Di una nuova primavera Caltanissetta è una città in attesa

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Cosa significa “una città in attesa”, il titolo dell’incontro organizzato dall’associazione Luigi Sturzo di Caltanissetta? Innanzitutto in attesa di risposte, “di una primavera”.

E’ per questo motivo che l’associazione presieduta da Stefano Vitello, ha invitato venerdì pomeriggio al centro culturale Michele Abbate i quattro sindaci degli ultimi venti anni di storia della città, compreso quello attualmente in carica.

IMG_4578Assente il sindaco Giuseppe Mancuso a causa dell’influenza, erano presenti i sindaci Salvatore Messana del centrosinistra ed il suo successore Michele Campisi del centrodestra. Con un po’ di ritardo, per motivi istituzionali, si è unito al dibattito moderato da Mario Barresi de La Sicilia, anche il sindaco Giovanni Ruvolo.

In attesa di risposte, si diceva. “L’obiettivo è quello di fare una riflessione, che sia di critica e di autocritica, per valutare positività e negatività della città, proiettandoci con coraggio verso una primavera che possa avere sbocchi positivi”, spiega il medico oncologo che guida l’associazione sturziana di cui fanno parte, tra gli altri, Fabio Venezia, Filippo Maritato, Davide Chiarenza, Carlo Campione, Salvatore Licata, lo stesso Messana, Francesco Rosario Averna, Filippo Maritato, Rosalba Catanzaro, Angelo Baglio, Antonio Capodici, Calogero Messana, Calogero Porrovecchio.

Tra gli argomenti più discussi l’università, il sistema sanitario, la crisi industriale, le politiche del territorio e l’edilizia.

“Un esercito di millecinquecento disoccupati”. Questa la sintesi dei risultati conseguiti dal corso di laurea in relazioni pubbliche secondo l’ex sindaco Campisi che ha puntato l’indice sull’idea che il terziario, illusoriamente negli anni del primo boom del consorzio universitario nisseno, avrebbe dovuto accogliere i giovani formatisi in materie di ambito pubblico e politico sociale a Caltanissetta.IMG_4580

Campisi ha anche rivendicato le proprie scelte in tema di urbanistica e lavori pubblici, ricordando l’avvio e la conclusione dei lavori per il parcheggio di via Medaglie d’Oro e l’avvio del progetto pilota alla Provvidenza, sottolineando anche le difficoltà che incontrano gli amministratori quando si trovano a dover tramutare investimenti in gare pubbliche e scelte politiche. Come quella di affidare in project financing il progetto per la realizzazione di un parcheggio in via Kennedy. “Purtroppo non me la sentii di affidare il progetto, ma era un’ottima iniziativa”, ha spiegato Campisi.

In tema di attività imprenditoriali l’ex sindaco Salvatore Messana ha ricordato in modo critico alcune scelte politiche operate a Caltanissetta per gli insediamenti produttivi nella nuova area industriale di contrada Grottadacqua. “C’era il progetto di un cementificio che avrebbe assunto 200 persone, peraltro in vista dei lavori del raddoppio della strada statale 640. Si disse che quel progetto avrebbe snaturato la vocazione di quell’area industriale. Si vede che il cemento in Sicilia doveva venderlo soltanto Italcementi”, ha detto Messana, svelando quindi un contrasto con il suo ex partito, il PD, che a quel tempo sostenne la decisione dell’Asi di revocare i lotti alla Sacci Spa.

In tema di aree commerciali, Messana ha ricordato come la proliferazione dei centri commerciali non dipenda dai Comuni. Il comune ha un ruolo autorizzatorio meramente procedurale, sul merito decide la Regione Siciliana.

Si è arrivati così al dibattito sul centro storico e sulla chiusura al traffico veicolare. Argomento che in realtà è stato toccato in tutte le fasi del dibattito, poi concluso con interventi molto duri e polemici dei commercianti, in particolare Claudio Palazzolo di Confesercenti (“Le attività commerciali stanno morendo e il sindaco non ha fatto niente”).

“Argomento tra i più vivaci. Bisogna mettere insieme energie, necessità, ragioni per raggiungere con intelligenza una soluzione condivisa, nel rispetto delle progettualità e delle necessità dei singoli, perchè un centro storico vivace è ossigeno per la città”, secondo il presidente dell’associazione Stefano Vitello.

Messana e Campisi hanno raccontato ciò che i nisseni già sanno. Messana la decisione di chiudere al traffico nei fine settimana ed in occasione di eventi. Campisi la sua esperienza di chiusura al transito veicolare nei giorni immediatamente successivi alla conclusione del primo lotto di lavori della Grande piazza in corso Umberto. Un esperimento che durò pochi giorni: “Contai le persone una per una, era un sabato e non arrivavano a cinquanta e decisi di riaprire al transito”. In realtà anche allora il sindaco dovette fare i conti con le pressioni dei commercianti che spingevano per aprire subito dopo il collaudo dell’opera. E così avvenne.

