Nuove norme sull’immigrazione. Il Governo insegue la Lega e danneggia Caltanissetta e la corte d’appello

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Con un decreto legge, e quindi con i presupposti di “necessità e urgenza” il Governo Gentiloni ha dato il via alle nuove misure in tema di immigrazione e di sicurezza urbana.

Il decreto Legge approvato il 10 febbraio e pubblicato in Gazzetta nei giorni scorsi, entrerà in vigore entro i 180 giorni e nasconde insidie e penalizzazioni tanto per i diritti dei migranti quanto per i territori più interessati dal fenomeno dell’immigrazione.

Tra tutti, la più penalizzata sarà Caltanissetta, il cui Tribunale (e quindi la Corte d’Appello) viene defraudato della ultradecennale esperienza in tema di immigrazione.

Se da un lato, infatti, si inseriscono norme e procedure in astratto giudicate positivamente anche dall’associazione studi giuridici immigrazione ASGI, come la videoregistrazione del colloquio del migrante davanti la commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato politico e l’istituzione di sezioni specializzate in tema di immigrazione nei Tribunali, d’altro canto sono inserite previsioni normative che oltre a vanificare tali novità, le rendono pericolose.

Innanzitutto le sezioni specializzate in tema di immigrazione saranno istituite presso 14 tribunali e tra essi non è indicato quello di Caltanissetta. In Sicilia saranno solo a Palermo e Catania.

Questo significa che il richiedente asilo che avrà rigettata la domanda a Caltanissetta dovrà fare ricorso presso il tribunale di Palermo o di Catania. Viene eliminato il grado dell’appello. Se l’istanza viene rigettata in primo grado, il richiedente asilo dovrà esperire ricorso in Cassazione. Questo perchè la commissione per il riconoscimento dello status, presente anche a Caltanissetta, viene impropriamente equiparata ad una sorta di primo grado di giudizio, con conseguenti dubbi sulla legittimità costituzionale.

Di fatto i ministri dell’interno, Marco Minniti e della giustizia, Andrea Orlando sembrano aver scavalcato a destra le proposte della Lega nord che a più riprese ha contestato l’eccessivo dispendio di tempo e risorse nei gradi di giudizio necessari a stabilire il diritto di asilo. Garanzie costituzionali che si applicano ad un diritto riconosciuto tanto in Costituzione quanto nei trattati siglati dall’Italia con l’Europa e nelle convenzioni internazionali.

“Il decreto è il massacro al diritto alla vita di un richiedente asilo. Nonostante le convenzioni, a partire da Ginvera, in un colpo solo viene cancellato tutto”, spiega l’avvocato nisseno Giovanni Annaloro componente del direttivo nazionale dell’ASGI.

“Siamo impegnati a predisporre un emendamento per far dichiarare l’incostituzionalità del decreto legge. Non farlo passare perchè non rispetta i criteri del decreto legge (necessità e urgenza, ndr.), e laddove dovesse passare con la fiducia , eccepirne la costituzionalità”.

Alle valutazioni di carattere generale se ne aggiunge almeno una strettamente connessa all’esistenza della Corte d’Appello di Caltanissetta.

In Sicilia saranno competenti soltanto Palermo e Catania. A Caltanissetta e Messina, entrambe sedi di distretto giudiziario, non vengono previste le sezioni specializzate sull’immigrazione e tutto ciò sembrerebbe confermare che siano due sedi in predicato di chiudere.

“Sembra che si predispongano le carte per cui se si chiude, non ci sarà il problema della protezione internazionale, ambito che esiste solo se c’è la corte d’Appello, in quanto è presente l’avvocatura dello Stato”, spiega ancora Annaloro.

Con un’aggravante. Negli anni le istituzioni, la magistratura, le forze di polizia, l’ufficio immigrazione della Questura, la prefettura, l’avvocatura, hanno acquisito una profonda conoscenza del fenomeno. Un know how che rischia di essere buttato a mare, nonostante Caltanissetta rimanga sede del Centro d’accoglienza e del centro di identificazione ed espulsione (che dovrebbe poi essere convertito in centro per il rimpatrio, ndr.).

Scelte incomprensibili, dunque, se non in una logica più ampia che in nome della spending review vorrebbe chiudere numerose corti d’appello in Italia tra cui Caltanissetta.

“Pian del Lago, dopo Mineo è stato il più grande centro d’Europa, dal 1998 ad oggi, con un know how lungo. A Palermo ad esempio non esiste il Cie”, continua l’avvocato Annaloro. “In una realtà come questa tutto avrebbe consigliato di lasciare Caltanissetta come sezione specializzata. Siccome l’obiettivo è chiudere la corte d’appello, allora viene fatta saltare la protezione internazionale”.

La domanda che si sono posti gli avvocati, riuniti venerdì in assemblea a Palazzo di giustizia è stata anche questa: Molti non sanno che una grandissima percentuale del contenzioso è data dalle cause dell’immigrazione. Sia in primo grado che in corte d’Appello. Venendo meno queste cause, avrebbe senso mantenere la corte d’Appello con il 50% in meno di iscrizioni?

La nuova norma rischia anche di aumentare il numero dei clandestini, andando quindi in direzione contraria alle presupposte finalità.

Se un migrante riceve l’intimazione a lasciare il territorio, ma non ha gli strumenti giuridici per fare appello, questo significa che diventa più facilmente un clandestino in mano alla criminalità organizzata

“E’ Aberrante – conclude Annaloro – è la frustrazione del principio stesso del diritto alla vita e di un diritto dell’uomo. Per la prima volta, contro questo provvedimento, sono tutti d’accordo: avvocati, Anm, primo presidente Corte di Cassazione”.

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