Omicidio Sequino a Gela, arrestati mandati e uno degli esecutori: ipotesi soldi mai restituiti

265

Identificati i mandanti e uno degli esecutori dell’omicidio di Domenico Sequino, ucciso il 17 dicembre 2015 mentre si trovava seduto sul sagrato della Chiesa Madre di Gela. I Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela, Palermo e Prato, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, nei confronti di Nicola Liardo, 45 anni, Giuseppe Liardo, 22 anni (padre e figlio), e Salvatore Raniolo 29 anni, genero di Liardo. Quel giorno due giovani, che indossavano caschi integrali, si avvicinarono a Sequino a bordo di uno scooter. Uno dei due, il passeggero, scese ed esplose diversi colpi di pistola contro il tassista che morì poco dopo. “Sequino era già stato condannato per estorsione e fatti di mafia – ha detto in conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Baldassare Daidone – ed aveva rapporti con il Clan Rinzivillo. L’ipotesi è che Sequino sia stato ucciso poiché aveva avuto in prestito da Liardo 60 mila euro mai restituiti. L’altra ipotesi è che Domenico Sequino si fosse frapposto in un caso di estorsione. Fu deciso che l’omicidio doveva essere fatto in famiglia e in maniera plateale, nella piazza piena di addobbi natalizi, dove tutti vedevano. Una dimostrazione del senso di forza che questa famiglia aveva a Gela. C’è un commento interessante in cui Liardo redarguisce il figlio dicendo che queste cose non si fanno mai alle spalle ma in faccia”.

Commenta su Facebook