Operazione “Mutata arma”: un laboratorio e un poligono per modificare e provare le pistole giocattolo

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“La lotta contro la mafia continua imperterrita” è quanto dichiarato dal procuratore Amedeo Bertone nella conferenza stampa di questa mattina, insieme al capo della Squadra Mobile Marzia Giustolisi, al suo vice Vincenzo Perta e al sostituto procurtore Matteo Campagnaro, per illustrare i dettagli dell’operazione “Mutata Arma” che ha portato all’arresto di dieci persone vicine al clan Rinzivillo (leggi articolo a questo link https://www.radiocl1.it/web/news/primo-piano/mafia-operazione-mutata-arma-10-persone-arrestate-dalla-squadra-mobile-caltanissetta/).  “Si tratta di una operazione che conferma l’interesse del mio ufficio e delle forze di polizia – ha continuato il procuratore Bertone – nei confronti delle attività illecite che si svolgono a Gela, nello specifico nel settore degli stupefacenti, ed è stata anche verificata la consistente attività posta in essere nella trasformazione di armi giocattolo che, trasformate attraverso l’attività di uno degli indagati, venivano poi cedute a soggetti che fanno parte dell’associazione mafiosa. Abbiamo potuto riscontrare che malgrado alcuni arresti e perquisizioni che sono state effettuate nel corso della lunga investigazione questi soggetti, una volta superato l’impasse del sequestro o dell’arresto, riprendevano a delinquere con la stessa pervicacia mostrata prima. Gela rappresenta un centro notevole del traffico di sostanze stupefacenti e ancora oggi rimane confermato che la droga proviene da altre provincie siciliane in particolare dalla zona di Ragusa. La lotta contro la mafia continua imperterrita, abbiamo entusiasmo, e la consapevolezza che più si indaga più si riesce a scoprire ciò che a primo impatto sembra non accertabile facilmente. Basta la sagacia, la volontà, e le intercettazioni telefonice, ambientali, le riprese e i filmati, insieme alle dichiarazioni dei collaboratori dei giustizia, sono un elemento decisivo per fronteggiare e combattere la mafia e le sue capacità delinquenziali che sono veramente notevoli”. I particolari della lunga indagine avviate nel luglio 2013, dopo le dichiarazioni del pentito Roberto Di Stefano, il capo dellla Squadra Mobile di Caltanissetta Marzia Giustolisi. “Questa operazione si è contraddistinta perché non solo sono stati individuati dei soggetti che agivano da pusher e corrieri nell’ambito della droga ma soprattutto perché alcuni di loro erano pronti a modificare delle armi giocattolo rendendole pronte a sparare. Nell’ambito delle indagini – ha spiegato Marzia Giustolisi – abbiamo individuato persino un poligono all’aperto che era stato allestito alla buona dai Vella dove loro andavano a provare proprio queste armi modificate. E anche stanotte durante le perquisizioni effettuate abbiamo trovato un laboratorio dove sono state rinvenute delle parti meccaniche che servono proprio a modificare le armi. Per quanto riguarda la droga è un canale da sempre battuto da Cosa Nostra gelese. Tutte le operazioni che abbiamo fatto ce lo hanno insegnato. Loro hanno coperto una grossa fetta di mercato occupandosi di cocaina, hashish e marijuana”.

 

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