Fino ad arrivare alla realizzazione dell’Isola pedonale in corso Umberto ed alla Ztl in corso Vittorio decise dal sindaco attuale Giovanni Ruvolo. Che dal canto suo ha ricordato gli incentivi alle attività in centro (oneri di urbanizzazione per chi ristruttura, contributi in conto affitto a chi investe, abbattimento della Tasi…), rimanendo fermo sulle proprie posizioni.

Ognuno, insomma, ha fatto il proprio racconto, senza che nell’immediato si sia trovata una linea mediana o una possibilità di contaminazione.

Dibattito moderato, politicamente corretto che ha lasciato intatte divergenze politiche significative.

Se Campisi ha denunciato l’impoverimento della sanità nissena a cui sono stati tolti importanti medici primari “per andare a Palermo in reparti che neanche esistevano ancora”, Ruvolo ha ricordato che al Cefpas c’è l’unico campus universitario di medicina nel sud Italia.

A chi a fatto notare che il governo regionale in carica ha fatto del Cefpas l’unico ente formativo del sistema sanitario per legge, Campisi ha ribattuto che il Cefpas vive grazie alla norma fatta inserire dall’allora assessore alla sanità, Pagano, che riserva lo 0,50% del bilancio della sanità siciliana alla formazione.

Tutti d’accordo a dire che Caltanissetta si è estesa troppo, che vi sono almeno 30 mila case vuote. Ma poco si è detto delle responsabilità politiche di chi ha consentito questo. Responsabilità che vanno individuate tanto nel presente che nel passato, altrimenti sarà impossibile non ripetere gli stessi errori. E in tal senso uno strumento indispensabile e urgente è il nuovo piano regolatore generale.

Fuori dal centro Michele Abbate va in scena uno scambio di opinioni fuori dal copione tra la presidente del comitato di quartiere Provvidenza, Carmen Frau, e il presidente di Italia Nostra Sicilia, Leandro Janni. Probabilmente nessuno dei due conosce il ruolo dell’altro in quel momento. La signora, che nel quartiere ci abita, dice: “La Provvidenza sarebbe meglio ricostruirla tutta nuova”. Una smorfia contrae il volto di Janni, che è stato tra i più acerrimi nemici del progetto pilota della Provvidenza, ritenuto troppo invasivo.

Ma al di là delle reciproche e legittime posizioni, il cantiere della Provvidenza rimane ancora lì, con l’amianto da smaltire ed i lavori di là da venire.

La nota di precisazione di Leandro Janni, presidente regionale di Italia Nostra

Gentile Alberto Sardo, gentile redazione di Radio Cl1,

con riferimento all’’articolo intitolato “”Di una nuova primavera Caltanissetta è una città in attesa””, mi auguro vivamente che pubblichiate questo mio commento riguardo alla “questione Provvidenza” – considerato anche il fatto che avete sintetizzato la vicenda in modo improprio. 
Ad ogni modo ci tengo a precisare che il cosiddetto “progetto pilota” relativo a due isolati del quartiere Provvidenza si è bloccato da solo. O meglio, si è bloccato per gravi errori della ditta esecutrice e per incapacità della direzione dei lavori. Questi sono i fatti. Che poi il progetto fosse del tutto sballato dal punto di vista architettonico, probabilmente è un discorso che è meglio non affrontare in questa sede.

Un saluto cordiale, Leandro Janni

La nostra precisazione a margine

Lieto di ricevere e pubblicare la nota di precisazione gentilmente inviata in redazione da Leandro Janni. Perché in effetti l’incontro a margine del convegno tenutosi al Centro Abbate era stato sintetizzato in modo incompleto nell’articolo. Alla frase della signora Frau (presidente del comitato di quartiere Provvidenza) che, lamentando il crescente rischio crolli nel quartiere, aveva detto “La Provvidenza si dovrebbe ricostruire tutta nuova”,  la risposta del presidente di Italia Nostra era stata sarcastica: “Signora non si preoccupi, c’è da aspettare soltanto dieci anni”, in riferimento al fatto che entro quella data per davvero rischia di crollare tutto, se il quartiere non verrà messo in sicurezza. Detto questo, nel definire Leandro Janni “acerrimo nemico” del progetto pilota, non intendevamo esacerbare un dibattito che peraltro si svolge in altre titolate sedi, ma riconnetterci, con un termine forse eccessivo, all’azione di Italia Nostra e di altre associazioni e professionisti nella vicenda del progetto pilota.

Alberto Sardo

 

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