Occupazioni case popolari. Situazioni diverse, a volte di estrema indigenza. Fenomeno va governato

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Una situazione di caos che riguarda tutta la Sicilia da cui Caltanissetta non è esente. Il fenomeno dell’occupazione abusiva delle case popolari dello Iacp ha tante sfaccettature, è eterogeneo e va governato, spesso caso per caso.

Perchè c’è chi occupa per necessità non appena è a conoscenza di un alloggio rimasto libero, così come ci sono numerosi nuclei familiari, anche con minori a carico e genitori disoccupati o nullatenenti, che da anni vivono occupando un alloggio popolare. Alcuni anche pagando un canone mensile allo Iacp di cui conservano ricevuta. C’è anche chi occupa una casa popolare sebbene sia economicamente in condizioni migliori di chi si trova in graduatoria ed ha un diritto, eppure rimane per anni in attesa.

A Caltanissetta gli occupanti abusivi sono circa cento, soprattutto al villaggio Santa Barbara, ma anche in via Cinnirella nel quartiere Stazzone. Le persone interessate certamente molte di più. Proprio nei confronti di due nuclei familiari di Santa Barbara e via Cinnirella sono state notificate a settembre due ordinanze di sgombero del Comune di Caltanissetta. Ordinanze che arrivano dopo una valutazione dei servizi sociali, che escludono quelle situazioni in cui non è possibile eseguire uno sgombero per motivi di ordine sociale, visto che le persone coinvolte sono nullatenenti o con figli minori a carico. Una delle due ordinanze non è stata neanche eseguita in quanto gli occupanti di via Cinnirella hanno lasciato l’abitazione spontaneamente.

Diverso è il discorso di quelle famiglie raggiunte dall’ufficiale giudiziario che ha loro notificato gli sgomberi, nel tempo quasi tutti postergati, frutto di iter giudiziari, la maggior parte dei quali al villaggio Santa Barbara. Lì dovrebbe intervenire la forza pubblica, qualora gli occupanti decidano di restare. E sono numerosi gli sgomberi che da metà novembre fino a fine anno, teoricamente, potrebbero partire. Il tavolo tecnico composto dal Comune (Ufficio tecnico, Polizia Municipale e servizi sociali sono gli uffici coinvolti), Prefettura, Questura e Iacp, sta cercando da mesi di governare un fenomeno per anni lasciato in un limbo. E’ un classico caso in cui vanno contemperate l’esigenza di legalità, il diritto alla casa, il diritto di un minore a non essere sfrattato. In una situazione paradossale a Caltanissetta dove più di trentamila immobili sono vuoti o sfitti nel solo capoluogo.

Un’operazione non facile, perchè quando arrivano le ordinanze di sgombero del Comune o le notifiche dell’Ufficiale giudiziario, monta la protesta, dove dentro c’è di tutto anche situazioni di estrema indigenza e senza alternative. L’altra faccia della medaglia sono decine e decine di famiglie (teoricamente assegnatari) che quasi quotidianamente si recano in Comune per controllare la graduatoria in cui sono inseriti e verificare se ci sono novità.

 

“La vera emergenza a Caltanissetta è quella abitativa”, ammette l’assessore alla solidarietà sociale, Carlo Campione. “La scorsa settimana ho incontrato alcuni abusivi molto arrabbiati che hanno una visione distorta della problematica. Ce l’hanno con il sindaco e l’amministrazione ed è anche giusto (dico è sempre il capro espiatorio di tutto), ma qui si tratta di intervenire con una norma regionale”. La richiesta di una norma che possa mettere ordine al caos delle case popolari in Sicilia è giunta a Palermo da più parti, anche da Caltanissetta. Nelle scorse settimane con i consiglieri comunali Salvatore Licata e Linda Talluto.

“L’unica soluzione al problema è una norma regionale che, fotografando la situazione attuale, possa sanare le situazioni delle famiglie che rientrano comunque nei parametri per avere diritto ad un alloggio popolare”, afferma il consigliere Salvatore Licata che sottolinea come “molto spesso si tratta di famiglie che abitano lì da anni ed hanno pagato il canone allo Iacp”. Una legge che sani l’occupazione “di chi è nullatenente o non ha un lavoro e in un’eventuale graduatoria avrebbe diritto alla casa popolare, sfrattando invece chi quel diritto non ce l’ha. Chi magari è un falso povero ed ha già un immobile o un lavoro”, spiega Licata.

“Gli abusivi dimenticano che così saltano tutti i principi di legalità che l’Amministrazione ha il dovere di applicare – sottolinea l’assessore Campione – Loro rivendicano che da 15 anni abitano in queste case, quasi ci fosse un usucapione. Non ha senso tutto questo. Si tratta di intervenire da un punto di vista legislativo da parte degli organi preposti, più che l’Amministrazione che dal canto suo ha fatto richieste precise: quella di riunire il tavolo tecnico e invitare, non ufficialmente, gli ufficiali giudiziari ad allentare la morsa”.

A fronte di situazioni di oggettivo disagio, negli anni si sono perpetrati anche abusi nella cessione di alloggi popolari, che in alcuni casi risulterebbero essere assegnati a soggetti residenti fuori dall’Italia oppure che non le abitano. Certo, tra questi c’è anche chi le ha lasciate a un figlio, che si trova in una condizione economica ugualmente svantaggiata.

“Qui stiamo facendo un lavoro non facile – ammette Campione – e necessariamente dobbiamo lavorare in rete con lo Iacp e la Prefettura e per questo mi sono ripromesso di convocare un tavolo tecnico e operativo con gli altri partner. Non possiamo buttare le persone fuori di casa. Si stanno studiando alternative con la Caritas e la Croce Rossa, ma ad oggi non c’è nulla, si rischia l’ordine pubblico che è una cosa molto seria. Noi ci stiamo attivando per ciò che possiamo, ma il problema va risolto alla radice”.

 

 

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