Non simularono l’incidente mortale per riscuotere l’assicurazione. Assolti in appello due cognati

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Quella caduta fatale dalla scala in cui il padre perse la vita fu effettivamente causata dall’auto del cognato che nel fare manovra fece perdere l’equilibrio all’anziano che poi morì in ospedale. Non si trattò di una versione concordata per riscuotere l’indennizzo dell’assicurazione.

La Corte d’appello di Caltanissetta ha assolto Giacomo Mulè e Vincenzo Napolitano, tra di loro cognati, dall’accusa di simulazione di reato che in primo grado gli era valsa una condanna a due anni e sei mesi. La Corte ha riformulato la sentenza di primo grado accogliendo le richieste degli avvocati Massimiliano Bellini difensore di Mulè e Monia Giambarresi legale di fiducia di Napolitano.

Per l’accusa i due cognati avevano trasformato un episodio accidentale in un incidente d’auto. Erano accusati di aver simulato l’incidente quale causa del decesso del padre di Mulè (nonché suocero di Napolitano) quando invece si sarebbe trattato di una caduta accidentale da una scala durante dei lavori in campagna. Il fatto è accaduto nel 2012. La vittima denunciò il cognato come responsabile di omicidio colposo e solo in un secondo momento lo stesso Napolitano ha ammesso di aver provocato l’incidente con la propria auto. Nel corso del procedimento ha spiegato il motivo per cui non l’ha fatto subito: il suocero dopo la caduta si rialzò in piedi e sembrava stare bene. Un ritardo considerato sospetto dagli investigatori che hanno archiviato il procedimento per omicidio colposo iscrivendo i due cognati nel registro degli indagati per simulazione di reato fino ad arrivare alla condanna di primo grado. Oggi però è arrivata l’assoluzione nel secondo grado di giudizio. Un pronunciamento che spazza via i sospetti. La morte dell’uomo fu veramente causata dall’auto; non si trattò di una caduta accidentale.

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