Operazione “Revenge”. La Procura: “Pepi vera vittima di mafia. Dato un senso a dolore famiglie”

3772

Dopo 25 anni, la polizia ha scoperto gli assassini di Francesco Pepi, il commerciante ucciso dalla mafia nel 1989 perché si era opposto al Giustolisi - Sava - Lari - Nicastro - procurapagamento del pizzo e aveva esortato altri imprenditori a seguire la stessa strada. Il gip di Caltanissetta ha emesso 12 ordinanze, tra i destinatari, lo storico boss di Cosa nostra Piddu Madonia e Antonio Rinzivillo, i boss Vincenzo Cammarata di Riesi e Francesco La Rocca di Caltagirone, il boss e capo provincia attualmente in carica Alessandro Barberi. Le indagini della squadra mobile hanno anche consentito di individuare gli autori di altri due omicidi, di Giovanni Vacirca e Gaetano Campione e di un tentato , quello di Rocco Filippo Riggio, maturati a cavallo degli anni ’90.

“Abbiamo dato un volto agli assassini di Francesco Pepi, commerciante eroe di Niscemi. E tra questi c’è Alessandro Barberi, allora esecutore materiale e oggi considerato il Provenzano del nisseno, decidendo le sorti di tutta cosa nostra della provincia”. Così il Questore di Caltanissetta, Filippo Nicastro, riassume l’importanza dell’operazione “San Valentino – Revenge”, che ha portato a 12 misure cautelari nei confronti di boss e killer di Cosa nostra per due omicidi e un tentato omicidio avvenuti tra l’ 89 e il ’90. operazione revenge - tabellone arrestati
“Lo stato non dimentica – ha pisegato in conferenza stampa il procuratore aggiunto, Lia Sava – non solo per le vittime che hanno sempre diritto a sapere e ricostruire i fili della loro memoria. Ma c’è anche un’esigenza investigativa a usare il metodo dei cold case, ovvero i casi freddi, irrisolti, che è quella di ricostruire vicende che hanno infestato la storia siciliana negli anni ’80 e 90, una storia fondamentale per capire quello che c’è oggi e conoscere gli assetti attuali”. “Gli allora mandanti e soprattutto gli esecutori di questi omicidi – prosegue il procuratore Sava – oggi sono ai vertici di Cosa Nostra”. In tal senso va sottolineato che Alessandro Barberi, arrestato un mese fa come capo di cosa nostra in tutta la provincia nissena, con l’operazione di oggi per la prima volta viene imputato in un caso di omicidio, in cui, secondo il Procuratore Sergio Lari, ci sono forti probabilità che subisca l’ergastolo.

“Ecco perché – fa eco ancora l’aggiunto Sava – capire il motivo degli omicidi di Giuseppe Vacirca o Francesco Pepi, è stato fondamentale. Il metodo cold case non a tutti piace è un metodo ingrato, perché significa ricostruire stratificazioni di collaboratori con dichiarazioni in un arco di tempo ampio, rese in tempi diversi e incrociate. Se polizia e Procura non sono attente ad aggiornare le banche dati, diverse dichiarazioni sullo steso omicidio non farebbero arrivare agli autori. Ma il metodo cold case consente anche di entrare nelle dinamiche dell’organizzazione. Non basta tenere vive le banche dati, c’è interscambio di informazioni ma anche un metodo intelligente. La Polizia Giudiziaria deve accertare e verificare vecchi archivi, nell’omicidio Pepi del 89 abbiamo preso carte di 25 anni fa, ripreso i foglietti battuti a macchina, bisogna sporcarsi le mani nelle carte vecchie e siamo fortunati di avere questa squadra mobile. Ci sono persone colpite a cui oggi diamo un senso al loro dolore”.
“Oggi – ribadisce anche il procuratore aggiunto Lia Sava – gli esecutori materiali di ieri, sono capi come Barberi ma anche La Rocca, Cammarata”.

“Si tratta di vecchi omicidi che nascono nella prima guerra tra cosa nostra e stidda – spiega il capo della squadra Mobile, Marzia Giustlisi – Quando Madonia si trasferisce a Gela per creare il nuovo mandamento, Ciro Vara ci dice che voleva stare al balcone e aspettare la guerra. Fu con Polara Salvatore con cui crea la Poma, che nasce il conflitto con la stidda che non voleva stare a guardare gli affari degli altri. Madonia chiama alle armi i sodali per sterminare la stidda, questo fa di lui il responsabile di tutti gli omicidi. Per questo Giancarlo Giugno, Calcagno e Barberi hanno avallato l’ordine di Madonia. Omicidi feroci come i collaboratori riferiscono. Le abitudini delle vittime venivano studiate, Pepi viene ucciso davanti il circolo artigiani di Niscemi che frequentava la sera così come Vacirca venne ucciso in auto con la sorella , che era incinta, ma i killer non hanno avuto pietà. Raggiunto e colpito alla testa”.

Dopo gli omicidi di Pepi a Niscemi e di Gaetano Giordano a Gela, i commercianti pagheranno il pizzo a tappeto per vent’anni. “La nuova antimafia è quella degli ultimi dieci anni”, spiega a tal proposito Sergio Lari, “Adesso possiamo veramente dire che lo Stato sta rispondendo con la cattura di tutti i capi provinciali. Dopo Pepi e Giordano c’è voluta la fine di un’epoca, per voltare pagina”.
Nell’operazione di oggi, tra le varie dichiarazioni stratificate nel tempo, quindi vecchie collaborazioni come quella di Ciro Vara, si sono incrociate con dichiaraizoni nuove come quella di Giancarlo Giugno. “Noi utilizziamo le dichiarazioni di Giugno, con riferimento all’omicidio Pepi, c’è il contributo di Giugno che ha parlato di convergenza di interessi e di motivi che portavano alla morte di Pepi”. Come è noto Giancarlo Giugno, boss di Niscemi, è attualmente un dichiarante, non ancora con i galloni del pentito, ma la sua posizione è al vaglio, e la convergenza dlele sue dichiaraizoni con quelle dei pentiti, potrebbero portare a valutare la sua collaborazione come genuina.

Commenta su Facebook