“Non si finisce mai di fare politica”. Intervista a Boris Pastorello

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A seguito delle dimissioni da coordinatore del Polo Civico, abbiamo intervistato l’avvocato Boris Pastorello sulla situazione politica del comune di Caltanissetta e sui motivi della sua scelta.

Le recenti dimissioni da coordinatore del Polo Civico sono un segno di resa dinanzi ad una politica non più riformabile?

No, arrendersi di fronte all’evidente tentativo di una certa politica che non vuole “cambiare” non rientra nelle mie corde. Semmai è un segnale per far intendere a chi predica bene, ma razzola male che è arrivato il momento di dare un’accelerata ai momenti di “partecipazione” aprendo, davvero, ai cittadini. È inammissibile che, a due anni dall’approvazione in Giunta (quella cosiddetta tecnica della quale facevo parte, anche, io) non sia ancora arrivato in Consiglio Comunale il regolamento sulla partecipazione. Uscire ufficialmente dal Polo Civico mi rende libero di dire la mia e poter servire (spero) da pungolo senza se e senza ma. Essere libero è questo: potere esprimere le proprie idee senza il rischio di essere frainteso.

La proposta del Polo Civico può avere un futuro al di là della sindacatura di Giovanni Ruvolo?

Assolutamente sì, il Polo Civico prescinde dai singoli. Il Polo Civico è un meraviglioso volano di libertà ed idee con in mente un progetto ambizioso: rendere protagonisti i cittadini, senza proclami ma con i fatti e, soprattutto, con i metodi. Il Polo Civico lavora per il presente (facendo tesoro degli errori del passato) e, principalmente, per il futuro. Per realizzare ciò e diventare un metodo dovrà poter operare prescindendo dal singolo individuo, sia esso Giovanni Ruvolo o Boris Pastorello.

Due anni da assessore al comune di Caltanissetta. Com’è la politica vissuta da amministratore?

Premetto che è stata un’esperienza unica che mi ha fortemente segnato tanto positivamente quanto negativamente. Essere amministratore della propria città è stato un onore. Chi mi conosce sa che non sono entrato nella macchina amministrativa per fare politica, ma per porre le base per realizzare ed attuare il metodo del Polo Civico. Il primo Regolamento, infatti, che ho proposto in Giunta è stato, proprio, il Regolamento della Partecipazione, frutto di un lavoro condiviso. A distanza di oltre due anni, però, giace in una delle Commissioni Consiliari in attesa di essere portato in Consiglio, sede naturale nella quale lo stesso deve essere migliorato e, soprattutto, approvato. Quel momento segnerà la storia del metodo nuovo di amministrare la Città; segnerà l’inizio di quel percorso che porterà il cittadino a diventare protagonista nell’ amministrazione della propria città. Devo ammettere che la vita da amministratore mi ha consentito di imparare che è molto facile criticare dall’esterno poiché tutto sembra facile … Dall’interno, purtroppo, ogni singola e (anche stupida) cosa, diventa difficile.

Per Dossetti la politica è un servizio a tempo da realizzare nell’ottica dell’essere spremuti come i limoni per poi, una volta consumati, farsi da parte per essere gettati via. Condividi il suo pensiero?

Beh, a me i due anni e due mesi da Assessore mi hanno, davvero, spremuto come un limone e, confesso, sono velocemente volati. Ma non per questo mi sento “gettato via”, nonostante lo stile utilizzato per “revocare” me ed i cari amici assessori “tecnici” del momento. Un dato è certo, però, quando si hanno idee e, soprattutto, si è liberi non si finisce mai di fare politica. Io non intendo uscire dalla politica, se per politica si intende “lavorare per migliorare la propria società” attraverso il suggerimento di idee, la critica costruttiva, la condivisione di opinioni e metodi. Credo che in questo momento, accanto ai leoni da tastiera esistano tante persone libere che amano la propria terra, la propria città, la propria comunità, pronte a collaborare per la crescita del proprio territorio, anche senza la necessità di rivestire ufficialmente ruoli di governo.

Da coordinatore del Polo Civico, all’indomani del rimpasto hai assunto – insieme a Cavaleri e alla Castiglione – un atteggiamento di critica nei confronti del nuovo assetto amministrativo a maggiore trazione partitica. Perché?

L’azzeramento della Giunta comunale, prima volta nella storia politica nissena, aveva (almeno così qualcuno ha detto) un obiettivo: il rilancio dell’attività politica a vantaggio della città. Parafrasando il tutto: i tecnici (anche io ero considerato tale nonostante avessi presentato una lista che prese più di 2000 preferenze e portando all’elezione di ben due consiglieri comunali, risultando – io – il primo dei non eletti con un importante numero di preferenze) non avevano la forza politica per aggregare il Consiglio Comunale. In sostanza fino a quel giorno la Giunta aveva una maggioranza in Consiglio con non meno di sedici consiglieri comunali, dall’agosto, giorno dell’insediamento della Giunta Politica, la maggioranza scende verticalmente a soli 13 consiglieri comunali. Beh, questo è uno degli esempi che attestano una falla nella scelta operata. Ma v’è di più: a distanza di otto mesi non si registrano segnali di fumo che possano far pensare ad un rilancio dell’attività politica nell’alveo di cambiamento voluto dagli elettori. Spero, però, da cittadino che il tempo possa farmi ricredere.

Dall’abbraccio trionfante post voto andato in scena nei pressi di Palazzo del Carmine alla spaccatura totale. Come mai in poco più di due anni la distanza in termini di linea politica da Giovanni Ruvolo è divenuta incolmabile?

Personalmente sono innamorato del metodo che il Polo Civico intende attuare. La partecipazione non è solo una bella parola della quale ci riempiamo la bocca, ma è un metodo che va attuato. Chi ha l’onore di ricoprire un ruolo istituzionale nel nome della partecipazione deve essere l’esempio ed il testimone. L’obiettivo della Alleanza per la città era quello di fare avvicinare a noi (Polo Civico) i partiti tradizionali … qualcuno, dimenticando chi siamo e da dove veniamo e, soprattutto, perché nel 2014 la città di Caltanissetta ha voluto cambiare rotta, sta operando in autonomia, provando ad usare il Polo Civico come la propria foglia di fico, facendo prevalere i vecchi metodi partitici sullo stile nuovo che vogliamo imprimere in ogni singolo atto dell’amministrazione attiva. Spero che l’evidenza di questi otto mesi, innanzitutto la litigiosità evidente e alcuni deragliamenti forse evitati, lo induca a riflettere, guardando di più fuori dal palazzo, piuttosto che facendosi ingabbiare da dinamiche ed equilibrismi a cui i cittadini guardano con disillusione e diffidenza.

Intervista a cura di Rocco Gumina

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