipotesi di reato di nostra competenza o, in secondo luogo, ipotesi di reato in astratto di competenza di altra autorità giudiziaria. In astratto intendo la procura di Catania”.

“In questa fase – ha detto Sava – stiamo procedendo all’analisi del materiale proveniente da altri fascicoli. Allo stato, per quello che risulta, non ci sono collegamenti immediati e diretti fra questa vicenda e la vicenda Saguto”.

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