Pagamenti a 60 giorni. Crollano gli ordinativi per aziende del made in Italy e agroalimentare

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aziende sfiduciaDoveva essere un provvedimento finalizzato allo sviluppo economico ma si sta rivelando una tagliola con diseconomie a catena ed effetti negativi su ordinativi e consumi. Parliamo dei pagamenti a 60 giorni imposti dalla nuova normativa del decreto liberalizzazioni del Governo Monti, oggetto di una denuncia in sede di Commissione europea per violazione della libera concorrenza da parte di Fipe Confcommercio. L’articolo 62 del decreto liberalizzazioni, nell’ambito della compravendita di beni e forniture, stabilisce termini di pagamento di 30 giorni (per i prodotti freschi) e di 60 (per le altre derrate), la decorrenza immediata ed automatica degli interessi di mora a tasso maggiorato, la possibilità di irrogare sanzioni, impedendo al contempo qualsivoglia autonomia alle parti”.

Il termine di 60 giorni è stato inserito per evitare che pagamenti avvenissero magari a 90, 180 o addirittura a 240 giorni. Ma il provvedimento non tiene in considerazione i motivi dei ritardati pagamenti, primo tra tutti la difficoltà di accesso al credito. La conseguenza principale di tale imposizione è la contrazione degli ordini di beni da parte di commercianti e di prodotti e servizi da parte delle imprese. Artigiani, commercianti e piccoli e medi imprenditori, consapevoli di dover pagare la merce o i fattori produttivi a 60 giorni, evitano di acquistare grandi quantità, limitandosi allo stretto necessario facendo crollare i quantitativi venduti delle aziende produttrici. Ad essere messo in crisi sono il made in Italy e l’agroalimentare di qualità che si vedono assottigliare ancor di più, in tempo di crisi, la quantità di prodotti ordinati e venduti. A trarne beneficio è solo la grande distribuzione. Il ristoratore o il titolare di pubblico esercizio si guarderà bene dall’ordinare prodotti in eccedenza. La Fipe-confcommercio a livello nazionale ha presentato un esposto in commissione europea, denunciando il contrasto dell’art. 62 del Decreto legge, con la normativa europea che per le transazioni commerciali dei prodotti agroalimentari, riconosce alle parti la possibilità di derogare negozialmente tali termini, per favorire la dinamica degli scambi e mettere in concorrenza fornitori ed appaltatori.

L’art. 62 , imponendo un termine inderogabile per il pagamento, restringe la facoltà di contrattare per le parti eliminando dalla negoziazione uno dei suoi elementi principali: la scelta del termine per l’adempimento. “La situazione è ancora più preoccupante – continua la Fipe – per i servizi prestati in favore della Pubblica Amministrazione, a causa dei notori ritardi del settore pubblico e che raggiungono in Italia tempi allarmanti anche di dieci volte superiori rispetto a quelli imposti dalla normativa nazionale ed europea, contro i quali le imprese sono del tutto inermi: le imprese che erogano servizi di ristorazione, ad esempio, si troveranno comunque costrette ad eseguire il servizio, pena gravi conseguenze, ma, al contempo, non disporranno dei capitali necessari per corrispondere quanto dovuto ai propri fornitori, né potranno sperare di ricevere il pagamento puntuale dalla pubblica amministrazione”.

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