Non solo quello del traffico. Janni (Italia Nostra): “In città mancano i piani e quindi la programmazione”

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Leandro Janni
Leandro Janni

“Tanti sogni vivono dentro, percorrono (ancora) questa città. E d’altronde è una città, Caltanissetta, abitata da sessantamila anime vive. Di certo, in questa città, nell’anno 2017 dopo Cristo, non ci sono “piani”. Manca il (nuovo) Piano regolatore generale, manca un Piano per il centro storico, manca un Piano per il verde cittadino (aiuole, parchi e giardini), e adesso abbiamo scoperto che manca persino il “PUT” – Piano urbano del traffico (l’assessore e l’ufficio competente comunque ci sono)”.

Così Leandro Janni, presidente regionale di Italia Nostra Sicilia interviene sulla recente denuncia della Confesercenti provinciale che ha segnalato come la Ztl sia stata varata in assenza di un piano traffico.

“In effetti, da un paio d’anni esiste (nientemeno!) un Piano paesaggistico, ma è come se non ci fosse. E il cosiddetto “Piano strategico”, che fine ha fatto? E il Piano urbano del commercio? E un Piano di area vasta per la Sicilia centrale? Insomma: mancano i piani e ovviamente, inevitabilmente, inesorabilmente manca una autentica, fondamentale “programmazione”. Della città e del suo territorio”, afferma Janni.

“Non si tratta certo di sciocchezze, di bazzecole. Di nissene elucubrazioni filosofiche. Affatto. Si tratta di cultura urbana e territoriale, di economia, di sociologia, di antropologia. Si tratta di cultura politica e istituzionale. E i risultati si vedono: malgrado diversi e ripetuti tentativi di suggestiva “narrazione” politico-amministrativa, tutto è incerto, indefinito, debole. Confuso. Prevale un senso di precarietà; di mancanza di prospettiva. Ad ogni modo, di “progetti” ancora se ne fanno: prima erano progetti di edilizia o di urbanistica, adesso sono progetti di “architettura moderna e contemporanea”. Però, anche qui i risultati sono piuttosto deludenti. Se non scoraggianti. E i costi pubblici sono rilevantissimi”.

“Insomma – conclude Janni – i sogni ci sono e vanno benissimo, ma poi devono diventare progetti e i progetti devono necessariamente conformarsi ad un piano, ad una strategia. Ad una visione di città. Di territorio. Secondo una visione organica, “olistica” – direi. E, tutto questo, deve essere compreso, assimilato e condiviso dai cittadini. Tutti insomma devono concorrere, ciascuno secondo il proprio ruolo e le proprie possibilità, alla edificazione di questo grande “piano-progetto” collettivo che si chiama sviluppo, progresso. Che si chiama “futuro”. E d’altronde, cos’è il futuro? Il futuro è ciò che verrà e sarà ciò che noi saremo in questo processo”

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