Operazione Ika Rima. “A Caltanissetta la legge è troppo dura”, gli indagati nel mirino continuavano a spacciare

Il linguaggio della droga è universale e chi è coinvolto, sia esso un trafficante o un consumatore trova sempre il modo di farsi capire. Di più difficile interpretazione, invece, i dialetti utilizzati dagli appartenenti alla confraternita cultista Ika Rima di Caltanissetta, tutti nigeriani, che tra loro parlavano a volte in dialetto Pigin e altre in dialetto Agbor. Lingue che hanno messo alla prova gli investigatori che hanno anche interessato canali diplomatici per venire a capo di alcune conversazioni intercettate nell’ambito dell’operazione che ha portato in carcere 16 persone per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e per episodi di spaccio.

Dall’ordinanza di custodia cautelare emanata dal Gip Grazia Luparello salta agli occhi la modalità rituale con cui i sodali si riunivano per discutere di problemi e prospettive future, prevalentemente legati al traffico di stupefacenti. Veniva effettuato l’appello con chiamata specifica di ogni singolo soggetto presente ad opera del Chariman identificato in Agboghai Ehledu inteso Akapo; poi si scandiva un inno sull’adesione al gruppo Ika Rima ripetendo la formula come un mantra. C’era anche una quota da versare per il sostentamento di connazionali arrestati e multe per i ritardatari. I partecipanti venivano chiamati con l’appellativo “Signore”.

I Carabinieri del reparto operativo nel corso dell’indagine hanno sequestrato una sorta di libro mastro dalla copertina verde. Un colore non casuale che richiama la natura cultista dell’organizzazione che si potrebbe collocare parallelamente alle ben più note Eiye o Maphite. Ma di Ika Rima non c’è traccia in altri territori e neanche sul web. Ika Rima potrebbe essere una località della Nigeria a cui si richiamano gli associati nisseni mutuando le pratiche delle confraternite più note.

L’affiliazione di tipo cultista per la criminalità nigeriana è un dato ormai consolidato. Come conferma la relazione della Direzione investigativa antimafia al Parlamento “in seno alla criminalità organizzata nigeriana hanno grande rilievo i cosiddetti secret cults, compagini che fondano la loro forza sull’appartenenza etnica, sull’organizzazione gerarchica, sulla struttura paramilitare, nonché sui riti di affiliazione e i codici di comportamento. I cults sono sovente tra loro contrapposti, ma accomunati da connotazioni strutturali e modi agendi similari, nei confronti dei quali la Corte di Cassazione si è più volte espressa riconoscendo la tipica connotazione di mafiosità”. Nell’operazione portata a termine ieri dalla DDA di Caltanissetta non c’è la contestazione del reato di associazione mafiosa perché sebbene il vincolo associativo fosse preponderante esso era finalizzato al solo traffico di stupefacenti. Non c’è stata imposizione violenta con metodo mafioso. Il vincolo associativo veniva alimentato da riti e liturgie finalizzate all’illecito profitto. Ika Rima era anche una camera di compensazione di potenziali conflitti. “Siamo come fratelli – diceva un oratore intercettato durante una riunione – perché tutti abbiamo gli stessi obiettivi, per lavorare (spacciare, ndr.) quindi è importante non considerare il passato, ciò che è stato detto e fatto ma come possiamo andare avanti tutti, possiamo fare meglio indipendentemente dall’errore che altri possono fare”.

Il linguaggio è meno profetico quando si parla di stupefacenti da reperire tramite corrieri o da spacciare in centro storico a Caltanissetta. Soprattutto hashish e marijuana ma anche cocaina che veniva recapitata da corrieri “ovulatori” che ingeriscono gli ovuli per sfuggire ai controlli. Uno dei canali di approvvigionamento era costituito da fornitori di Napoli città dove alcuni degli indagati si recavano a volte tornando a mani vuote pur di non acquistare droga di scarsa qualità. Non erano invece a mani vuote il 12 ottobre 2019 quando i carabinieri fermarono alla stazione degli autobus di via Rochester Uwagwu Charles e Jhon Wilson in arrivo dal capoluogo campano con circa 7 chili e mezzo di hashish.

Altro canale di approvvigionamento è la città di Palermo anche se gli associati temevano che la tratta dal capoluogo isolano a Caltanissetta potesse essere più facilmente controllata dalle forze dell’ordine. A giudicare dalle somme raccolte per andare a comprare la droga a Palermo si parla di diversi chilogrammi. In un caso gli indagati mettono insieme 16 mila euro prima di recarsi a Palermo. In altri episodi invece riescono a ottenere la consegna direttamente a Caltanissetta da parte di corrieri di fiducia. Altri corrieri, possibilmente donne per destare meno sospetti, erano pronti a partire da Napoli. Ottobre 2019 è un mese frenetico per l’associazione. Il 23 dello stesso mese viene arrestato Joseph Uvwo di ritorno da Palermo con 1,22 chilogrammi di hashish. Lo stesso Uvwo il giorno prima commentava al telefono i precedenti arresti: “La legge a Caltanissetta è troppo dura” e si lamentava con un amico prendendo invece ad esempio un ragazzo che per fatti analoghi a Catania aveva ricevuto solo l’obbligo di firma. Tra novembre e dicembre del 2019 dopo i primi arresti si tengono ben cinque riunioni di Ika Rima in via Terranova, l’ultima il 15 dicembre. Tre giorni dopo i carabinieri del Nucleo investigativo operano 5 arresti per una partita di stupefacente acquistata a Sommatino. Arresti e sequestri di droga (anche un ingente quantitativo di cocaina) che proseguiranno anche nei primi mesi del 2020.

Commenta su Facebook